Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>36</b> Eventi da me promossi
<b>175</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>144</b> Impegni in Italia
<b>56 </B> Missioni e incontri internazionali
30-06-2016
SEMINARIO ASEM/IAI/MAECI
"COOPERAZIONE ASIA/EU IMPORTANTE PER ECONOMIA E POLITICA"

Asia ed Europa nel XXI secolo.

Le sfide delle nuove Vie della Seta

Palazzo Montecitorio, Sala della Regina, 30 giugno 2016

 

Mi fa molto piacere aprire i lavori di questo importante seminario promosso dall’Istituto Affari internazionali (IAI) e dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, dedicato ai nuovi scenari delle relazioni euro-asiatiche.

Porgo il benvenuto, a nome della Camera dei deputati, all’amb. Ferdinando Nelli Feroci, Presidente dello IAI, al sen. Benedetto Della Vedova, Sottosegretario agli Affari esteri e a tutti gli altri autorevoli partecipanti alle due sessioni di lavori, che cercheranno di approfondire i diversi profili del partenariato euro-asiatico, alla luce del recente meeting parlamentare euro-asiatico (ASEP 9), svoltosi ad Ulan Bator il 21 ed il 22 aprile scorso, ed in vista dell’XI vertice dei capi di Stato e di Governo che si terrà sempre nella capitale mongola il 15 e 16 luglio prossimi e che coinciderà con il ventennale di questo forum internazionale.

L’incontro di aprile nella capitale mongola, al quale ho potuto partecipare in rappresentanza della Camera, ha confermato la sostanziale validità della cooperazione interparlamentare euro-asiatica il cui obiettivo è di rafforzare i contatti tra i paesi delle due aree e di promuovere uno scambio d’informazioni e di esperienze.

L’ASEP – che costituisce il versante parlamentare dell’ASEM – riunisce oggi oltre cinquanta Parlamenti euro-asiatici, associando legislatori appartenenti a sensibilità e a famiglie politiche diverse: un formato che può, anzi deve, preparare e sostenere nel migliore dei modi la cooperazione intergovernativa, svolgendo un ruolo essenziale di raccordo e di rappresentanza tra la sfera del decision making, spesso operante a livello internazionale e sovranazionale, e quella delle opinioni pubbliche nazionali.

La riunione di Ulan Baator ha sviluppato i temi posti al centro del Vertice di Milano del 2014, dalla ricerca di nuove forme di partenariato per le comuni sfide del futuro alle grandi questioni della connettività – materiale e digitale – tra Europa e Asia.

Il carattere informale dei lavori, la presenza di rappresentanti della politica, dell’economia e della cultura, la partecipazione paritaria dei Paesi membri, fanno del forum interparlamentare un’interessante arena di dialogo tra due regioni, l’Asia e l’Europa, sempre più significativamente legate da relazioni tra individui e istituzioni, infrastrutture materiali e digitali, corridoi energetici, circolazione di beni, e naturalmente da problemi comuni quali le sfide ambientali e di sicurezza.

Ancora più significativo, ovviamente,  il versante intergovernativo – l’ASEM – che nell’arco di un ventennio si è qualificato come il principale foro multilaterale delle relazioni euro-asiatiche, contribuendo a fare dell’Europa (che vi aderisce sia attraverso l’UE che con i suoi Stati membri), un interlocutore efficace e credibile per i principali attori statuali dell’Asia orientale.

Nel quadro del partenariato euro-asiatico, non è un caso che il tema del rafforzamento della connettività, intesa sia in senso fisico che digitale, abbia assunto una vera e propria valenza strategica, come testimoniano le Conclusioni del Vertice di Milano del 2014 e l’articolazione stessa dei lavori del prossimo Summit di luglio, poiché esso costituisce il presupposto per una cooperazione davvero efficace.

La connettività è oggi al centro di una cooperazione più istituzionalizzata rispetto al passato, con ottime prospettive di produrre risultati importanti, anche per il diretto coinvolgimento di alcuni attori-chiave, come la Cina, che si è fatta portatrice dell’ambizioso progetto delle “Nuove Vie della Seta”, un vastissimo progetto d’infrastrutturazione economica, commerciale ed energetica che aspira a ridefinire i confini di quella che, con le parole del grande storico francese Fernand Braudel, possiamo definire una vera e propria “economia-mondo”.

La politica One Belt, One Road (OBOR) costituisce una cornice privilegiata entro la quale sviluppare meccanismi di finanziamento della connettività infrastrutturale eurasiatica sia terrestre sia marittima. Cruciali si prospettano a tal fine due strumenti che Pechino ha ufficialmente messo in campo nel 2014: la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali e il Silk Road Fund da 40 miliardi di dollari.

All’AIIB hanno rapidamente aderito molti Paesi europei (tra cui l’Italia), per i quali la nuova istituzione finanziaria può rappresentare un’importante porta di accesso a nuove opportunità economiche nel contesto asiatico.

L’adesione all’AIIB potrebbe infatti facilitare l’accesso europeo al mercato interno cinese e favorire la partecipazione ai lavori di costruzione infrastrutturale, anche se ai membri non asiatici è concessa una quota azionaria complessiva non superiore al 25%.

La nuova istituzione rappresenta, di fatto, il tentativo di Pechino di creare un’alternativa, nuova e trainata dal dinamismo economico cinese, al tradizionale sistema finanziario internazionale.

L’enorme potenziale di questa proiezione dello Smart Power cinese su vasta scala – fondata su robuste dotazioni finanziarie e sul dinamismo del capitalismo di Stato cinese – si riassume nella previsione di 1.200 miliardi di dollari per investimenti diretti esteri della Cina tra il 2014 e il 2020, di cui la più parte incanalati verso i paesi interessati dalla “One Belt,One Road” che si aggiunge alla previsione di circa 15.000 miliardi di dollari in importazioni da parte della Cina nello stesso arco temporale: combinazione che Pechino ritiene capace di sostenere la crescita globale e generare circa sette milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo.

Se lo scambio di merci, servizi e capitali sta permettendo all’area euro-asiatica di costruire rapporti economici sempre più solidi, il dialogo appare ancora poco strutturato sui temi della sicurezza, in ragione dell’assenza, per lunghi anni, di una minaccia comune percepita come tale.

Gli ultimi anni segnano tuttavia una significativa inversione di tendenza, soprattutto nei campi del contrasto alla pirateria, della lotta al terrorismo e sicurezza informatica. Tuttavia, se si esclude la lotta alla pirateria, la rinnovata volontà di affrontare assieme queste sfide tipiche di un mondo globalizzato non si è ancora tradotta in misure efficaci.

Il nostro Paese può svolgere un ruolo-chiave affinchè l’ASEM ampli il proprio perimetro d’intervento in questa direzione, poiché il contrasto dei fenomeni criminosi globali è punto essenziale anche al fine di sviluppare una maggiore integrazione e cooperazione economica.

L’Asia è oggi al centro di intensi processi di globalizzazione, che portano ad una ridislocazione delle forze economiche mondiali. Basti pensare che è diventata il più importante partner commerciale dell’Unione europea, rappresentando un terzo del commercio totale e sorpassando gli stessi stati dell’Area NAFTA (North American Free Trade Agreement): più di un quarto degli investimenti europei esteri fanno capo all’Asia e al contempo i global players asiatici emergenti cercano fortemente di realizzare accordi commerciali con l’Europa.

La mondializzazione incide sui tradizionali equilibri internazionali, aprendo da un lato immense prospettive ed opportunità di sviluppo ai popoli del mondo in termini di maggiore libertà, di prosperità e di arricchimento culturale, ma al tempo stesso delinea nuovi rischi, segnati dal divampare dei conflitti regionali, dalle minacce terroristiche, da una maggiore insicurezza e da un aumento delle diseguaglianze nelle aree più progredite del Pianeta.

In questa temperie di profondi cambiamenti, una relazione euro-asiatica efficace non avrebbe soltanto un indubbio valore pratico in termini di potenziamento delle sinergie e della cooperazione in tanti settori, dall’energia alla sicurezza, ma avrebbe anche un notevole valore politico, poiché darebbe sostanza a quelle dinamiche multilaterali virtuose ed inclusive che rappresentano la risposta migliore ai rigurgiti nazionalistici, alle tensioni regionali e a quella sfiducia nelle capacità della politica di guidare i processi globali che affligge  le opinioni pubbliche praticamente in tutti i paesi democratici di entrambe le regioni.

 

Marina Sereni, 2009-2015