Marina Sereni
Marina Sereni
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13-01-2016
OK AL DECRETO ILVA
"SALUTE, AMBIENTE, LAVORO: I PERCHE'' DEL NOSTRO SI'"
Un altro passo avanti, un impegno rispettato per dare le risposte attese dalle lavoratrici e dai lavoratori dell'Ilva, dalla città di Taranto, dall'economia nazionale. Il senso dell'ok del PD al decreto per la cessione dei complessi aziendali del gruppo siderurgico è nelle parole di Chiara Braga, responsabile Ambiente del Partito Democratico, alla quale è stata affidata la dichiarazione di voto nell'aula di Montecitorio.

La dichiarazione di voto di Chiara Braga per il sì del PD alla conversione del decreto legge ILVA

 

 

"Con la conversione del decreto legge per la cessione dei complessi aziendali del Gruppo ILVA il Governo porta a termine un altro impegno, con il pieno sostegno del Partito Democratico.

Il fallimento del maggior complesso industriale per la lavorazione dell'acciaio in Europa risolverebbe a scapito dell’economia nazionale, come già detto in quest’Aula, il surplus di produzione di acciaio, lascerebbe senza esito positivo una enorme questione ambientale e costituirebbe un incredibile vantaggio a favore di concorrenti internazionali (e non è affatto detto che questi ultimi rispettino gli stessi standard ambientali già prescritti all’ILVA).

Un complesso industriale che dà lavoro a 12 mila persone su una superficie complessiva di oltre 15 milioni di metri quadrati  non è un bene qualsiasi da mettere all’asta, ma il luogo in cui poter costruire una nuova opportunità, affrontando  due grandi questioni: l'adeguatezza produttiva nel settore dell’acciaio e l’impatto ambientale.

L’Italia ha oggi un’occasione per dare corso agli impegni recentemente assunti alla Conferenza sul Clima di Parigi: dare concretezza alla decarbonizzazione della sua economia, all’interno comunque di politiche di sviluppo e lavoro, grazie al cambiamento tecnologico, all’innovazione, al risanamento ambientale rafforzati dalle misure del decreto di cui oggi ci occupiamo.

L’Italia è il secondo produttore europeo di acciaio dopo la Germania.

Nel 2014, la siderurgia italiana ha prodotto 23,7 milioni di tonnellate di acciaio.

Nonostante questo dal 2010 siamo importatori netti di acciaio.

Il nostro sistema industriale utilizza l’acciaio per produrre in settori in cui siamo leader nel mondo, parte della ripresa economica da cui è stato caratterizzato il 2015 si basa anche su questo.

Questo è il quadro nel quale ci muoviamo e al quale il decreto-legge 191 dà risposte.

Sulla questione ILVA - primo caso in Europa di commissariamento per motivi ambientali - l’assunzione di responsabilità del Governo è stata importante e fattiva.

Vengono messi a disposizione dal Governo 800 milioni di euro per l’attuazione del piano ambientale; l’obbligo di rivalsa sui responsabili dell’inquinamento, ribadito nel testo approvato dall’aula, attua il principio “chi inquina paga”;

i 300 milioni di euro a favore dell’amministrazione straordinaria, di cui è prevista la restituzione, sono necessari per contemperare le esigenze di continuità produttiva e occupazionale con quelle di tutela ambientale e sanitaria;

il Parlamento ha introdotto misure per l’integrazione al reddito dei lavoratori dello stabilimento di Genova Cornigliano, garantendo l’attuazione dell’Accordo di Programma di Genova;

l’accesso agevolato al Fondo di garanzia per 35 milioni di euro tutela le piccole e medie imprese dell’indotto ILVA;

è garantita la conformità alle norme europee, sia sul piano dei finanziamenti che sul rispetto dell’ambiente e ogni eventuale modifica del piano ambientale dovrà tener conto delle scelte tecnologiche più avanzate e sostenibili che tutti noi auspichiamo.

Il Parlamento interviene efficacemente nella vigilanza sulla riconversione  industriale e sulla bonifica ambientale e sanitaria dello stabilimento.

Aggiudicazione, piano industriale e risanamento ambientale, viaggiano di pari passo. 

E’ evidente, colleghi deputati, che esiste una profonda divergenza tra la nostra visione e alcune affermazioni delle opposizioni: per noi il futuro del gruppo ILVA e di Taranto passa dalla capacità di tenere insieme il destino produttivo dell’area e il suo imprescindibile risanamento ambientale e sanitario. In quest’aula è stato affermato da alcuni esattamente il contrario e di questo contrario l’Italia non ha bisogno.

Taranto non è poi solo il polo siderurgico ILVA, ma anche l’intera riqualificazione dell’area cittadina in funzione del già avviato Contratto istituzionale di Sviluppo, occasione di recupero ambientale e di lavoro finanziata dal Governo con oltre 270 milioni di euro.

Penso agli interventi per il porto di Taranto, per il quartiere Tamburi; penso alla bonifica del deposito radioattivo Cemerad di Statte abbandonato da oltre 15 anni, risolto grazie anche all’intervento diretto della Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti.

Rispondiamo al dovere di dare un futuro a Taranto con una visione complessiva, seria, moderna, di cui il decreto-legge 191 è parte essenziale.

Allarghiamo lo sguardo, colleghi deputati.

Parlare di green economy non è un esercizio retorico o un insieme di vuoti proclami contro questo o contro quello. Sono questioni concrete, che hanno un impatto diretto sulle imprese e sui lavoratori.

Negli Stati Uniti, qualche anno fa, il gruppo Chrysler viene sottoposto a una procedura prefallimentare.

Il presidente Barack Obama – lo ha ricordato anche stanotte nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione - vede l’occasione di un cambio di passo: la cessione al gruppo FIAT si accompagnerà a una nuova filosofia produttiva, destinata a portare negli Stati Uniti nuovi modelli di auto, a minore impatto ambientale.

Il governo degli Stati Uniti sostiene economicamente questo passaggio: la risposta alle critiche della destra e delle forze conservatrici è il rapido raggiungimento di utili, la restituzione del prestito statale, una profonda innovazione tecnologica e nuovi posti di lavoro.

Il gruppo ILVA, come Chrysler, ha l’occasione reale di trasformarsi “da grande malato” a campione positivo dell’innovazione e del rilancio produttivo sostenibile.

E’ dovere dell’Italia, seconda potenza manifatturiera d’Europa e settima al mondo, rispondere alla sfida dell’innovazione e della sostenibilità del suo modello produttivo. Come già accade per tante piccole e medie imprese in tutto il Paese.

Con le risposte alla vicenda ILVA abbiamo una concreta opportunità di implementare tecnologie nuove e di consolidare la consapevolezza finalmente matura nel Paese che non può più esistere ricerca del profitto senza porsi la questione della sostenibilità ambientale e sociale delle scelte fatte per conseguirlo.

Innovazione tecnologica e tutela ambientale non sono soltanto il futuro; sono il presente che vogliamo sostenere e guidare.

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L’esperienza parlamentare mi ha insegnato che è più utile, e anche più bello, spendere le proprie energie per avviare a soluzione i problemi piuttosto che continuare soltanto a proclamare che i problemi esistono.

La conversione del decreto-legge 191 sarà un esempio di concretezza nella soluzione di un problema.

Abbiamo un passato da riparare, alcuni errori da recuperare ma un futuro di orgoglio e speranza da costruire, per Taranto e per il Paese.

Per questo il Partito Democratico voterà convintamente  SI' alla legge di conversione del decreto legge 191 del 2015 per la cessione a terzi dei complessi aziendali del Gruppo ILVA.

Marina Sereni, 2009-2015