Marina Sereni
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05-05-2015
SU REPUBBLICA SERA
ITALICUM: Lo scontro alle spalle, ora uniti alle Regionali

C’è il momento dell’ascolto e del confronto, non solo con il partito, anche con l’esterno. Però poi c’è anche il momento della decisione e della responsabilità», afferma Marina Sereni, vice presidente della Camera. Dagli inizi con la Federazione giovanile comunista passando per i Ds e fino ad oggi, la deputata del Pd fa tesoro della sua esperienza per «puntare alla massima unità possibile». E assicura che non c’è nessun autoritarismo: «La preparazione della legge è durata 14 mesi, se si guarda la prima versione e l’ultima è difficile dire che non ci sia stato confronto L’Italicum è legge, è una vittoria anche se non tutti sono contenti. «La legge c’è e questo è un fatto che anche chi ora non condivide l’impianto, riconoscerà. È difficile dire che non è stato fatto un passo avanti rispetto, non solo al Porcellum falciato dalla Corte Costituzionale, ma anche al Consultellum. C’è stata una discussione aspra, è vero, ma penso, anche se io non sono per i trionfalismi, che domani il passo avanti sarà riconosciuto da tutti».

Come si comporterà il Pd con i suoi dissidenti, riuscirà a ricompattare le fila?

«Adesso bisogna ricucire e stemperare. Il partito e la maggioranza hanno delle responsabilità e devono andare avanti insieme; le opinioni diverse ci saranno sempre ma devono essere nel merito e non pregiudiziali. Le riforme in corso sono tante e importanti, dalla scuola alla giustizia alla pubblica amministrazione. Queste settimane di tensione aspre ci devono servire da lezione e farci aprire alla pluralità di opinioni. Intanto si farà campagna, ci sono le regionali e le elezioni in comuni importanti: dobbiamo dare un segnale di unità, è quello che si aspettano gli elettori. C’è il momento dell’ascolto e del confronto, non solo con il partito, anche con l’esterno. Però poi c’è anche il momento della decisione e della responsabilità».

Sull’Italicum però in molti hanno lamentato un’accelerazione autoritaria. È stato così?

«Già la parola autoritarismo è sbagliata. La preparazione della legge è durata 14 mesi, con decine e decine di emendamenti. Se si guarda la prima versione e l’ultima è difficile dire che il testo sia rimasto immutato e che non ci sia stato confronto. Nell’ultima lettura al Senato sono stati apportati importanti cambiamenti, la minoranza ha spinto sulle preferenze, quando molti di noi preferivano i collegi e poi si è trovata una mediazione. Non è un caso che molti esponenti della minoranza abbiano poi votato la legge. Aun certo punto si deve raggiungere la sintesi perché un accordo al cento per cento non ci sarà mai».

Il rischio ora è l’ostruzionismo al Senato.

«Spero di no, la mia idea, che viene anche dall’esperienza, è quella di puntare alla massima unità possibile. Il confronto c’è. Sulla scuola ad esempio sono state molte le modifiche in commissione e non è interesse di nessuno continuare sulla strada della tensione».

Marina Sereni, 2009-2015