Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
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<b>135</b> Impegni in Italia
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03-10-2014
RAPPORTO ONU 2014
"ACQUA ED ENERGIA FATTORI DI SVILUPPO NEL MONDO E IN ITALIA"
"La gestione delle risorse idriche sta  diventando sempre più una delle grandi questioni politiche internazionali, poiché l’acqua è destinata a diventare sempre più una delle risorse strategiche principali, il cui controllo potrà influire sull'assetto economico e sociale, sui consumi, sulle politiche demografiche e, in definitiva, sulle possibilità di sviluppo delle popolazioni nelle aree a rischio”.

Lo ha detto la vice presidente della Camera, Marina Sereni, aprendo,  a Montecitorio, i lavori della presentazione dell’edizione 2014 del Rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo della risorse idriche mondiali, dedicato ad acqua ed energia.

Ecco l'intervento.

 

L’ONU e la gestione delle risorse idriche mondiali: la collaborazione Italia-Unesco

 

 

Sono veramente lieta di salutare, a nome della Camera dei deputati, i partecipanti a questa presentazione dell’edizione 2014 del Rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo della risorse idriche mondiali, dedicato ad “Acqua ed Energia”.

Esprimo la mia gratitudine agli invitati che animeranno il dibattito, in primo luogo a  s.e. l’ambasciatore Irina Bokova, Direttore generale dell’UNESCO, a Gian Luca Galletti, Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, a Bianca Jimenez-Cisneros, Direttore della divisione Scienze idriche dell’UNESCO, a Michela Miletto, coordinatore del Programma di valutazione delle risorse idriche mondiali, a Pierluigi Soddu, Direttore dell’Ufficio Gestione delle Emergenze del Dipartimento della Protezione civile e ad Alessandro Leto,  docente di Sviluppo sostenibile all’Università per Stranieri di Perugia.

Un ringraziamento particolare va a Mario Giro, sottosegretario agli Affari esteri ed alla Cooperazione internazionale, che segue con competenza e passione alla Farnesina  i dossier legati alle problematiche ambientali internazionali e che introdurrà oggi i nostri lavori.

Ho sempre ritenuto che essere il primo Paese al mondo per numero di siti iscritti – ben quarantanove! - nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità, non costituisca soltanto  un motivo di autocompiacimento ma soprattutto una grandissima responsabilità ed un importantissimo banco di prova per la credibilità della classe politica italiana.

Il Parlamento ed il Governo italiano hanno scelto di mettere proprio la cultura e la protezione dell’habitat naturale al centro della politica di crescita, intesa non soltanto come aumento del PIL, ma come sviluppo sostenibile, economico ed occupazionale del Paese.

In questa prospettiva, la collaborazione con l’UNESCO e le altre agenzie specializzate delle Nazioni Unite operanti nel settore della promozione culturale ed ambientale assume un ruolo centrale:  il contributo del nostro Paese è rilevante sia in termini finanziari, essendo l’Italia tra i primi contribuenti al bilancio dell’UNESCO, sia in termini di capitale umano.

Questa collaborazione è testimoniata, proprio in queste giornate, dallo svolgimento, a Firenze, del Terzo Forum mondiale sulla cultura e le industrie culturali ed è resa operante e continuativa anche grazie alla presenza nel nostro Paese di ben quattro centri UNESCO di primaria importanza: il Centro internazionale per la fisica teoretica e l’Accademia delle scienze per il mondo in via di sviluppo,  entrambi a Trieste, l’Ufficio regionale dell’UNESCO per la scienza e la cultura in Europa a Venezia ed il Programma di valutazione delle risorse idriche mondiali (WWAP) a Perugia.

La ratifica dell’accordo tra l’UNESCO e l’Italia che disciplina il funzionamento del Segretariato del Programma  di valutazione sulle risorse idriche mondiali, è stata autorizzata con una delle prime leggi approvate dal Parlamento della XVII legislatura: ho avuto l’opportunità di svolgere le funzioni di relatrice per quel disegno di legge e, oggi come allora, sono convinta che la collocazione di quell’organismo dell’UNESCO nel capoluogo umbro abbia rappresentato – come dissi nel corso del dibattito parlamentare - un importante riconoscimento per la sensibilità espressa dalle Istituzioni umbre per tutela del vastissimo patrimonio di sorgenti, fonti termali e corsi d’acqua che caratterizza la regione e per l’importante investimento di mezzi e persone che l’Università per Stranieri di Perugia ha destinato agli studi sulle risorse idriche.

Il Programma di valutazione delle risorse idriche mondiali coordina le azioni delle diverse agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di gestione delle risorse idriche, dispiegando un approccio trasversale alla grande emergenza globale delle risorse idriche che non a caso sarà uno dei focus tematici dell’Expo di Milano del 2015 e rappresenta uno dei principali Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Il Rapporto annuale (WWDR) sull’impiego delle risorse idriche mondiali – pubblicato con il sostegno finanziario del Governo italiano -  che oggi presentiamo pone in rilievo tutti i punti di criticità della “geopolitica dell’acqua”, cogliendo pienamente la rilevanza politica del nesso tra l’assetto delle risorse idriche e l’accesso alle fonti energetiche.

La gestione delle risorse idriche sta infatti diventando sempre più una delle grandi questioni politiche internazionali, poiché l’acqua è destinata a diventare sempre più una delle risorse strategiche principali, il cui controllo potrà influire sull'assetto economico e sociale, sui consumi, sulle politiche demografiche e, in definitiva, sulle possibilità di sviluppo delle popolazioni nelle aree a rischio.

Questo scenario è già realtà in molte aree del mondo: dal Medio Oriente, con la gestione controversa di Tigri e Eufrate tra Turchia, Siria e Iraq, all’area israelo-palestinese, segnata dalla tensione sulle acque del Giordano, fino agli scontri per le risorse idriche del Nilo tra Egitto, Etiopia e Sudan, ed a quelli per il lago Aral, fino a pochi anni fa la quarta superficie lacustre più grande del mondo ed ora in via di totale prosciugamento.

Un recente documento del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) delle Nazioni Unite parla già chiaramente di una grande sete di fine secolo, stimando nel 2100 almeno un miliardo di persone senza acqua sufficiente nelle città, e una produzione di grano, mais e riso che crolla del 2% l’anno ogni 10 anni fondamentalmente per problemi legati alla carenza di risorse idriche.

L’ingiustizia idrica colpisce oggi i paesi più poveri e le fasce di popolazione più indifese, a partire dalle donne e dalle bambine – che in molti paesi in via di sviluppo sono obbligate a perdere molte ore al giorno per andare a cercare l’acqua nelle zone rurali. La carenza idrica diviene emblema stesso di arretratezza, di ingiustizia e di sottosviluppo, sintetizzando l’assenza di igiene e di servizi sanitari.

I due volumi del Rapporto tratteggiano efficacemente  i punti problematici e le linee di sviluppo del rapporto tra gestione delle acque ed energia ma delineano anche una strategia, a livello di organizzazioni internazionali e di decisori nazionali, per rendere più coerenti e compatibili tra loro le politiche di gestione delle risorse idriche ed energetiche, sottolineando l’esigenza di una regolamentazione più trasparente da parte dei pubblici poteri e di un maggior controllo da parte delle opinioni pubbliche nazionali soprattutto sull’impatto di nuove tecnologie estrattive  - come il fracking – possono avere sull’assetto delle risorse idriche.

Il Rapporto esorta i politici di tutti i paesi a riflettere sugli effetti dell’intenso ed irresponsabile sfruttamento delle acque dolci sull’assetto idrogeologico mondiale e sull’esigenza di respingere uno sfruttamento meramente privatistico delle risorse idriche che rischia di aggravare gli squilibri sul piano della distribuzione e della gestione di questo bene prezioso.

Marina Sereni, 2009-2015