Marina Sereni
Marina Sereni
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29-07-2015
L'UNITA'
LA DEMAGOGIA FA MALE ALLA SANITA'
Cosa sta succedendo? Com’è che da qualche giorno i media sono scatenati nella rincorsa di chi trova più interviste, più commenti, più indignazione nel contrastare “l’imminente, ennesimo, irresponsabile taglio alla sanità pubblica”? 
Cominciamo dal Decreto Enti Territoriali, approvato ieri dal Senato, raccontato da giornali, blog, tv… come taglia-sanità che sta suscitando allarme tra i cittadini, alzate di scudi, polemiche più o meno strumentali e disinformate.  Il DL prevede semplicemente il recepimento di quanto concordato dal Governo con le Regioni italiane che hanno approvato, nessuna esclusa, il nuovo Patto della Salute.  Dopo ben 6 anni dall'ultimo, ecco un testo impegnativo che si muove su un orizzonte triennale dando così certezza finanziaria al Sistema Sanitario e rendendo possibile una programmazione di processi di riforma complessiva dei servizi sia territoriali che ospedalieri. È del tutto evidente infatti che la sanità pubblica - in tutto il mondo sviluppato  -  è di fronte ad una sfida gigantesca: rendere sostenibile il sistema di fronte al fenomeno dell'invecchiamento, che aumenta indubbiamente la domanda di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, di fronte alle scoperte scientifiche che ci forniscono farmaci più efficaci ma molto costosi, di fronte ad un cittadino sempre più esigente che richiede servizi sempre più personalizzati.   
Con quel documento Regioni e Stato si sono impegnati reciprocamente per ottenere un risparmio di 2,3 miliardi di euro per ciascuno degli anni 2014-2015-2016, indicando al tempo stesso un ampio ventaglio di obiettivi volti a rendere i servizi del SSN non soltanto più efficienti e meno costosi, ma soprattutto più adeguati alle nuove domande di salute  e di assistenza dei cittadini. Gli strumenti per ottenere i risparmi finanziari sono anch'essi concordati con le Regioni: la rinegoziazione dei contratti per beni e servizi, il rispetto dei tetti regionali stabiliti per l'acquisto di dispositivi medici, una maggiore attenzione all'appropriatezza dei ricoveri e degli esami diagnostici, un uso più razionale ed oculato dei farmaci e una rinegoziazione dei prezzi da parte dell'Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco.  Le risorse che deriveranno da questa azione di buon governo resteranno nel Sistema Sanitario e andranno a finanziare nuovi servizi per gli italiani o progetti di ricerca e di innovazione tecnologica. L'attuazione del Patto prevede tra l'altro una nuova governance del sistema con una cabina di regia congiunta tra Stato e Regioni e anche questo è un punto di grande importanza. Dobbiamo infatti archiviare definitivamente la lunga stagione dei tagli lineari alla Sanità in cui la pur importante esigenza di tenere i conti in ordine veniva anteposta alla qualità dei servizi, penalizzando ingiustamente di più le Regioni virtuose, in cui gli sprechi sono minori o assenti. 

Ecco, il DL Enti Territoriali approvato ieri, in materia di sanità contiene esattamente quanto concordato in sede di conferenza con il voto unanime delle Regioni.

Insomma,  per uno strano corto-circuito mediatico abbiamo assistito alla classica tempesta in un bicchier d'acqua mentre il Parlamento sta licenziando un provvedimento che contiene misure finanziarie a favore degli Enti Locali e che raccoglie, almeno in parte, le preoccupazioni degli amministratori locali impegnati nel territorio a fornire ai loro cittadini risposte concrete. 

Come internazionalmente riconosciuto la sanità pubblica italiana è una buona sanità, presenta vere e proprie punte di eccellenza e va difesa a garanzia dell'eguaglianza sostanziale dei cittadini di fronte alla malattia. Ci sono però anche inefficienze e sprechi, e differenze incomprensibili tra realtà geografiche e a volte tra strutture all'interno della stessa Regione. Dobbiamo fare il solito esempio della siringa?

 Il Governo intende lavorare su questo, di questo ha parlato il Commissario alla spending review, che sta analizzando l'insieme della spesa pubblica nel dettaglio, in un orizzonte temporale più lungo che darà i primi risultati nella prossima Legge di Stabilità. E lo vuole fare con il concorso di tutti gli attori, mettendo davvero al centro il paziente, le famiglie, la comunità. Niente tagli dunque, solo l'ambizione di dare certezza e sostenibilità al sistema e di offrire ai nostri cittadini risposte sempre più adeguate ai loro bisogni e alle loro domande di salute.
Certo, un titolo “Tagli alla sanità” farà vendere il quotidiano o ipnotizzerà davanti al video anche il più distratto dei  telespettatori. Ma la verità è un’altra cosa.

Marina Sereni, 2009-2015