Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>36</b> Eventi da me promossi
<b>178</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>146</b> Impegni in Italia
<b>56 </B> Missioni e incontri internazionali
Pensieri & parole
Che ruolo può e deve giocare nei prossimi anni l’Italia in Europa? Una parte della competizione del 4 marzo si giocherà su questo interrogativo. La scena politica italiana è sempre più affollata di sviluppo sostenibile, la lotta alle diseguaglianze e formazioni che non perdono occasione per attribuire all’Europa le colpe di tutti i nostri problemi, piccoli o grandi che siano. Così la Lega, che con Salvini da partito autonomista del Nord si è sempre più avvicinato alle posizioni “sovraniste” e nazionaliste della destra estrema in Europa, evoca i dazi, senza domandarsi neppure per un istante cosa succederebbe alla seconda economia manifatturiera del continente, e l’uscita dalla moneta unica, senza riflettere neppure per un istante su ciò che accadrebbe al debito pubblico italiano contratto in euro. Così Fratelli d’Italia rispolvera tutto il vecchio armamentario della destra nazionalista, cercando di competere con gli stessi alleati sui temi caldi dell’immigrazione, anche qui dimenticandosi che sono proprio i partiti a loro più vicini in Europa ad aver sin qui contrastato in ogni modo le proposte della Commissione Ue e del governo italiano per una gestione solidale dei flussi migratori. Con questi compagni di strada quanto può essere credibile l’europeismo di Berlusconi che ripete ogni giorno di essere parte del PPE e addirittura ipotizza l’impegno di Tajani nel governo futuro del nostro Paese?

Il M5S si mostra ancora più improbabile. Le giravolte di Di Maio sul referendum sull’appartenenza all’euro fanno il paio con una linea oscillante che abbiamo visto in questi anni su tutti i principali temi di politica estera ed europea, linea non casualmente apprezzata dalle parti del Cremlino…

Infine le posizioni di LeU – o almeno di alcuni suoi esponenti – che estremizzando la critica alle politiche di austerità, pur comprensibili, finiscono per sostenere idee molto simili a quelle della destra sovranista.

Assai diversa e chiara la posizione del centrosinistra e del Partito Democratico. Per noi oggi difendere gli interessi nazionali significa difendere l’Europa, spingere per politiche comuni sempre più coraggiose sul piano economico e sociale. Abbandonare le politiche dell’austerità – tema a noi molto caro e sul quale in questi anni di crisi abbiamo fatto pesare la voce dell’Italia, ottenendo margini di flessibilità finanziaria prima impensabili – non significa disinteressarsi degli equilibri di bilancio e dei conti pubblici. Significa piuttosto aumentare le risorse del bilancio comunitario e realizzare su scala europea progetti ambiziosi sulle infrastrutture, gli investimenti, la ricerca, il lavoro, la formazione, lo sviluppo sostenibile, la lotta alle diseguaglianze e alla povertà. Significa costruire politiche comuni per tutelare le nostre imprese nella competizione globale con i paesi emergenti, e significa – come sta giustamente facendo il ministro Calenda – pretendere attenzione sulla crisi di Embraco e sulle contraddizioni che si aprono per processi di delocalizzazione all’interno dell’Unione.  [segue...]

Stasera la Camera ha approvato il disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge n. 8, recante nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dai terremoti del 2016 e del 2017. A nome del Partito Democratico ho fatto la dichiarazione di voto favorevole. Oggi dedico l’editoriale della mia newsletter a questo tema. Ecco la sbobinatura del mio intervento

 

Signora Presidente. Colleghi, rappresentanti del Governo, consentitemi una considerazione prima di entrare nel merito del decreto: siamo alle prese con una situazione di eccezionale gravità. Io vorrei che noi avessimo tutti la stessa consapevolezza, siamo di fronte ad una dimensione straordinaria, sia sotto il profilo quantitativo, che sotto il profilo qualitativo: quattro regioni, 140 comuni, un’area molto vasta coinvolta da questa calamità naturale e delle aree interne che già prima del sisma avevano problemi di spopolamento e di difficoltà. Pensiamo al numero delle scosse: 59.000 scosse di cui nove pari o superiori al quinto grado. Pensiamo alla dinamica dei sopralluoghi 142 mila, alla durata da agosto e ancora in corso…Pensiamo al sovrapporsi di diverse calamità naturali: il terremoto, ma anche un’eccezionale ondata di maltempo, pensiamo alle migliaia e migliaia di persone che sono state e sono assistite ancora oggi dalla Protezione civile e dal commissario. Non c’è nessuno senza un tetto sopra la testa in questo momento: non c’è n’è nessuno in nessuna delle quattro regioni colpite dal terremoto.

Perché richiamo all’attenzione nostra, di tutti noi questa dimensione straordinaria del problema che abbiamo davanti? Perché questo non è il primo provvedimento e non sarà l’ultimo, cari colleghi, non potrà mai essere l’ultimo perché siamo di fronte ad un problema gigantesco con il quale dovremo fare i conti noi e chi tornerà in queste aule nella prossima legislatura. Perché il problema è molto grande, è molto serio, e ci sono migliaia di famiglie, migliaia di imprese, molti, moltissimi soggetti che sono coinvolti.

Non siamo stati fermi però e non siamo fermi. Ha lavorato la Protezione civile, ha lavorato il commissario, hanno lavorato i 140 sindaci coinvolti, hanno lavorato le regioni, ha lavorato il Parlamento, ha lavorato il Governo.

Se vogliamo guardare alle risorse con questo decreto-legge aggiungiamo poco (53 milioni di risorse aggiuntive) ma intanto con il primo decreto tra minori entrate, cioè tasse che non vengono pagate e maggiori spese abbiamo stanziato 922 milioni di euro; con la legge di bilancio per 2017 abbiamo messo 7 miliardi e 100 milioni di euro; con il decreto-legge n. 244 del 2016 abbiamo messo altri 32 milioni di euro; con cinque delibere del Consiglio dei ministri abbiamo messo altri 230 milioni di euro. Non sono pochi: non basteranno ma non sono affatto pochi. Perché dovete dire cose non vere ai cittadini? Lo dico a voi dei 5S, i cittadini non hanno bisogno di essere spaventati, hanno bisogno di soluzioni concrete. Le risorse ci sono: dobbiamo usarle bene e dobbiamo usarle nei tempi previsti, ma ne serviranno altri e serviranno altre norme perché scopriremo altri problemi strada facendo. Chiunque ha fatto l’amministratore perfino di un condominio, figuriamoci di un comune, sa che i problemi si scoprono camminando, si scoprono facendo le cose, non leggendo i blog, si scoprono andando per le strade e cercando di trovare momento per momento le soluzioni migliori. [segue...]

Marina Sereni, 2009-2015