Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>36</b> Eventi da me promossi
<b>176</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>145</b> Impegni in Italia
<b>56 </B> Missioni e incontri internazionali
Pensieri & parole
Ascoltando la radio questa mattina sono rimasta colpita - non positivamente - da un intervento di Bersani il quale polemicamente chiedeva a Gentiloni "Ma se l'economia cresce perché così tanta gente è arrabbiata?". Mi è tornata alla mente una discussione che feci agli inizi della campagna elettorale del 2013 con Miguel Gotor, al tempo come oggi molto vicino all'allora segretario del PD. Avvertendo un sentimento di grande insofferenza e di protesta intorno a noi mi permettevo di suggerire un discorso del PD, e di Bersani come candidato premier, che potesse prospettare agli elettori una politica economica e sociale più espansiva: meno rigore e sacrifici, più lavoro e più protezione sociale per le fasce deboli. Mi sentii rispondere che non si potevano fare promesse che una volta a Palazzo Chigi non avremmo potuto mantenere. Non c'è bisogno di raccontare come andò a finire...

Parto da qui perché penso che sia molto alto il rischio di una campagna elettorale surreale, nella quale una parte della sinistra, colta da amnesia, riscrive in modo totalmente falsato la storia di questi anni. Tra il 2011 e il 2013 il PD si fece carico di approvare misure socialmente dure e impopolari - alcune delle quali poi parzialmente alleggerite per nostra iniziativa - ritenendole indispensabili per salvare il Paese dal rischio default. Non mi interessa discutere qui se fu una scelta giusta o sbagliata, sicuramente fu dettata dall'emergenza in cui eravamo (anche per le gravi responsabilità del governo Berlusconi) e da un profondo senso di responsabilità verso il Paese.

Il punto però è un altro. Non è forse vero che dal 2013 in poi abbiamo modificato sensibilmente la direzione di marcia dando via via sempre maggiore centralità alle politiche per la crescita e gli investimenti, per il lavoro e per ridurre le disuguaglianze? I numeri di oggi non sono solo dati statistici, sono persone che hanno trovato o ritrovato un lavoro, sono aziende che hanno ripreso a produrre e a vendere, sono investimenti pubblici e privati che stanno ricominciando. Fatti concreti,  frutto di scelte politiche fortemente volute dai Governi Renzi e Gentiloni e sostanzialmente condivise dagli ex Pd che hanno lasciato il partito con Bersani.   Ciò significa non vedere i problemi che restano aperti e che richiedono una proposta per il futuro? Assolutamente no. Abbiamo di fronte opportunità ancora da cogliere, progetti da realizzare e contraddizioni da superare.   Opportunità da cogliere, perché il mondo è in movimento, le imprese italiane capaci di competere nel mercato globale sono ancora troppo poche, c'è una domanda di Italia cui possiamo corrispondere se rafforziamo il nostro apparato produttivo e modernizziamo seriamente il nostro sistema pubblico mettendo al primo posto l'efficienza e l'innovazione. Industria 4.0, il boom dell'export e le numerose esperienze eccezionalmente positive nel campo della valorizzazione delle nostre risorse culturali e turistiche sono solo un esempio di quanto spazio possiamo avere se investiamo sulla qualità, sulla creatività, sul saper fare del nostro Paese. [segue...]

Stasera la Camera ha approvato il disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge n. 8, recante nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dai terremoti del 2016 e del 2017. A nome del Partito Democratico ho fatto la dichiarazione di voto favorevole. Oggi dedico l’editoriale della mia newsletter a questo tema. Ecco la sbobinatura del mio intervento

 

Signora Presidente. Colleghi, rappresentanti del Governo, consentitemi una considerazione prima di entrare nel merito del decreto: siamo alle prese con una situazione di eccezionale gravità. Io vorrei che noi avessimo tutti la stessa consapevolezza, siamo di fronte ad una dimensione straordinaria, sia sotto il profilo quantitativo, che sotto il profilo qualitativo: quattro regioni, 140 comuni, un’area molto vasta coinvolta da questa calamità naturale e delle aree interne che già prima del sisma avevano problemi di spopolamento e di difficoltà. Pensiamo al numero delle scosse: 59.000 scosse di cui nove pari o superiori al quinto grado. Pensiamo alla dinamica dei sopralluoghi 142 mila, alla durata da agosto e ancora in corso…Pensiamo al sovrapporsi di diverse calamità naturali: il terremoto, ma anche un’eccezionale ondata di maltempo, pensiamo alle migliaia e migliaia di persone che sono state e sono assistite ancora oggi dalla Protezione civile e dal commissario. Non c’è nessuno senza un tetto sopra la testa in questo momento: non c’è n’è nessuno in nessuna delle quattro regioni colpite dal terremoto.

Perché richiamo all’attenzione nostra, di tutti noi questa dimensione straordinaria del problema che abbiamo davanti? Perché questo non è il primo provvedimento e non sarà l’ultimo, cari colleghi, non potrà mai essere l’ultimo perché siamo di fronte ad un problema gigantesco con il quale dovremo fare i conti noi e chi tornerà in queste aule nella prossima legislatura. Perché il problema è molto grande, è molto serio, e ci sono migliaia di famiglie, migliaia di imprese, molti, moltissimi soggetti che sono coinvolti.

Non siamo stati fermi però e non siamo fermi. Ha lavorato la Protezione civile, ha lavorato il commissario, hanno lavorato i 140 sindaci coinvolti, hanno lavorato le regioni, ha lavorato il Parlamento, ha lavorato il Governo.

Se vogliamo guardare alle risorse con questo decreto-legge aggiungiamo poco (53 milioni di risorse aggiuntive) ma intanto con il primo decreto tra minori entrate, cioè tasse che non vengono pagate e maggiori spese abbiamo stanziato 922 milioni di euro; con la legge di bilancio per 2017 abbiamo messo 7 miliardi e 100 milioni di euro; con il decreto-legge n. 244 del 2016 abbiamo messo altri 32 milioni di euro; con cinque delibere del Consiglio dei ministri abbiamo messo altri 230 milioni di euro. Non sono pochi: non basteranno ma non sono affatto pochi. Perché dovete dire cose non vere ai cittadini? Lo dico a voi dei 5S, i cittadini non hanno bisogno di essere spaventati, hanno bisogno di soluzioni concrete. Le risorse ci sono: dobbiamo usarle bene e dobbiamo usarle nei tempi previsti, ma ne serviranno altri e serviranno altre norme perché scopriremo altri problemi strada facendo. Chiunque ha fatto l’amministratore perfino di un condominio, figuriamoci di un comune, sa che i problemi si scoprono camminando, si scoprono facendo le cose, non leggendo i blog, si scoprono andando per le strade e cercando di trovare momento per momento le soluzioni migliori. [segue...]

Marina Sereni, 2009-2015