Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>35</b> Eventi da me promossi
<b>169</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>140</b> Impegni in Italia
<b>55 </B> Missioni e incontri internazionali
27-01-2016
LE REGIONI A STATUTO SPECIALE E LA RIFORMA COSTITUZIONALE
"NE' DISTANZA, NE' SEPARATEZZA, MA RESPONSABILITA' NAZIONALE"
Seminario

Il futuro delle Regioni a statuto speciale

alla luce della riforma costituzionale”

 

Buon pomeriggio a tutte e a tutti.

Ringrazio il presidente Gianpiero D’Alia che ha organizzato questo seminario e saluto i relatori: il professor Stelio Mangiameli, direttore dell’ISSiRFA, il dottor Raffaele Squitieri, presidente della Corte dei conti, il professor Gaetano Silvestri, presidente emerito della Corte Costituzionale, e l’onorevole Gianclaudio Bressa, in rappresentanza del Governo. Ringrazio altresì per la partecipazione i rappresentanti delle regioni intervenuti.

Il seminario promosso dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali  richiama la nostra attenzione sul tema delle autonomie speciali, in un momento che si preannuncia fervido di sviluppi per il regionalismo italiano e, più in generale, per tutto il sistema delle autonomie territoriali.

La riforma costituzionale che è ormai prossima alla sua deliberazione definitiva da parte della Camera e che sarà sottoposta al referendum popolare nel prossimo autunno costituisce infatti per tutti, Parlamento nazionale e autonomie regionali, una sfida impegnativa per rimettere in asse il nostro paese lungo il percorso della crescita e dello sviluppo. Sicuramente il Parlamento costituisce la sede più appropriata per affrontare questo tema: è la sede in cui le ragioni della specialità si incontrano e si fondono con le ragioni della unità e della solidarietà nazionale.  Attraverso il riconoscimento delle Regioni speciali la nostra Costituzione ha voluto infatti valorizzare le differenze di particolari territori e comunità, nella consapevolezza che l’attribuzione di forme particolari di autonomia, lungi dal costituire il recepimento di istanze localistiche, rispondeva – e risponde tuttora - ad un problema che riguarda l’intero sistema.

Specialità dunque non vuol dire distanza, non vuol dire separatezza, ma riconoscimento della peculiarità di alcuni territori per note ragioni di ordine storico, politico e culturale che conservano tutt’oggi una loro validità. Il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sulle problematiche concernenti l’attuazione degli statuti delle Regioni ad autonomia speciale, approvato dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali, ci fornisce un quadro completo e dettagliato sull’autonomia speciale, soffermandosi sia sulle questioni di carattere istituzionale che sulle tematiche relative agli aspetti finanziari. Particolarmente apprezzabile è il taglio del documento, che, senza perdere di vista un inquadramento generale dei problemi, affronta questioni specifiche e cerca di individuare soluzioni concrete. Nel complesso emerge un quadro variegato sulle autonomie speciali, con luci ed ombre, con modelli da imitare e problemi da risolvere, dove il punto centrale resta il mantenimento e la valorizzazione della specialità in un sistema in cui tutti sono chiamati alla responsabilità nazionale.  La proposta finale di un nuovo percorso unitario delle autonomie speciali, con lo sguardo anche alla futura attuazione della riforma costituzionale, richiama alla mente quello che Martines definiva il “diritto comune delle Regioni speciali”.

Del resto, le autonomie speciali, laddove hanno saputo sfruttare appieno le prerogative ad esse riconosciute dagli statuti per rispondere alle esigenze peculiari dei cittadini del loro territorio, possono costituire un modello anche per le regioni ad autonomia ordinaria. In quest’ottica potrebbe trovare una diversa considerazione anche la disposizione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, che consente il riconoscimento di forme particolari di autonomia anche per le Regioni ordinarie, nella prospettiva di una “specialità diffusa” in grado di rispondere in maniera mirata ai bisogni emergenti dai diversi territori, sempre nell'ottica di una valorizzazione delle diversità in un quadro concordato di responsabilità.

Questa sfida potrà tuttavia essere affrontata e vinta se tutti insieme saremo in grado di lavorare dentro un quadro unitario e condiviso, capace di tenere conto certamente dei vincoli (non solo finanziari) che sono davanti a noi, ma anche delle enormi potenzialità che la ricchezza dei territori e delle comunità possono svolgere per lo sviluppo del nostro Paese.

So che gli interventi sono rigorosamente contingentati, non rubo dunque altro tempo ed auguro a tutti e a tutte un buon lavoro.

 

Marina Sereni, 2009-2015