Marina Sereni
Marina Sereni
<b>941</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>34</b> Eventi da me promossi
<b>142</b> Interventi a Montecitorio
<b>128</b> Impegni in Italia
<b>55 </B> Missioni e incontri internazionali
30-09-2014
KURDISTAN
"MOBILITAZIONE MORALE CONTRO I GENOCIDI, LE ARMI NON BASTANO"

INTERVENTO DELLA VICE PRESIDENTE MARINA SERENI ALL'INIZIATIVA: "YEZIDI E CRISTIANI, ENNESIMO GENOCIDIO  IN KURDISTAN"

E’ con profonda emozione che porgo il benvenuto, a nome della Camera dei deputati, ai promotori di questo incontro sulla salvaguardia delle minoranze religiose nel contesto della gravissima crisi irachena. Ringrazio, in particolare, Soran Ahmad, segretario dell’Istituto Kurdo e Giovanni Dessì, direttore della formazione dell’Istituto Sturzo che hanno organizzato questa iniziativa, che sarà moderata da Lucia Annunziata e che porrà a confronto le voci di autorevoli rappresentanti del mondo politico e diplomatico iracheno e curdo, s.e. Saiwan  Barzani ambasciatore iracheno a Roma, il dott. Mala Baxtiar, segretario esecutivo dell’UPK, qualificati intellettuali italiani, come il prof. Luca Colliva, archeologo e grande conoscitore del patrimonio culturale curdo e giovani esponenti del nostro Parlamento come la collega Lia Quartapelle che segue con passione e competenza le grandi questioni geopolitiche ed è stata da ultimo la valentissima relatrice della nuova legge sulla cooperazione internazionale allo sviluppo.

Questa estate l’opinione pubblica occidentale ha “scoperto” il dramma delle minoranze religiose in Iraq che ha assunto in poco tempo le dimensioni di un vero e proprio genocidio: l’avanzata delle forze distruttrici dell’ISIL ha provocato oltre quattrocento mila profughi, mentre oltre tremila persone sono state uccise dal cosiddetto “Stato islamico” o sono morte di fame e di sete durante la fuga. Abbiano appreso dai reporter occidentali di centinaia di bambini, molti di loro neonati, morti di sete per la calura intensa o sepolti vivi assieme alle loro madri, di centinaia di ragazze yazide vendute come schiave al mercato per centocinquanta dollari.

Il disegno teocratico dell’ISIS di ricostruire un califfato, sulle orme di quelli degli Ommayadi e degli Abassidi, di cui Damasco e Bagdad erano le capitali tra l’VIII ed il XIII secolo, è il rigetto, nelle forme più violente e devastanti, degli assetti delineati in Medio Oriente dalle potenze occidentali, dalla Prima guerra mondiale in poi.

Il modello politico del jihadismo sunnita pretende di purificare la terra dell’Islam da tutti coloro che sono takfir, cioè empi: tutte le minoranze religiose, dagli sciiti agli alauiti, dagli ebrei ai crudi, dai cristiani agli yazidi sono costantemente sotto attacco.

Non è un caso che proprio in questi giorni si sia svolta nella città siriana di Qamishli una campagna popolare per la raccolta di cibo, medicinali e vestiti realizzata dalla comunità cristiana della che vive in quella città, a favore dei profughi yazidi fuggiti dall’Iraq provenienti soprattutto dall’area montuosa nord-irachena del Sinjar.

La storia del Novecento ci insegna quanto sia silenziosa l’incubazione di un genocidio, poiché la follia genocida approfitta del disinteresse della comunità e dell’opinione pubblica internazionale per seminare lutti e devastazioni.

Iniziative come queste servono a creare a creare una mobilitazione morale e culturale poiché manca ancora in Italia e più in generale in tutto l’Occidente – con la sola eccezione dell’azione svolta dalla Santa Sede - una precisa consapevolezza del tragico destino dei cristiani iracheni e delle popolazioni yazide uccisi e cacciati dal Califfato.

Il primo passo per acquisire questa consapevolezza è comprendere – come ha scritto recentemente Davide Meghnagi - che la sopravvivenza delle minoranza religiose è una delle chiavi di volta per il futuro del Medio Oriente.

E’ questo, in fondo, l’intendimento che ha animato la decisione delle Commissioni Affari esteri e Difesa del Parlamento, il 20 agosto scorso, di approvare la scelta – italiana e di altri grandi paesi europei - di appoggiare anche militarmente le forze militari curde nell’azione di contrasto dell’ISIS. Tuttavia, come ha detto il presidente del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani, in una bella intervista rilasciata a Lucia Annunziata, sconfiggere il progetto del neo-califfato non è soltanto una questione militare, ma richiede uno sforzo multilaterale per coordinare la lotta sul piano dell’intelligence e dello smantellamento dei canali di approvvigionamento economico e finanziario.

L’Europa, per lunghi anni paralizzata dalla gestione della crisi economica globale, ha per troppo tempo sottovalutato i rischi geopolitici che si sono concretizzati ai suoi confini, cullandosi nell’illusione di essere una sorta di “Grande Svizzera”: i rivolgimenti in atto da Tripoli come a Bagdad ci mostrano come questa illusione, lungamente coltivata, sia del tutto irrealizzabile e che la sicurezza del Continente europeo  passa attraverso la stabilità e la sicurezza del Mediterraneo e del Medio Oriente.

Marina Sereni, 2009-2015