Marina Sereni
Marina Sereni
<b>931</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>34</b> Eventi da me promossi
<b>138</b> Interventi a Montecitorio
<b>127</b> Impegni in Italia
<b>53 </B> Missioni e incontri internazionali
14-04-2016
RICORDO DI MIRIAM MAFAI A MONTECITORIO
"POLITICA E GRANDE GIORNALISTA, CI MANCA LA SUA PASSIONE"
Voglio fare un ringraziamento non formale alla Fondazione Istituto Gramsci per aver voluto organizzare, insieme al Gruppo dei deputati del PD questa bella occasione di riflessione e di ricordo sulla figura di Miriam Mafai e per averla voluta organizzare qui alla Camera dei deputati.  Miriam è stata una donna della politica ed è stata una bravissima giornalista. E io che l’ho conosciuta soprattutto negli ultimi anni della sua vita,  non sono mai riuscita a distinguere la giornalista dalla politica appassionata, di sinistra, progressista, aperta a una riflessione complessa e profonda su quello che eravamo e quello che saremmo dovuti essere. Ma, pur essendo sempre stata di sinistra, è stata una protagonista dell’Italia repubblicana e democratica molto oltre gli steccati e i confini del  suo ‘campo’ politico.  Per questo mi piace che il suo ricordo avvenga qui, in un luogo istituzionale in cui Miriam è stata parlamentare per pochissimo, soltanto due anni, tra il 1994 e il 1996. Fu eletta, passando per Alleanza Democratica, nelle fila dei Progressisti, alla prima esperienza con i collegi uninominali. E non credo sia un caso che la sua esperienza parlamentare sia avvenuta in un momento di passaggio, che molti di noi speravano fosse un momento di svolta e che invece poi abbiamo scoperto essere l’inizio di una lunghissima transizione politica che forse, dico forse, sta per concludersi soltanto adesso.  Comunque non credo che sia un caso che uno spirito libero e critico, un temperamento forte e lontano dalle convenzioni, non solo abbia  fatto la sua prima e unica esperienza parlamentare in quel passaggio così  particolare e che poi non si sia più voluta candidare. Ho trovato un ricordo di Vittorio Emiliani che raccontava di essere stato suo compagno di banco  durante quella legislatura e rammentava che lei spesso dicesse: ‘ma che noia!” E, mentre  lui le ricordava che avrebbe dovuto conoscere bene il Palazzo, ‘Non lo sapevamo prima Miriam? Tu poi che qui sei di casa da tanto tempo!”,  lei obiettava: ‘Già, ma un conto è stare fuori dalla gabbia e un altro starci dentro’.  Ecco credo che per questo Miriam, che non ha mai smesso di essere una militante e una dirigente politica, abbia  usato il suo mestiere per esprimere questa sua grande passione civile e politica, abbia deciso, pur avendo lavorato con grande scrupolo e dedizione per due anni, di tornare alla scrittura. Articoli e libri sono stati per lei il modo migliore per esprimersi, per questo è importante questo passaggio di carte, ovvero la donazione al Gramsci dell’archivio di Miriam. Lei ci ha lasciato un’eredità ricca e attualissima e ringrazio tutti coloro che oggi lavorano per raccogliere e sistemare il suo lascito prezioso, per noi e per le generazioni più giovani. Infine una mia piccola testimonianza. Claudia Mancina ha curato per la Treccani, che ha dedicato una sezione alle donne importanti nella politica italiana, una voce su Miriam Mafai scrive: ‘soffrì i fallimenti politici delle nuove formazioni della sinistra e non trovò convincenti la sintesi di tradizione comunista e tradizione cattolica operata dal Partito Democratico (che le ricordava l’infelice unificazione tra socialisti e socialdemocratici del 1966)’. E però poi aggiunge: ‘c’è delusione, ma non sfiducia’. Ecco, io sono stata testimone di un piccolo episodio di questo atteggiamento, molto esigente, mai accomodante, ma al tempo stesso ottimista e aperto.  E questa esperienza è legata ai primi mesi di vita del PD. Miriam Mafai fu tra le 20 personalità indicate dal primo segretario del PD, Walter Veltroni e nella Direzione Nazionale. E in questa veste partecipò alla Commissione Codice Etico - che non aveva niente a che vedere con l’argomento corruzione, ma si occupava dei temi etici che come partito avremmo dovuto affrontare -  affidata al presidente Castagnetti.  In quel periodo a me toccò di fare un’esperienza davvero istruttiva come vice capogruppo qui alla Camera, esperienza che avevo cominciato nella brevissima legislatura 2006/2008 quando eravamo ancora Uniti nell’Ulivo ed avevamo già sperimentato nella travagliata vita del Governo Prodi e dell’Unione la difficoltà di trovare nel centrosinistra punti di mediazione sui temi su quali le diverse sensibilità non convergevano spontaneamente. Ricordate i Dico? Quelli che oggi chiamiamo unioni civili e che, finalmente, abbiamo approvato al Senato e speriamo di approvare definitivamente entro maggio anche qui a Montecitorio.  Tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 affrontammo, dall’opposizione, una discussione difficilissima  in un clima arroventato dal caso di Eluana Englaro, il tema del testamento biologico.  Dopo 17 anni di  coma vegetativo e  11 processi, nel 2008 la famiglia di Eluana cercò di far eseguire la decisione dei giudici di autorizzare l’interruzione dell’alimentazione. Decisione che venne bloccata dal governo Berlusconi con un decreto. Ecco, in questo scenario stavamo occupandoci qui a Montecitorio della DAT (Dichiarazione anticipata di trattamento), altrimenti detto testamento biologico. A me toccò di cercare una mediazione interna al nostro gruppo. Dopo molte riunioni e molto lavoro, io scrissi una lettera che poi fu pubblicata anche da Europa nella quale dicevo che ‘finalmente’ eravamo arrivati a una sintesi avanzata e accettabile. Lo scrivevo il 21 gennaio 2009.  Una settimana dopo mi arriva una mail di Miriam che dice, ‘Cara Marina, dalla lettera di Bersani (che aveva scritto quel giorno su La Repubblica) e dalle dichiarazioni di Tonini, mi sembra di poter arrivare a una conclusione: soltanto io ho letto le tue parole con le quali ci informavi delle conclusioni alle quali eravate arrivati in tema di DAT dopo due mezze giornate di assemblea. Ma Tonini e Bersani, a quanto pare, o non erano presenti o non erano convinti delle conclusioni. Posso avere da te delle spiegazioni?’. Non vi racconto del nostro ulteriore scambio di email - su un tema sul quale continuò un dibattito tra noi anche su altre testate - né so dirvi se la mia spiegazione fu convincente per lei. Posso dire solo che, a distanza di anni, ora che in questa Camera si torna a discutere di "fine vita" quei 10 punti di allora sono ancora utili per il lavoro parlamentare di oggi  in commissione. Tutto questo per dirvi che fino all’ultimo abbiamo avuto in Miriam Mafai una persona vivace, attenta ai temi più nuovi, fortemente convinta dei valori di laicità, ma anche aperta alla discussione e al confronto. Ci manca per questo, per il suo sguardo, la sua vivacità e la sua curiosità. Grazie per questo convegno e buon lavoro
Marina Sereni, 2009-2015