Marina Sereni
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08-07-2015
RELAZIONE ANNUALE INPS
"RIPENSARE RETE DI PROTEZIONE, A PARTIRE DAI GIOVANI"

RELAZIONE ANNUALE INPS

Saluto vice presidente Marina Sereni

(Sala della Regina, 8 luglio 2015)

Autorità, Signore e Signori!

anche quest’anno ho il piacere di prendere parte, in rappresentanza della Camera dei deputati, alla presentazione del rapporto annuale dell’Inps, che costituisce come sempre un momento importante di riflessione sui temi della previdenza e dell’assistenza nel nostro Paese.
Desidero innanzitutto porgere un saluto al professor Boeri, nuovo presidente dell’Istituto, al quale formulo a nome della Camera dei deputati l’augurio sincero di svolgere al meglio il delicato lavoro che tale incarico comporta.
La funzione dell’Inps di cardine del patto intergenerazionale su cui si regge il nostro sistema previdenziale a ripartizione e il suo delicato ruolo di centro propulsivo del sistema assistenziale, sono stati messi a dura prova negli anni della terribile crisi economica e sociale da cui il nostro Paese sembra stia uscendo, seppure lentamente. Le difficoltà del contesto economico si sono sommate alle problematiche condizioni amministrative dell’ente, che ha visto un commissariamento e molti avvicendamenti ai vertici nello stesso periodo in cui veniva portato a compimento il delicato processo di riordino del settore, con la confluenza all’interno dell’Inps di altri importanti enti previdenziali. Nonostante le difficoltà, l’Istituto ha dimostrato di saper reggere l’urto e rispondere in modo efficace alle sfide che si è trovato a fronteggiare.
Con la nuova presidenza questo processo di rinnovamento delle strutture amministrative e delle modalità operative dovrà proseguire e rafforzarsi, puntando sulla valorizzazione delle professionalità interne e il miglior uso delle tecnologie, affinché il rapporto diretto con il cittadino-utente acquisti sempre maggiore centralità. Ciò sarà tanto più indispensabile ove si consideri che è in atto un incisivo processo di riforma del mercato del lavoro iniziato con il Jobsact, che va dalle politiche attive agli strumenti di sostegno al reddito, incentrato sulla condizionalità e il coinvolgimento attivo dei beneficiari, il quale chiama anche l’Inps a fornire un rinnovato contributo per il buon funzionamento del nuovo sistema.
Si tratta, del resto, di una direzione di marcia che l’intera macchina amministrativa del nostro Paese deve intraprendere con decisione, come dimostra il ruolo fondamentale che la valorizzazione delle professionalità interne assume nell’ambito dei recenti interventi di riforma della pubblica amministrazione, che ora occorrerà rapidamente implementare a ogni livello.
Altra questione sul tappeto, troppo a lungo rinviata in passato, che chiusa la fase commissariale occorre ora affrontare, è quella della governance dell’Istituto. Il processo in atto di riorganizzazione delle strutture e del personale, che si preannuncia ancora lungo e difficile, richiede che l’Inps si doti di una governance stabile, ciò che appare possibile solo con una rapida riforma degli organi collegiali. Le proposte, formulate da tempo, sono sul tappeto ed è giunto il momento che si traducano in atti normativi; da questo punto di vista il Parlamento, che non ha fatto mai mancare il proprio fattivo contributo, è pronto a svolgere fino in fondo il ruolo che gli compete.

In questi anni di crisi l’Inps ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale per milioni di persone in stato di bisogno. L’incremento della povertà che si è registrato, soprattutto tra i giovani, richiede un ripensamento della rete di protezione sociale. Tale questione si intreccia, a vari livelli, con quella previdenziale: carriere lavorative discontinue, retribuzioni troppo basse, lavoro nero, evasione contributiva (oltre a  un insufficiente ricorso alla previdenza integrativa), sono tutti fattori che generano profondo disagio nella vita di molti lavoratori, accrescendo il rischio di un futuro di povertà per i pensionati di domani. Si tratta di una questione centrale nella vita sociale del nostro Paese, rispetto alla quale la politica, per prima, deve fornire risposte credibili e sostenibili, anche immaginando strumenti di intervento nuovi.

Anche l’Inps, tuttavia, può svolgere un ruolo importante per accompagnare i processi di riforma. È necessario che i giovani siano messi in condizione, in modo trasparente e chiaro, di comprendere quale sarà il loro futuro previdenziale, al fine di attivarsi tempestivamente con scelte informate e consapevoli. Occorre un progetto per l’educazione previdenziale, che consenta di far comprendere le regole del sistema contributivo, i suoi pregi e anche i suoi limiti. In tale contesto il rinnovato sforzo che l’Istituto, anche sotto l’impulso della nuova presidenza, sta facendo per consentire a tutti i lavoratori di verificare le proprie posizioni assicurative (attraverso la c.d. busta arancione e l’operazione “La mia pensione”) sicuramente muove nella giusta direzione e va convintamente incoraggiato.
Il tema della trasparenza dovrà guidare anche il dibattito, che si è aperto negli ultimi mesi, sul versante previdenziale. Come è noto, da più parti ci si interroga se sia opportuno, superata la fase di maggiore difficoltà per il nostro Paese, prevedere correttivi alla riforma previdenziale al fine di introdurre quegli elementi di flessibilità che non fu possibile prendere in considerazione nel 2011, nella fase più acuta della crisi del debito. Vari progetti di legge di tutte le forze politiche sono da tempo all’esame del Parlamento. Su questo versante l’Inps ha avviato, sul proprio sito istituzionale, una campagna di informazione (denominata “Inps a porte aperte”) volta a chiarire il funzionamento di alcune gestioni previdenziali amministrate dall’Istituto, riferite a specifiche categorie di lavoratori, anche al fine di fornire alla politica elementi di valutazione per eventuali interventi correttivi. Al di là delle letture che ne sono state date, ritengo che si tratti di un’attività legittima e utile, anche laddove faccia emergere elementi di criticità.

 Ad un ente delle dimensioni e dell’importanza dell’Inps, che gestisce circa il 50% delle risorse del bilancio statale erogando prestazioni previdenziali al 95% dei pensionati italiani, non può non essere riconosciuto, anche solo considerando la mole di informazioni che gestisce e il peculiare punto di osservazione su importanti fenomeni sociali, un ruolo propulsivo e di stimolo alla riflessione negli ambiti ove esercita quotidianamente le proprie competenze. Al di là dei compiti gestionali assegnati all’Istituto in attuazione delle leggi, l’Inps può e deve portare all’attenzione dell’opinione pubblica (e, quindi, della politica) le criticità che osserva nello svolgimento della propria attività. Ciò non toglie, ovviamente, che le decisioni finali in ordine ad eventuali modifiche dei regimi previdenziali e assistenziali vigenti spettino, sempre e comunque, alla politica.

Concludo questo mio saluto richiamando brevemente l’attenzione sulle altre questioni previdenziali all’esame del Parlamento, come le ricongiunzioni onerose o la vicenda esodati, sulle quali sono certa che l’Inps vorrà mettere a disposizione, come del resto già assicurato dal Presidente Boeri in una recente audizione presso la Commissione Lavoro della Camera dei deputati, le proprie competenze al fine di giungere in tempi brevi a soluzioni soddisfacenti per i soggetti coinvolti e finanziariamente sostenibili.

Marina Sereni, 2009-2015