Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>34</b> Eventi da me promossi
<b>150</b> Interventi a Montecitorio
<b>135</b> Impegni in Italia
<b>55 </B> Missioni e incontri internazionali
14-10-2015
CONSIGLIO UE 15/16 OTTOBRE
"AUTOREVOLI IN EUROPA DIAMO VOCE AL NOSTRO PAESE"

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2015.

 

Dichiarazione di voto  di Marina Sereni

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Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi, rappresentante del Governo, ha fatto bene il Presidente del Consiglio ad allargare l’orizzonte del suo intervento sia al più complessivo sforzo di riforma su cui sono impegnati il Governo e il Parlamento nel nostro Paese, sia al contesto internazionale in cui si terrà il Consiglio europeo di domani. Ha fatto bene anche a ricordare in quest’Aula l’orrendo attentato terroristico che sabato scorso, ad Ankara, ha brutalmente stroncato le vite di oltre cento persone, ragazzi e ragazze, che manifestavano gioiosamente per la pace e la democrazia, per la fine degli scontri tra il PKK e lo Stato. È nostro dovere, è dovere dell’Europa, far sentire la nostra solidarietà agli organizzatori di quella mobilitazione non violenta e civile, sostenere quanti in quel Paese si battono per far prevalere il pluralismo e la coesione sulle forze che, invece, alimentano divisioni e violenze. Anche perché - vorrei dirlo al collega Fedriga - la Turchia non solo è un Paese nostro alleato, ma è anche un partner essenziale dello sforzo che la comunità internazionale sta compiendo per contrastare la minaccia terroristica di Daesh e per gestire in maniera razionale ed efficace la straordinaria pressione migratoria e la drammatica situazione dei rifugiati che la guerra in Siria sta provocando.

              Il Consiglio europeo di domani avrà nuovamente al centro il tema dell’immigrazione. È intervenuto su questo con grande passione e competenza il collega Migliore. Non tornerò sui dettagli. Credo, però, sia utile sottolineare due punti che il Presidente Renzi giustamente ricordava questa mattina. Primo: l’Italia, salvando migliaia di vite umane nel Mediterraneo e, insieme, ponendo con grande fermezza a Bruxelles l’urgenza di una comune assunzione di responsabilità e del definitivo superamento di Dublino, ha spostato significativamente gli orientamenti all’interno dell’Unione e ha ottenuto primi, importanti risultati.

              Secondo: il fenomeno delle migrazioni che sta investendo l’Europa ha dimensioni strutturali e richiede una politica comune di medio e lungo periodo, una pluralità di strumenti e di misure. Ricollocazione e reinsediamento dei richiedenti asilo; coordinamento e potenziamento della presenza in mare per salvare vite e per combattere i trafficanti di esseri umani, così come prevede anche la recente risoluzione delle Nazioni Unite, la n. 2240; collaborazione e sostegno con i Paesi vicini che gestiscono flussi eccezionali di rifugiati; identificazione di canali legali e sicuri per la richiesta di asilo e per l'immigrazione; rimpatri e cooperazione con i Paesi d'origine. Ecco, di tutto questo si sta discutendo in Europa e su tutti questi capitoli si stanno facendo passi avanti. Passi avanti troppo lenti? Ancora insufficienti? Può darsi, ma intanto questa è oggi l'Agenda europea, su questa Agenda si stanno prendendo decisioni concrete ed è merito nostro se oggi nessuno può più sfuggire dal confrontarsi con questa complessità e con questa concretezza.

              Colleghi della Lega, aggiornate i vostri interventi. In Europa - se mai c'è stato - non c'è uno scontro fra buonismo e respingimenti. Lo scontro è fra chi fa solo propaganda e chi cerca soluzioni praticabili (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), fra chi agita spauracchi e paure e chi, passo dopo passo, produce concreti cambiamenti, misure che pongono le basi per una politica europea comune dell’asilo e dell’immigrazione.

              Noi siamo orgogliosi di avere colto per primi questa sfida e di avere contribuito in maniera decisiva a cambiare l'atteggiamento prevalente nelle istituzioni europee.

              Certo, questa complessità richiede anche una maggiore capacità dell'Europa ad un'azione comune in politica estera. La voglio dire così: l'Italia non ha fatto e non farà mai mancare il suo apporto alla Commissione europea e all'Alto rappresentante per la politica estera Mogherini, quando l'Europa fa e farà sentire la sua voce nelle situazioni di crisi e di conflitto. L'Italia non si è sottratta, né si sottrarrà mai, dall’assumere ruoli di responsabilità, quando l'Europa e le Nazioni Unite lo richiedano. L'Italia - lo dico sommessamente al collega Brunetta - non ha nostalgia di un Governo che interpretava la politica estera come la pacca sulle spalle, gli scherzi o le barzellette ai vertici internazionali.

              Noi siamo un grande Paese, abbiamo dimostrato in molti scenari le nostre capacità diplomatiche, politiche e militari; siamo stati ascoltati quando abbiamo richiamato l'attenzione dell'Unione europea sul Mediterraneo e sul Medio Oriente, ma di questo ha parlato la collega Garavini e non mi ci soffermo.

              La nostra bussola deve essere chiara: noi siamo per un multilateralismo efficace, siamo parte dell'Europa, siamo parte della comunità internazionale, che oggi ha identificato come priorità la sconfitta di Daesh, come priorità la capacità di dare forza a chi si batte per la pace e per il dialogo in ognuno degli scenari di crisi.

              È più facile dire che ci sono le guerre e non sapere come fermarle; è più difficile, collega Frusone, identificare i percorsi diplomatici, politici e, quando necessario, anche militari per fermare le violenze, per fermare il terrorismo, per fermare le guerre! L'Europa questo deve fare e l'Italia questo deve aiutare l'Europa a fare. Lo dico anche al collega Fratoianni: noi l’impegno sulla cooperazione internazionale e sui fondi per la cooperazione lo abbiamo assunto, la legge di stabilità dimostrerà che siamo capaci di andare ben oltre gli slogan e ben oltre le affermazioni di principio.

              All'Europa servono riforme, l'Europa sta cambiando, ma deve cambiare ancora di più. Di questo ha parlato Renzi, ha ripreso il tema la collega Berlinghieri. Servono riforme profonde, riforma politica e riforma delle politiche. Riforma delle politiche, perché solo se noi metteremo davvero al centro la crescita, la buona occupazione, la lotta alle disuguaglianze, la creazione di opportunità per i nostri giovani, solo così l'Unione tornerà a scaldare il cuore dei cittadini europei.

              E riforma politica, perché la crisi ci ha detto che solo una nuova governance, un’Europa che riesce a decidere in tempi ragionevoli, che riesce a trovare meccanismi che superino la ricerca su tutto dell’unanimità che blocca qualsiasi possibilità di intervento, solo un’Europa così può affrontare le sfide del mondo di oggi.

              Il Governo ha inviato le sue proposte sulla governance, il Ministro Gentiloni ha lanciato un’idea, un invito ai Paesi fondatori per stimolare un dibattito ampio e aperto sulla riforma della governance europea. Il Parlamento italiano e il PD saranno protagonisti di questa importante iniziativa.

              Infine, una sottolineatura: qualche anno fa, in quest’Aula, fummo costretti a discutere di una durissima lettera della BCE. Avevamo credibilità zero ed eravamo un grave problema per l'Europa. Oggi, quella pagina sembra molto lontana, anche ad alcuni che erano al Governo in quel momento.

              Ebbene, oggi, quella pagina sembra molto lontana e domani ci possiamo presentare al Consiglio europeo con dati economici e finanziari di segno positivo e con il percorso delle riforme avviato con successo. Dimostrare di essere capaci di cambiare l'Italia è forse il modo migliore per andare a Bruxelles e poterla rappresentare con autorevolezza, dando voce alle grandi e straordinarie energie di questo straordinario nostro Paese.

Marina Sereni, 2009-2015