Marina Sereni
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05-11-2015
SU L'UNITA'
PD: L'ERRORE DEGLI ADDII
di Marina Sereni

Quando qualcuno abbandona il partito non è mai un sollievo,  è sempre  un fatto negativo. La pensavo così anche quando alcuni anni fa, segretario Bersani, diversi  amici provenienti dalla Margherita – tra cui Rutelli, che era stato uno dei fondatori del Pd – decisero di uscire. La penso così anche oggi e, anche oggi, credo che la motivazione di chi ha scelto di lasciare il Pd sia profondamente sbagliata. Allora, nel 2009, si riteneva che la gestione di Bersani  stesse allontanando il Pd dal suo progetto originario, schiacciandolo sull’identità degli ex ds. Per me, che pur provenendo dai Democratici di Sinistra avevo scelto di sostenere Franceschini al Congresso, quell’argomento suonava irritante. Non perché non fossi sensibile al tema di dare al Pd un profilo culturale, politico e organizzativo del tutto nuovo rispetto ai partiti del passato, per fondare una casa comune dei riformisti aperta alle domande di partecipazione e di rinnovamento della politica che la società italiana da tempo esprimeva. Ma perché, paradossalmente, proprio l’uscita di alcuni allora rischiava di far mancare a questo processo energie e idee indispensabili , provocando quell’impoverimento culturale del Pd che si andava denunciando come effetto della vittoria congressuale di Bersani. Ora, a parti rovesciate, alcuni (pochi per la verità) di coloro che hanno contrastato Renzi al Congresso – con strumenti e argomenti del tutto legittimi ovviamente – decidono di andarsene ritenendo che questo Pd sia stato “snaturato” .  Questo assunto mi sembra del tutto errato, non corrisponde alle scelte che il Governo sta facendo, non corrisponde alla dinamica dei gruppi dirigenti di questo partito che, certo anche con alcuni limiti, vedono una condivisione di responsabilità molto ampia da parte di dirigenti che al Congresso non avevano sostenuto Matteo Renzi.

Guardiamo all’azione di Governo. Le riforme istituzionali – molto discusse e frutto del contributo di tutti nel Pd – sono nel solco delle posizioni storicamente sostenute dalla sinistra e dal centrosinistra dell’Ulivo, di cui basta andare a rileggersi le tesi. La riforma del mercato del lavoro – che riprende l’elaborazione socialdemocratica della flexsecurity, introducendo garanzie  nuove per coloro che prima non avevano alcuna tutela – sta tra le altre cose producendo un recupero di posti di lavoro dopo una crisi pesantissima. La Legge di Stabilità investe risorse per il sociale, diminuisce la pressione fiscale su famiglie e imprese, scommette sulla ripresa e sulla riduzione delle diseguaglianze. Ci sono punti da discutere? La riunione di ieri sera dei Gruppi parlamentari di Camera e Senato ha dimostrato ampiamente che senza toccare l’impianto miglioramenti sono del tutto possibili.

Se poi guardiamo al partito, alle responsabilità di governo e ai ruoli principali, nessuno può affermare che ci sia stata da parte di Renzi una gestione tesa ad escludere e ad isolare colono che al Congresso avevano votato Cuperlo. Si può sostenere, e a ragione, che il modello organizzativo del Pd vada ripensato, che abbiamo bisogno di irrobustire il partito sul territorio. Ma difficilmente si può ritenere che, nel bene e nel male, siamo di fronte ad un “uomo solo al comando”.

E in ogni caso, uscire dal Pd in cosa renderebbe più di sinistra e migliore la situazione politica? Quando Rutelli uscì dal Pd si illuse di poter  dare vita ad un nuovo soggetto riformista moderato, abbiamo visto poi come è andata a finire... I compagni che oggi escono guardando a sinistra pensano forse di poter cambiare il Paese stando all’opposizione? O piuttosto si accontenterebbero di “far perdere” il Pd? In entrambi gli scenari vedo una sconfitta delle stesse idee per le quali si battono.

Concludo. Il Pd è nato da un’esigenza  profonda del sistema politico italiano, forse perfino troppo tardi. Le famiglie politiche del ‘900 avevano mostrato via via – pur attraversando cambiamenti e generosi tentativi di nuovi inizi – la loro insufficienza. In Europa d’altra parte, di fronte a problemi di natura e dimensione inedite,  i soggetti che incarnano le tradizioni socialdemocratica e democristiana sono messi fortemente in discussione da formazioni populiste di destra e di sinistra…

Il Pd non è il luogo perfetto, certo. Ma abbiamo un profilo politico e un leader che in Europa molti ci invidiano. Non varrebbe la pena  - per il bene dell’Italia – cogliere l’opportunità per stare insieme, facendo ognuno, di volta in volta, le sue battaglie, costruendo quel perimetro entro il quale tutti possiamo sentirci a casa?

Marina Sereni, 2009-2015