Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>36</b> Eventi da me promossi
<b>178</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>146</b> Impegni in Italia
<b>56 </B> Missioni e incontri internazionali
Pensieri & parole
Con le dimissioni di Matteo Renzi e la riunione della direzione nazionale di ieri per il Pd si apre una fase nuova. Una discussione seria, complicata ma non aspra, al termine della quale abbiamo affidato a Maurizio Martina, sulla base di una relazione sui risultati elettorali ripresa e condivisa da tutti , il compito di guidare il Pd fino all’Assemblea nazionale che sceglierà tempi e modalità per l’elezione del nuovo segretario. L’ordine del giorno votato a larghissima maggioranza, con sole sette astensioni,  indica la volontà di tutti di non cercare facili capri espiatori né impossibili scorciatoie e sottolinea la gravità del passaggio. La sconfitta elettorale è stata davvero di una portata straordinaria e non possiamo cercare alibi autoconsolatori. I numeri sono impietosi, vanno guardati in tutta la loro gravità. La responsabilità è di tutto il gruppo dirigente ed è proprio per questo che occorre un’analisi critica e autocritica. Il risultato del Lazio ci dice anche che la disfatta non è irreversibile ma, poiché siamo in presenza di una sconfitta profonda – sociale e culturale prima ancora che politica – sarebbe un errore andare alla ricerca di immediate rivincite.

C’è un’ondata di destra e antisistema che non riguarda soltanto il nostro Paese, ma noi abbiamo commesso errori politici gravi, soggettivi.  Nella discussione di ieri ne ho voluto sottolineare due che considero cruciali. Il primo riguarda la nostra difficoltà, incapacità a volte, di parlare alla vita reale dei ceti più deboli e meno garantiti. Ancora ieri la Banca d’Italia ha pubblicato la sua consueta ricerca sulle famiglie (che trovate qui)  dalla quale si conferma che – nonostante il miglioramento relativo degli indicatori economici e dell’occupazione – ci sono ancora profonde diseguaglianze e tantissime persone, in particolare tra i giovani, che vivono in condizioni di precarietà e insicurezza. Abbiamo messo in campo riforme e strumenti importanti – che io rivendico – pensati per migliorare questa situazione ma i loro effetti non sono ancora sufficientemente incisivi e la nostra “narrazione” ci ha fatto apparire come più attenti alle aree sociali più garantite e dinamiche. D’altra parte, quando ancora la crisi non era alle nostre spalle, abbiamo scelto di centrare la nostra attenzione sulla necessità di riformare le istituzioni. Lo dico autocriticamente perché, condividendo i tratti essenziali della riforma costituzionale, anche io ho sottovalutato allora quanto quella priorità ci portasse distanti dal sentimento e dalla vita reale di una buona parte degli italiani. Ecco perché ritengo che oggi la nostra ripartenza debba cominciare da qui, dai temi sociali: lavoro, povertà, sicurezza, immigrazione. Lo possiamo e dobbiamo fare nelle nostre comunità locali, cercando di capire i problemi e i disagi e cercando di costruire insieme dei progetti che facciano sentire le persone meno sole.

 

Il secondo nodo – collegato a questo – credo sia quello della nostra organizzazione sul territorio. Per anni abbiamo scritto documenti, fatto seminari e gruppi di lavoro sulla “forma partito” ma non abbiamo poi tratto davvero le conseguenze di questo dibattito. [segue...]

Marina Sereni, 2009-2015