Marina Sereni
Marina Sereni
<b>941</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>34</b> Eventi da me promossi
<b>140</b> Interventi a Montecitorio
<b>127</b> Impegni in Italia
<b>54 </B> Missioni e incontri internazionali
27-01-2016
L'ULTIMA MADRE A MONTECITORIO
"IL CORAGGIO DISARMATO DELLE MADRES E ABUELAS ARGENTINE"

Letture di alcuni brani tratti dal libro L’ultima madre

(Palazzo Montecitorio, Sala Aldo Moro, 27 gennaio 2015))

 

Saluto istituzionale dell’on. Marina Sereni,

Vicepresidente della Camera dei deputati

 

Sono onorata di porgere il saluto della Camera dei deputati a Giovanni Greco, autore e regista dell’Ultima madre, agli illustri relatori che animeranno il dibattito ed ai componenti del cast che ci leggeranno alcuni brani dell’opera di Giovanni Greco. Vorrei inoltre esprimere la mia gratitudine all’Accademia nazionale d’Arte drammatica ed al Teatro di Messina, qui rappresentati rispettivamente dalla direttrice Daniela Bortignoni e dal direttore artistico Ninni Bruschetta ed al produttore dello spettacolo Giuseppe Ministeri.

Il collega Currò ha voluto questa iniziativa nella Giornata della memoria per le vittime dell’Olocausto, perché l’organizzazione burocratica della morte, il segreto degli assassini, le sparizioni dei corpi, la stessa retorica dei carnefici richiamano la logica dell’universo concentrazionario nazista.

Nella società più avanzata dal Cono sur, nella civile Argentina che Borges aveva definito un’”Europa desterrada”, nell’arco di pochi anni si produsse l’incubo della violenza di Stato, la negazione completa della dignità umana, il male quotidiano e sistematico delle sottrazioni e delle sparizioni.

Ai “voli della morte”, alle sparizioni operate dalla violenza di Stato, ai “bambini rubati”, la società civile argentina seppe opporre il coraggio disarmato delle madres e delle abuelas della Plaza de Mayo, che continuano ancora oggi la loro battaglia per recuperare un’identità per troppo tempo negata e di cui occorre invece fare memoria.

L’Italia ai tempi della dittatura si macchiò di complicità con quei delitti efferati. Ma poi abbiamo cercato di riparare.

Nel nostro Paese sono stati promossi numerosi procedimenti penali a carico dei militari golpisti responsabili delle sparizione di centinaia di cittadini argentini con ascendenze italiane: alcuni di questi si sono conclusi con sentenze di condanna all’ergastolo ma è ancora in corso di svolgimento a Roma un importante processo sul cosiddetto Plan Condor, il complotto di forze armate e organismi repressivi dei vari Paesi latinoamericani, per liquidare ogni opposizione, che causò decine di migliaia di morti e desaparecidos.

Il suo svolgimento, sia pure tardivo, è un segnale positivo sulla strada che conduce al rispetto dei diritti umani inteso come protezione effettiva delle vittime di qualsivoglia violazione della normativa internazionale in materia.

Sempre in questa prospettiva, il Parlamento ha recentemente autorizzato, con la legge 29 luglio 2015, n. 131, la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro le sparizioni forzate, che costituisce  un importante strumento normativo internazionale, capace di coniugare norme del diritto internazionale dei diritti umani con quelle del diritto umanitario e del diritto penale internazionale.

Ma l’Italia è accanto all’Argentina anche in questo coraggioso processo di riappropriazione della memoria e dell’identità delle vittime, come testimoniano le recenti visite del Presidente del Senato e della Presidente della Camera al Museo della Memoria, a Buenos Aires, che ha sede in quello che fu uno dei più terribili centri di detenzione e di tortura della Guerra sucia. Ancora più significativa la scelta di consegnare alle autorità argentine una vasta documentazione archivistica, prima custodita dalla rete diplomatico-consolare italiana, sulle vicende personali di molti desaparecidos di origine italiana: si tratta del primo paese europeo a compiere questo passo e ne siamo orgogliosi perché ciò potrà sicuramente servire a ricostituire i percorsi biografici di vittime di quegli anni terribili.

L’Ultima madre ci restituisce, attingendo ai toni del realismo magico degli scrittori del Cono Sur, quell’epopea tragica, partendo dalle vite di due madri e due famiglie che vengono a contatto proprio nel periodo più cupo della dittatura militare.

Credo che nelle sue pagine si ritrovi tutto il potere evocativo e riparatore della grande letteratura, che crea il miracolo di rendere visibili, vive, quelle persone che non sono più tra noi, dando un volto ed un nome – come ha scritto una grande autrice argentina, Elsa Osorio – a “ciò che altrimenti sarebbe solo assenza”.

 

 

 

Marina Sereni, 2009-2015