Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>34</b> Eventi da me promossi
<b>150</b> Interventi a Montecitorio
<b>135</b> Impegni in Italia
<b>55 </B> Missioni e incontri internazionali
17-06-2015
PREMIO ALEXANDER LANGER 2015
"PREMIAMO INVISIBILI COSTRUTTORI DI PACE"

VENTENNALE DELLA MORTE DI ALEXANDER LANGER

VENTENNALE DELLA FINE DELLA GUERRA E DEL GENOCIDIO DI SREBRENICA

Premio Internazionale Alexander Langer 2015 all' Associazione bosniaca

Intervento della Vice Presidente della Camera dei Deputati, Marina Sereni

 

Ringrazio la Presidente, Laura Boldrini, che ha voluto essere con noi oggi, le deputate della Presidenza (Claudia Mannino, Anna Margherita Miotto, Caterina Pes, Anna Rossomando, Valeria Valente) con le quali abbiamo promosso l'incontro di oggi.

Saluto e ringrazio i familiari e la moglie di Alexander Langer, Valeria Malcontenti, che sono presenti a questo importante appuntamento.

Devo giustificare l’assenza della rappresentante del comune di Srebrenica, Nermina Muminovic, che non è potuta essere a Roma per motivi indipendenti dalla sua volontà e di cui verrà letta la dichiarazione inviata per la giornata di oggi da Giulia Levi della Fondazione Langer .

E' stata già sottolineata dalla Presidente la doppia valenza dell'edizione di questo 2015. Incontriamo i giovani bosniaci assegnatari del Premio Internazionale Alexander Langer in coincidenza con due date importanti: il ventennale della morte di Alexander Langer cui è dedicato il premio che la Camera ha l'onore di ospitare ogni anno dal 1997 ad oggi, e il ventennale della fine della guerra nella ex Jugoslavia e del genocidio di Srebrenica che in luglio verranno ufficialmente ricordati con una giornata ad hoc proclamata dalle Nazioni Unite (10 luglio 2015).

I giovani qui presenti, Valentina Gagic, Ambra Nalic, Ademir Muharemovic, rappresentano la meglio gioventù del loro Paese e dell'Europa. Fanno parte dell'Associazione “Adopt Srebrenica”, nata dieci anni fa per elaborare il grande lutto del passato, per valorizzare la storia della martoriata città, per curare la memoria del primo genocidio avvenuto in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Questi giovani sono mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera, i soggetti indispensabili alla convivenza etnica di cui Langer ha parlato nel suo testo più significativo, quel “ Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica” scritto nel 1994 durante l'infuriare della guerra nei Balcani e di cui Lorenzo Lavia ci leggerà i brani più intensi.

Alexander Langer aveva visto in tempo l'inevitabilità e la necessità della convivenza inter-etnica, ed ha formulato una sorta di alfabeto che permette di articolare il linguaggio dell'”ordinamento della convivenza pluri-culturale”. Per Langer, tuttavia, anche la conoscenza reciproca deve essere “desiderabile”, di conseguenza esclude che possa essere il frutto di una prescrizione dotata di potere cogente. “Sia scelta liberamente – afferma – e non diventi a sua volta integralista e totalitaria”, e continua: “Non si creda che identità etnica e convivenza inter-etnica possano essere assicurate innanzitutto da leggi, istituzioni, strutture e tribunali; se non sono radicate tra la gente e non trovano fondamento in un diffuso consenso sociale”.

Questo è il nucleo portante di una linea di pensiero che è anche una guida all'azione.

Valentina, Amra e Ademir lavorano quotidianamente per favorire l'incontro tra persone di diversa etnia, per scongiurare la violenza; operano concretamente contro ogni forma di arroccamento etnico o nazionale. Hanno creato un Centro di documentazione sulla storia e sull'importanza di Srebrenica in piena continuità con le pratiche di Alexander Langer.

Langer giovane, (era nato nel 1946 a Sterzing-Vipiteno a pochi chilometri dal passaggio in Austria) aveva fondato nel 1967 con altri intellettuali sud-tirolesi, la rivista Die Brucke- Il Ponte per favorire lo scambio reciproco tra persone e gruppi etnico-linguistici conviventi nella sua terra, l'Alto Adige-Suedtirol, dopo gli anni della diffidenza e dell'odio tra italiani e tedeschi e dopo il terrorismo degli anni Sessanta.

Il Premio Langer 2015 va oggi ad una generazione più giovane, destinata a perseguire obiettivi simili, universalmente validi nella realtà del nuovo secolo.

Dal 1995, annota significativamente il Comitato Scientifico della Fondazione Langer, Srebrenica è stata lasciata in una condizione di isolamento e di marginalità che non ha pari neppure in un paese come la Bosnia, vittima nel suo insieme di un grave abbandono da parte della Comunità internazionale e in particolare dell'Europa.

L'omissione di attenzione di oggi è bruciante, come lo fu allora, vent'anni fa.

Il 26 giugno 1995, Alexander Langer ha lanciato un appello ai capi di Stato europei riuniti a Cannes. Scriveva “L'Europa muore o nasce a Sarajevo”, un drammatico appello, che chiedeva che finisse in Bosnia la neutralità tra aggressori e aggrediti e l'omissione della Comunità internazionale. Chirac, come ha ricordato Adriano Sofri al Parlamento europeo il 3 giugno scorso, nella ricorrenza del ventennale della morte di Alex e del genocidio di Srebrenica a cura del gruppo Verde europeo lo aveva ascoltato e poi ammonito che il bene supremo era la pace.

Otto giorni dopo fu perpetrato il massacro genocida di Srebrenica. Il tre luglio dello stesso anno, il 1995, Alex si è tolto volontariamente la vita.

Del lavoro e dell’azione di Langer si potrebbe parlare a lungo.

Langer si occupa per il Parlamento Europeo, in cui era stato eletto nel per la prima volta nel 1989 nel gruppo Verde, dei rapporti con l'Albania, la Bulgaria, la Romania. Compie diverse missioni ufficiali. Per esempio a Sarajevo, alla Conferenza di Helsinki II, alla Conferenza per la stabilità in Europa; poi si reca in Israele, Georgia, Egitto, Russia, Brasile, Argentina, Libano, Cipro, Malta.

Dopo la caduta del muro di Berlino rafforza il suo impegno nel contrastare i crescenti nazionalismi e sostiene le pratiche di conciliazione inter-etnica nei territori della ex Jugoslavia.

Il Parlamento europeo approva una sua relazione e proposta per l'istituzione di un Tribunale internazionale per i crimini contro l'umanità nell'ex Jugoslavia e una sulle relazioni Est-Ovest e le politiche di sicurezza. E' membro dell'European Action Council for Peace in the Balkans ed è co-fondatore con la parlamentare austriaca Marijana Grandits del “Verona Forum” per la pace e la riconciliazione nell'ex Jugoslavia che ha offerto un tavolo di dialogo a centinaia di militanti della convivenza che si riuniscono a Verona, Strasburgo, Vienna, Bruxelles, Parigi, Tuzla, Skopie, Zagabria.

Al censimento del 1981 e del 1991 in Alto Adige-Suedtirol, lui, che si era sempre dichiarato di madre lingua tedesca rifiuta di aderire a quella che gli sembrava una schedatura nominativa perché pensava che questo strumento rafforzasse la divisione etnica nella sua terra. E così, nel 1995, viene escluso dalla candidatura a sindaco di Bolzano.

Oggi, con i migranti fermati al Brennero o a Ventimiglia, con l'esplosione delle guerre etniche e di religione, con il Mediterraneo diventato un grande cimitero (come ha ricordato papa Francesco), sono davvero profetiche le parole di Alexander Langer.

Occuparsi del prossimo non è cosa facile in un mondo grande e terribile, in un'epoca di passioni tristi, di frammentazione sociale, di solitudini ed egoismi, di dimensioni nazionali asfittiche e compagini sovranazionali dalle incerte dimensioni istituzionali. E se il prossimo poi è lontano, se non è immediatamente visibile nella vita quotidiana di ciascuno di noi, la tentazione puramente celebrativa, quasi agiografica, diventa molto forte in una semplificazione indotta dall'assenza dello sguardo dell'altro su di noi.

Alexander Langer ci ha insegnato che i diritti umani sono universali, devono vivere nelle differenze di genere, etnia, territorio, cultura, latitudine; non sopportano alcun relativismo etico, richiedono cogenze e coerenze nel diritto internazionale. Ma soprattutto essi vivono sull'esempio e sull'impegno spesso oscuro per i media ma non per questo meno efficace.

Langer ha percorso questa strada con determinazione e mitezza, combattendo i fondamentalismi con la ragione e la tolleranza, con sguardo lungimirante alla globalizzazione in arrivo in un'epoca ancora segnata dalle ideologie e dai nazionalismi a cui egli contrappone un internazionalismo che potremmo definire oggi “glocale”, attaccato com'era alla sua terra e contemporaneamente così insofferente ai confini della geo-politica e della sofferenza umana.

Langer aveva scoperto che conservare ciò che c'è di buono (la terra, i monumenti) non è il contrario del cambiamento. Se si vuole cambiare bisogna conservare: gli esseri umani, la loro vita, la terra, le acque, i mari, i fiumi, l'ambiente. Ma il tempo di oggi scandito dai video che l'Isis si premura di recapitarci, è quello in cui vediamo infierire sui monumenti come su nemici vivi e aborriti!

Questo tempo non invita a parlare di convivenza. Incertezza e paura sembrano dominare i nostri giorni, la libertà viene messa sotto scacco dalle necessità della sicurezza. Si aggiunge la povertà che nasce dalla mancanza di lavoro, dall'ambiente compromesso, dalla fragilità delle istituzioni di governo del mondo, dalla mancanza di cibo come di cultura e di sapere.

E' difficile dirsi uomini e donne di pace di fronte al dolore degli altri, di fronte alle ingiustizie planetarie. Eppure è di pace che abbiamo bisogno. Ben venga, dunque, la Fondazione Langer che premia invisibili costruttori di pace e di giustizia, silenziosi eroi della speranza.

 

Marina Sereni, 2009-2015