Marina Sereni
Marina Sereni
<b>883</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>31</b> Eventi da me promossi
<b>120</b> Interventi a Montecitorio
<b>114</b> Impegni in Italia
<b>47 </B> Missioni e incontri internazionali
05-10-2015
PRIMO FORUM PARLAMENTARE ITALIA-AMERICA LATINA
"UNIVERSALITA' DEI DIRITTI, LOTTA ALLE DISEGUAGLIANZE"
Primo Forum parlamentare Italia-America latina e Caraibi

 

Prima Sessione: Il ruolo dei Parlamenti nella tutela e nella promozione dei diritti fondamentali e nella lotta alle disuguaglianze

 

(Palazzo Montecitorio, Sala del Mappamondo, 5 ottobre 2015)

 

Intervento on. Marina Sereni

Vicepresidente della Camera dei deputati

 

 

Sono particolarmente lieta di prendere parte a questa sessione di lavori dedicata al ruolo nevralgico ed attualissimo del ruolo dei Parlamenti nella promozione dei diritti e nella lotta alle diseguaglianze.

Prendo la parola con un forte senso di orgoglio e di soddisfazione perché  questo Forum rappresenta oggi un primo traguardo per quanti di noi hanno lavorato in questi anni con le assemblee parlamentari di molti paesi dell’America latina per costruire una riflessione e una visione  comune sul nostro ruolo di legislatori e di rappresentanti del popolo. E’ la concreta dimostrazione che l’Italia ha saputo guardare al Sudamerica con una rinnovata attenzione, con la volontà di perseguire con continuità una strategia di rafforzamento delle relazioni economiche, politiche e culturali con il continente latino-americano. Una “strategia dell’attenzione” che si attua oggi in una pluralità di forme e di iniziative, dalle conferenze biennali Italia-America latina e Caraibi, che hanno trovato la loro opportuna istituzionalizzazione l’anno scorso, al ruolo dinamico e costruttivo assunto dall’Istituto italo-latinoamericano, fino all’intensa programmazione dell’”Anno italiano in America latina”  e all’annunciata visita di Stato del Premier Renzi in alcuni paesi dell’area nelle prossime settimane.

Una rete di rapporti che si realizza anche attraverso missioni istituzionali,  come quelle compiute recentemente dal Presidente Grasso e  dalla Presidente Boldrini, nel quadro della cosiddetta “diplomazia parlamentare”, alla quale ho potuto concorrere nella mia veste di Co-Presidente del gruppo di collaborazione parlamentare italo-brasiliana. Anche a livello europeo, grazie agli sforzi dell’Alta Rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, si assiste ad un cambiamento di paradigma nelle relazioni con l’America latina, come ha dimostrato il vertice UE-America latina e Caraibi svoltosi a Bruxelles il 10 e l’11 giugno scorsi che ha puntato ad un rafforzamento del dialogo politico, ad un consolidamento dell’integrazione socio-culturale della regione e al potenziamento della crescita economica.

L’Unione europea trova di fronte a sé un Continente che ha acquistato un’identità politico-internazionale molto spiccata sulle grandi sfide geopolitiche, dalla realizzazione della nuova Agenda di sviluppo sostenibile post-2015,  alle posizioni assunte in vista della Conferenza delle parti sui cambiamenti climatici (COP 21) che si terrà a Parigi ai primi di dicembre: ancora una volta, com’è accaduto sin dalla nascita delle Nazioni Unite, l’America latina si schiera per un multilateralismo efficace, nella consapevolezza che oggi come nel 1948, sulle grandi questioni,  il sistema dell’ONU  - pur con tutte le sue insufficienze - è insostituibile.

A fronte di prospettive condivise nel campo internazionale, Europa ed America latina si trovano oggi a condividere problemi comuni sul piano della fiducia nelle istituzioni democratiche, investite da forti ondate di demagogia che fa dell’antipolitica -  e in qualche caso dell’antiparlamentarismo – la sua ragion d’essere. Una vasta ricerca del Latinobarómetro, pubblicata recentemente in Cile e dedicata all’evoluzione dell’opinione pubblica latino-americana nell’ultimo ventennio, ci segnala che la soddisfazione dei cittadini nei riguardi della democrazia sta scendendo vertiginosamente in tutti i paesi del continente, e che, in un certo senso, si sta chiudendo il ciclo di fiducia e di aspettativa generato nel decennio precedente con l’avvento al potere di grandi leader politici, sotto il peso di una crisi economica e sociale di dimensioni planetarie. Le conquiste sociali che nel recente passato hanno segnato la vita di molti cittadini in America Latina sono state rese possibili perché la democrazia non è stata concepita dalle classi dirigenti latino-americane in modo statico, solo cioè come “forma” e come "metodo", ma in modo dinamico e sostanziale, vale a dire come spinta costante per l’allargamento dei diritti e per il consolidamento della coesione sociale.

La globalizzazione, l’avvento di quella che il grande sociologo Bauman, definisce la “società liquida”, acuisce tuttavia le difficoltà legate ai “tempi” decisionali della democrazia, che appaiono talvolta rallentati rispetto ai cambiamenti sociali, perché come scriveva Ralf Dahrendorf, “la democrazia ha bisogno di tempo, non solo per le elezioni, ma per deliberare ed esercitare un ruolo di controllo e di equilibrio. L’elettore-consumatore però non sa accettare tutto questo e volta le spalle”. Per rispondere a queste criticità, è necessario da un lato rafforzare la capacità decisionale delle istituzioni democratiche e, dall’altro, trovare strumenti per dare voce al cittadino-elettore. Il problema della decisione politica è, come è noto, particolarmente avvertito in Italia ed è all’origine dell’attuale processo di riforma della nostra architettura istituzionale, che non va letta solo in chiave giuridica, ma nella prospettiva di un rinnovamento del patto di cittadinanza, perché la Costituzione, oltre che legge fondamentale dello Stato, rappresenta la carta dei valori su cui si fonda la convivenza civile.

Questo tratto caratterizzante si ritrova con particolare chiarezza nel neocostituzionalismo latino-americano dell’ultimo quarto di secolo che segna – sotto molti aspetti – una vera e propria cesura rispetto alla precedente, traumatica vicenda costituzionale e politica del Continente. E’ proprio sotto il profilo dei contenuti che le Costituzioni degli Stati latino-americani si sono qualificate, non soltanto per la presenza di ampi e dettagliati cataloghi di diritti, ma anche per la comune consapevolezza che   il riconoscimento e la garanzia dei diritti fondamentali sono elementi caratterizzanti la forma di Stato democratico di diritto. Tali Costituzioni, nell’ambito specifico dei diritti della persona, presentano, inoltre, degli elementi di innovatività nella tradizione che vanno evidenziati: sia perché vengono potenziati gli strumenti di garanzia al fine di evitare che il riconoscimento dei diritti si riduca ad una romantica dichiarazione, priva di sostanziale effettività; sia in quanto si afferma una nozione più evoluta di persona, che pone il valore della libertà a fianco di quello di dignità. Il principio di eguaglianza si arricchisce così di nuovi significati: all’eguaglianza intesa come divieto di trattamenti irragionevolmente differenziati si accosta il divieto di discriminazione ed il riconoscimento di azioni positive finalizzate a conseguire lo sviluppo delle popolazioni indigene.

“L’universalità dei diritti umani è oggetto di critica oggi da alcuni sostenitori del multiculturalismo, che l’accusano di “imperialismo culturale”.  In realtà universalità  significa eguale rispetto per tutti, come dimostra la stessa Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, al quale contribuirono significativamente gli Stati latino-americani, frutto dell’incontro di culture giuridiche e politiche tra loro lontane e anche avversarie.

La diffusione dei diritti umani fondamentali non costituisce dunque l’effetto di una pretesa colonialistica del mondo occidentale ma piuttosto il portato più significativo di un vasto movimento culturale e sociale, di dimensioni internazionali, che dimostra la possibile condivisione di princìpi universali. In questo contesto il ruolo dei Parlamenti continua ad essere centrale, poiché concorre a creare una sinergia positiva con gli esecutivi, stimolandone l’azione, aprendosi alle domande che salgono dalla società civile e valorizzandone le diversità sulle grandi sfide del nostro tempo: dall’ambiente all’accesso alle risorse idriche, dal mantenimento della biodiversità ad una più equa ripartizione della ricchezza tra il Nord ed il Sud del pianeta. La grande sfida dei Parlamenti del XXI secolo – del vecchio Continente come dell’America latina – è quella di rispondere efficacemente a queste nuove istanze di partecipazione orientando le tumultuose trasformazioni sociali indotte dalle globalizzazione nella direzione di una convivenza più solidale, più giusta e più democratica.

Attraverso l’impegno politico di una nuova generazione di donne e di uomini, legittimato dal confronto elettorale e sorretto da una forte mobilitazione sociale, le democrazie si stanno misurando con la sfida cruciale del nostro tempo: il rapporto tra la povertà di molti e la ricchezza di pochi, la necessità di costruire una società dell’inclusione e di contrastare quella “cultura dello scarto” che non a caso si pone al centro del magistero di Papa Francesco, che venuto “quasi della fine del mondo”, si presenta sempre più – lo abbiamo visto in occasione del suo viaggio apostolico americano – come una delle poche guide morali del pianeta.  Per rispondere alla crisi di rappresentatività che ha investito le istituzioni parlamentari non possiamo che adoperarci per innovare, per fare riforme che valorizzino la dimensione partecipativa e, al tempo stesso, rendano la democrazia più efficace, efficiente, trasparente.

I fenomeni globali sono rapidi e non si fermano ai confini degli stati nazionali. La decisione politica e la democrazia rappresentativa debbono misurarsi dunque con sfide inedite: da un lato occorre lavorare per rispondere alla domanda che viene dai cittadini di essere coinvolti nei processi decisionali, oltre il momento pure importante del voto, nell’ottica di una vera e propria “democrazia di prossimità”; dall'altro, dobbiamo rendere i meccanismi decisionali dei Governi e dei Parlamenti sufficientemente rapidi per poter rispondere alle dinamiche dell'economia e della finanza globali. Infine la cessione di sovranità che gli Stati nazionali hanno compiuto, almeno in Europa, verso istituzioni sovranazionali, richiede anch'essa un nuovo ruolo dei Parlamenti.

Democrazia rappresentativa e partecipazione debbono quindi trovare oggi inediti terreni di realizzazione, perché la dimensione dei processi di globalizzazione richiede anche un più elevato livello di consapevolezza nell’opinione pubblica, che deve sempre più "globalizzarsi" e aprirsi agli orizzonti dell’interdipendenza sociale, economica, culturale e politica:  ciò dovrà servire soprattutto a ridurre il divario che si è spalancato negli ultimi decenni tra le elités economico-finanziarie ed i popoli, che ha contribuito non poco ad indebolire gli strumenti della politica e le stesse istituzioni democratiche.

Siamo chiamati perciò a dare un segnale di speranza sulle capacità della democrazia di rigenerarsi continuamente, se è vero, come ha scritto il grande Pablo Neruda, che “la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” E spero che questo nostro incontro possa servire ad alimentare la speranza del cambiamento, del rinnovamento e del rafforzamento della democrazia  nei nostri paesi.

 

Marina Sereni, 2009-2015