Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>35</b> Eventi da me promossi
<b>169</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>140</b> Impegni in Italia
<b>55 </B> Missioni e incontri internazionali
17-05-2016
RIUNIONE COMMISSIONE GIURIDICA CDE
"IL DIALOGO TRA I PARLAMENTI CI FA CRESCERE NEI DIRITTI"

"L'adeguamento della legislazione interna alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali è un preciso impegno per ogni Stato membro del Consiglio d’Europa, e dovrebbe essere perseguito con l’attuazione delle sentenze della Corte, e nella formazione delle leggi. Il nostro Paese è stato più volte richiamato per l’affollamento delle carceri, per la durata eccessiva dei processi e per alcuni casi, avvenuti in passato, di espulsioni di cittadini stranieri.  Ma su questi temi abbiamo in questa legislatura fatto notevoli progressi..." Ne ho parlato aprendo il seminario sulla responsabilità parlamentare dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, che abbiamo l’onore di ospitare qui a Roma, alla Camera. Ecco il mio intervento.

 

Riunione della Commissione Giuridica dell’Assemblea CdE

Roma, Palazzo Montecitorio, 17 e 18 maggio 2016

 

Intervento della Vicepresidente della Camera dei deputati, Marina Sereni

 

 

Buongiorno a tutte e a tutti i presenti. Sono lieta di portare il saluto della Camera dei deputati all’apertura dei lavori della Commissione per gli affari giuridici e i diritti dell’uomo dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, che abbiamo l’onore di ospitare qui a Roma, in questo Palazzo Montecitorio.

Desidero salutare il Presidente della Commissione, Alain Destexhe, e tutti i parlamentari presenti, provenienti dai 47 Paesi membri di questa Organizzazione internazionale, che è stata la prima grande e concreta realizzazione di quello spirito europeista sorto con grande vigore all’indomani della fine dell’ultima guerra mondiale. Credo sia utile ricordarlo sempre, ma soprattutto in questa fase politica caratterizzata dal rinascere nel nostro continente di sentimenti di chiusura e di egoismi nazionali.

Saluto gli autorevoli ospiti che interverranno ai lavori: il Ministro Orlando e il giudice Zagrebelski, che saranno protagonisti dello scambio di opinioni sulle sfide che il nostro paese deve affrontare per conformarsi al diritto della Corte di Strasburgo.

Saluto e ringrazio della loro presenza la Presidente della Corte Penale Internazionale, Silvia Fernandez, e il Segretario Generale dei Parliamentarians for Global Action, David Donat Cattin. Trovo veramente importante che l’Assemblea del Consiglio d’Europa abbia deciso di attivarsi, tramite la redazione di uno specifico rapporto, per una maggiore cooperazione con la Corte Penale Internazionale. La lentezza dei progressi fatti dopo l’adozione dello Statuto di Roma, entrato in vigore quasi quattordici anni fa, in particolare riguardo alla mancanza di una ratifica universale e di una sua effettiva implementazione a livello delle legislazioni nazionali, oltre a una difficoltà di cooperazione con altre organizzazioni internazionali e con alcuni paesi, ne ha certo ridotto la possibile efficacia, rischiando di frustrare le grandi speranze che aveva suscitato.

Ringrazio infine la Delegazione parlamentare italiana e il suo Presidente Nicoletti per aver promosso questa  iniziativa, avviata questa mattina con una riunione della Commissione per il regolamento e le immunità dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, e che si concluderà domani con il Seminario parlamentare che approfondirà alcuni dei temi all’ordine del giorno di oggi.

La Camera dei deputati negli ultimi anni ha collaborato molto spesso con l’Assemblea del Consiglio d’Europa, ospitando varie riunioni di Commissione, Conferenze e Seminari.

Questo  contribuisce fortemente a creare un giusto raccordo tra l’attività internazionale e l’attività nazionale. Il coordinamento di tutte le diverse istanze e istituzioni è sempre più di fondamentale importanza. Tutte le istituzioni, ad ogni livello, devono cooperare per « mettere in rete le loro acquisizioni ». Il diritto si va sempre più internazionalizzando, sotto la spinta della globalizzazione. Penso non soltanto alla ricaduta sugli ordinamenti interni dei numerosi trattati con i quali ci si impegna in azioni e progetti con altri Stati, con rilevanti implicazioni economiche e sociali, ma anche al percorso giurisdizionale di globalizzazione del diritto, segnato dall’avvento di una sorta di “dialogo costituzionale” tra corti internazionali e di altri Stati in nome dei diritti.

A questo proposito vorrei tornare sull’importanza dei temi in agenda di questa Commissione, focalizzandomi in particolare sul tema specifico dell'attuazione in ambito nazionale delle sentenze e della giurisprudenza della Corte dei diritti dell’Uomo.

L'adeguamento della legislazione interna alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali è infatti un preciso impegno per ogni Stato membro del Consiglio d’Europa, e come tale dovrebbe essere perseguito, oltre che nella fase discendente, ovvero con l’attuazione delle sentenze della Corte, anche, e con particolare attenzione, nella fase « ascendente », in sede di formazione della legislazione.

Nella fase discendente è primariamente il Governo che deve attivarsi per sanare i principali deficit che riguardano un paese. Il nostro Paese è stato più volte richiamato per l’affollamento delle carceri, per la durata eccessiva dei procedimenti giurisdizionali e l’assenza di ricorsi efficaci, nonché per alcuni casi, avvenuti in passato, di espulsioni di cittadini stranieri in violazione della Convenzione.  Ma su questi temi abbiamo in questa legislatura fatto notevoli progressi come dirà sicuramente il Ministro Orlando.

Nei casi di mancata attuazione della Convenzione, oppure in particolare laddove venga richiesta una riforma legislativa, il ruolo dei parlamenti è indispensabile, poiché si trovano ovviamente in una posizione privilegiata per indurre gli organi esecutivi a giustificare e a modificare il loro operato.

E all’interno dei parlamenti è importante il ruolo delle delegazioni nazionali in seno all’Assemblea Parlamentare che, in virtù del doppio mandato che rivestono, fungono da stimolo in questo processo, promuovendo la comprensione e l’applicazione degli standard della Convenzione a livello interno.

Nella fase ascendente credo sia un ulteriore specifico compito del parlamento verificare il rispetto degli standard della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), rafforzando i propri meccanismi interni, con l’intento di consolidare il sistema della Convenzione, arginando il potenziale flusso di istanze rivolte alla Corte. L’Assemblea del Consiglio d’Europa si è già espressa sul tema, fin dal 2011[1], esortando i parlamenti nazionali a elaborare procedure adeguate a verificare la compatibilità dei progetti di legge con le norme della CEDU e a monitorare l’attuazione delle sentenze formulate dalla Corte di Strasburgo. Tuttavia, ad oggi molti parlamenti non dispongono ancora di meccanismi adeguati per svolgere tale funzione.

Nel Parlamento bicamerale italiano, sia la Camera dei deputati che il Senato hanno Commissioni per gli affari costituzionali; in seno al Senato è presente una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Alla Camera è invece presente un apposito comitato in seno alla Commissione Affari esteri. Queste sono le commissioni che esaminano le sentenze della Corte EDU al fine di valutare e adottare le riforme legislative necessarie. Le commissioni in questione ricevono anche una relazione annuale sulle sentenze dalla Presidenza del Consiglio (si veda anche la sezione 2.1). Nella loro responsabilità, tuttavia, non rientra il controllo legislativo dell’osservanza della CEDU, che costituisce un’attività trasversale svolta dalle Commissioni permanenti.

Dai lavori di questa commissione, e del seminario di domani, è auspicabile quindi che possano evidenziarsi quelle che sono le migliori pratiche a livello europeo, in grado di portare ad un grado più elevato la sincronia dei lavori dei parlamenti nazionali e delle istituzioni di Strasburgo nel campo, irrinunciabile, della difesa dei diritti.

Ricordo come lo scorso anno qui, alla Camera dei deputati, è stato promosso un seminario parlamentare, d'intesa con la Commissione politica dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, sulla predisposizione di un codice etico per i parlamentari.

A distanza di dodici mesi, con l’approvazione di un testo da parte della Giunta per il regolamento della Camera, l’Italia è riuscita a inserirlo anche nel nostro ordinamento.

Questo dimostra che un dialogo efficace e fruttuoso tra le istituzioni nazionali ed il Consiglio d’Europa è una opportunità per crescere e migliorare.

Marina Sereni, 2009-2015