Marina Sereni
Marina Sereni
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21-11-2014
MISSIONE UIP IN USA/5
"A WASHINGTON, MENTRE OBAMA REGOLARIZZA 5 MLN DI CLANDESTINI"

"Una tappa breve, ma molto interessante e intensa a Washington prima di rientrare in Italia. Arriviamo qui in un momento molto particolare, a poche settimane dal voto di mid-term, che ha consegnato ai Repubblicani la maggioranza anche al Senato e rafforzato quella alla House, e alla vigilia dell'annuncio del Presidente Obama di un provvedimento esecutivo in materia di immigrazione. Una svolta storica che porta alla regolarizzazione di cinque milioni di clandestini:"Eravamo stranieri anche noi", dice il Presidente.

In un clima frenetico di votazioni in corso incontriamo i Democratici Italo-americani Rosa De Lauro e Bill Pascrell, quest'ultimo Co-chair del Italian American Congressional Delegation. Avevo già incontrato Pascrell in precedenza mentre non conoscevo la De Lauro che ho trovato davvero molto interessante. La sua lettura sulla recente sconfitta di Obama, più che dei Democratici, mi offre una chiave interpretativa che nei commenti italiani non è sembrata prevalente. "E' mancata una politica nazionale sull'economia che riuscisse a parlare a quei ceti che i Democratici vorrebbero rappresentare: le persone che lavorano, la classe media, che hanno visto il loro tenore di vita peggiorare mentre i ricchi diventavano sempre più ricchi". E ora, che succederà per i prossimi due anni? Quale sarà il rapporto tra il Presidente e il Congresso a maggioranza repubblicana? "Il Presidente deve andare avanti, portare le sue proposte. Abbiamo pagato anche qualche incertezza di troppo negli ultimi anni, e la ricerca estenuante e inconcludente di compromessi con i Repubblicani nel Congresso". Sia da Pascrell che dalla De Lauro avverto il legame  profondo che hanno con l'Italia, la simpatia e il sostegno per le sfide che stiamo affrontando, l'interesse e la voglia di moltiplicare le occasioni di cooperazione e di conoscenza.

 

Proseguiamo il nostro giro al Congresso - dove tra l'altro tutti possono entrare anche senza appuntamento semplicemente sottoponendosi ai controlli di sicurezza - e raggiungiamo l'ufficio di Jim Clyburn, Assistant Minority Leader. È sostanzialmente il numero tre della gerarchia dei democratici alla House, proviene dalla South Carolina, è conosciuto per le sue battaglie sui diritti civili.

 

Anche lui commenta con noi la sconfitta dei Democratici attribuendola in qualche modo ad una fisiologica alternanza tra conservatori e progressisti. Ci dice di aver partecipato ad un incontro ristretto con il Presidente sul tema dell'immigrazione su cui Obama annuncerà il suo executive Act in serata e difende questa opzione ricordandoci la storia di questo paese. "Se Lincoln  - ci dice - non avesse deciso con un atto del Presidente noi non avremmo abolito la schiavitù. Ci sono dei temi sui quali il Presidente deve anticipare e spingere il Congresso e i diritti civili dei migranti è uno di quei temi." Anche a lui chiedo come pensa saranno i prossimi due anni, quale sarà la convivenza tra il Presidente Obama e i Repubblicani. Anche Clyburn ci ricorda la durissima opposizione dei Repubblicani alla riforma della sanità voluta da Obama e non sembra attendersi un atteggiamento di maggiore apertura ora che anche al Senato il GOP ha una forte prevalenza. Lo salutiamo, non prima di averlo invitato a venire in Italia, mentre lui mi cita il Festival dei due Mondi di Spoleto!  Uscendo, notiamo una serie di oggetti e poster raffiguranti tartarughe. " Lente, pazienti ma molto, molto determinate - ci dice - un ottimo esempio anche per la politica".

 

Passiamo al Center for American Progress dove si sta svolgendo un seminario cui partecipano esponenti di diverse forze progressiste europee. Matt Browne mi chiede di raccontare le linee principali della riforma elettorale in discussione in Italia. Rapida discussione. Molto interesse, direi vero tifo, per lo straordinario programma di cambiamento che Matteo Renzi sta cercando di realizzare.

 

Ci trasferiamo al Dipartimento di Stato per vedere Laura Miller, Vice Rappresentante Speciale per l'Afghanistan. È stata molte volte in Afghanistan in questi mesi e ha molti elementi sulla fase che si è aperta in quel Paese dopo l'elezione del Presidente Ghani e l'accordo che ha portato lo sfidante Abdullah al l'incarico di Primo Ministro. La Miller ci esprime il forte apprezzamento Usa per il contributo italiano alla stabilizzazione in Afghanistan. Parliamo di come la comunità internazionale dovrà continuare a sostenere sia economicamente che con una diversa presenza militare gli sforzi in atto per una vera transizione democratica. Le racconto del lavoro che stiamo portando avanti nel Parlamento italiano in particolare con le parlamentari afgane e lei mi segnala forti progressi in atto per quanto riguarda la condizione e il ruolo femminile, anche grazie al protagonismo della "first lady" molto impegnata per l'affermazione dei diritti delle donne. Lo scambio di idee si allarga al ruolo dei paesi vicini, con particolare attenzione al Pakistan che ha avuto e ha una influenza indubbiamente molto forte in quell'area.

 

Torniamo al Congresso per incontrare Patrick Joseph "Pat" Tiberi, Repubblicano, che insieme a Pascrell presiede il Caucus Italo-Americano. Considera la vittoria Repubblicana alle ultime elezioni di mid-term principalmente il frutto di una forte contrarietà dell'elettorato verso Obama. È molto preoccupato per quello che può accadere dopo l'executive Act del Presidente sull'immigrazione, che a suo avviso provocherà una reazione molto dura e radicale tra molti suoi colleghi. Esprime una posizione tutto sommato moderata e aperta sul tema immigrazione: " Non credo che queste persone, presenti illegalmente negli Stati Uniti, debbano essere deportate ma non sono d'accordo che si offra loro un sentiero privilegiato per diventare cittadini. Io ho molti parenti in Italia che avrebbero voluto in questi anni trasferirsi qui e che si sono messi in fila per ottenere un permesso regolare senza mai poterlo avere. Sarebbe uno schiaffo per quelle persone se noi oggi concedessimo la cittadinanza a chi è qui fuori dalla legge. Secondo me su una materia così complicata  dovrebbe intervenire il Congresso e non il Presidente". Più in generale Tiberi esprime l'opinione di quella parte del Partito Repubblicano che vorrebbe un confronto di merito sui singoli provvedimenti in Parlamento piuttosto che lo scontro frontale. Auspica che nei prossimi due anni possa prevalere questo spirito pragmatico e moderato ma non sembra sicuro che si possa realmente percorrere questa strada. È molto informato della vicenda politica italiana, è stato recentemente nel nostro Paese e ha parlato con molte persone, cogliendo il grande consenso che circonda Renzi e il suo programma di riforme. Lo informo sugli sviluppi degli ultimi giorni, sull'accordo alla Camera sul Jobs Act, sulla concreta possibilità che all'inizio del prossimo anno quella riforma possa concretamente partire.

 

Un incontro rapido con alcuni giovani iscritti al Pd che lavorano a Washington: sono un pezzo di quella nuova comunità italiana all'estero che difficilmente puoi definire "emigrante". Hanno voglia di dare un contributo alla politica in Italia, hanno voglia di consigliare il Governo e il Parlamento su molti dei temi all'ordine del giorno e chiedono sostanzialmente un canale di comunicazione effettivo, che li faccia sentire parte dell'Italia che vuole cresce e cambiare. Provo a rispondere alle loro molte domande e mi impegno ad aiutarli a trovare gli interlocutori giusti nel Pd in parlamento e nel governo.

 

La serata si conclude con la cena a Villa Firenze alla quale il nostro ottimo Ambasciatore Bisogniero ha invitato alcune personalità italiane e americane a diverso titolo interessate a capire cosa stiamo facendo in Italia, quali sono le prospettive per le riforme. Dopo una mia breve introduzione, molte domande soprattutto sulla riforma del Bicameralismo, su quella elettorale, sul decreto Art Bonus e sulla cultura, sul Jobs Act. Anche questa serata dimostra la fortissima attenzione negli Stati Uniti per il nostro Paese e l'enorme aspettativa per i cambiamenti necessari sui quali governo e parlamento stanno lavorando. Non possiamo non farcela".        

Marina Sereni, 2009-2015