Marina Sereni
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03-07-2016
INTERVENTO CRISTINA BARGERO (11 LUGLIO 2016)
CRISTINA BARGERO, Relatrice per la maggioranza per la X Commissione. Presidente, come già anticipato dal collega relatore Bratti, io interverrò sugli aspetti legati alle obbligazioni finanziarie e contrattuali del decreto, soprattutto in merito all'articolo 1, comma 1, lettera a), dove si interviene relativamente alla restituzione del prestito di 300 milioni da parte dell'amministrazione straordinaria. Il prestito di 300 milioni era stato previsto dal precedente decreto n. 191 del 2015 per fare fronte alle indilazionabili esigenze finanziarie del gruppo Ilva, ossia per permettere alla gestione straordinaria di continuare l'attività produttiva, vale a dire il pagamento degli stipendi, delle manutenzioni e dei fornitori.
  Tuttavia, all'indomani dell'adozione del decreto n. 191, la Commissione ha avviato un'indagine approfondita per stabilire se il sostegno dello Stato italiano alle acciaierie Ilva rispetti o meno la normativa UE sugli aiuti di Stato; un'indagine estesa anche al prestito di 300 milioni.
  La normativa europea sugli aiuti di Stato nel settore siderurgico non permette l'erogazione di sostegno pubblico per soccorrere e ristrutturare le imprese in difficoltà. Infatti, la siderurgia è stata esclusa, a metà degli anni Novanta, di comune accordo tra gli Stati membri dell'UE e della Commissione.
  Tuttavia, la normativa UE sugli aiuti di Stato consente agli Stati membri di erogare aiuti volti a migliorare la competitività delle acciaierie europee su scala mondiale, ad esempio, ai fini di ricerca e sviluppo, formazione e sostegno alle attività ad alta intensità energetica.
  Negli ultimi anni i vari Stati membri hanno adottato misure tese a compensare le industrie che svolgono attività ad alta intensità energetica tra cui le acciaierie, per gli elevati costi che si trovano a sostenere. Sebbene influiscano sulla concorrenza nel settore siderurgico queste misure promuovono importanti obiettivi di interesse comune.
  Il Governo italiano ha chiesto più volte di rivedere l'intero regime degli aiuti di Stato per il settore dell'acciaio. La modifica che intercorre nel decreto-legge in esame va proprio a intervenire relativamente a quanto ci è stato chiesto dalla Commissione europea. Nel testo precedente, infatti, si disponeva che fosse l'aggiudicatario della procedura a provvedere alla restituzione allo Stato dell'importo di 300 milioni maggiorato con gli interessi; con le modifiche oggi introdotte, invece, l'obbligo di restituzione dei 300 milioni erogati dallo Stato è posto a carico dell'amministrazione straordinaria del gruppo Ilva, a cui tali somme sono state effettivamente corrisposte, entro sessanta giorni dall'adozione del decreto di cessazione dell'impresa, anteponendolo ad altri crediti.
  Tale modifica assicura la discontinuità anche economica della gestione da parte dei soggetti aggiudicatari ed è in linea con le indicazioni della Commissione europea che, anche con la comfort letter relativa alla procedura di vendita in corso, ha ribadito che la restituzione in capo all'aggiudicatario pregiudicherebbe il conseguimento della discontinuità economica tra cedente e cessionario.
  Sulle modifiche alla procedura di aggiudicazione ha già detto il collega Bratti, voglio solo aggiungere che tali modifiche legano strettamente il piano industriale al piano ambientale e, quindi, costituiscono una maggiore tutela nei confronti degli standard di rispetto ambientale.
  Nel corso dell'esame in sede referente è stato previsto, poi, che per gli aggiudicatari ci sia l'obbligo di inviare ogni sei mesi una relazione sull'attività posta in essere riguardo al piano ambientale e rispetto alle obbligazioni contrattuali. Questo al fine di Pag. 6garantire una maggiore trasparenza da parte dell'aggiudicatario nella gestione sia del piano di risanamento ambientale sia del piano industriale.
  Sempre in sede referente, è stato introdotto il comma 1-bis a tutela delle imprese fornitrici, che punta a dare priorità al pagamento dei debiti Ilva nei confronti delle imprese dell'indotto, con una modifica alla disposizione che disciplina la prededucibilità dei crediti. Per dare certezza alla prosecuzione dell'attività produttiva per affittuari e acquirenti, l'articolo 1, al comma 3, novella l'articolo 3 del decreto-legge n. 207 del 2012, al fine di estendere all'affittuario e all'acquirente dei complessi aziendali dell'Ilva l'immissione nel possesso dei beni dell'impresa e l'autorizzazione alla prosecuzione dell'attività produttiva nei relativi stabilimenti e la commercializzazione dei prodotti.
  Si ricorda in proposito che l'innovazione introdotta dal decreto-legge n. 207 del 2012 è stata quella di consentire, a seguito dei provvedimenti di sequestro disposti nei confronti di Ilva dall'autorità giudiziaria, la prosecuzione dell'attività produttiva per un tempo determinato in sede di riesame dell'autorizzazione integrata ambientale, vincolandola a taluni presupposti: l'accertamento dell'assoluta necessità di salvaguardare l'occupazione e la produzione, essendo l'attività esercitata in uno stabilimento di interesse strategico-nazionale, nonché la tutela dell'ambiente e della salute.
  L'articolo 2, al quale non sono state apportate modifiche nel corso dell'esame in sede referente, reca disposizioni in merito ai finanziamenti ad imprese strategiche. In particolare, si posticipa al 2018 o successivamente il termine previsto per il rimborso degli importi finanziati da parte dello Stato in favore del gruppo Ilva, gli 800 milioni – fino a 600 milioni nel 2016 e fino a 200 milioni di euro nel 2017 – per l'attuazione e la realizzazione del Piano di tutela ambientale e sanitaria dell'impresa in amministrazione straordinaria e nel rispetto della normativa dell'Unione europea in materia.
  I crediti maturati dallo Stato per capitale e interesse sono soddisfatti nell'ambito della procedura di ripartizione dell'attivo della società in prededuzione, ma subordinatamente al pagamento, nell'ordine, dei crediti prededucibili di tutti gli altri creditori della procedura dell'amministrazione straordinaria, nonché dei creditori privilegiati. Tali finanziamenti statali sono stati concessi per assicurare la tempestiva disponibilità delle somme necessarie agli interventi di bonifica per i quali la Commissione europea, nel parere motivato del 16 ottobre 2014, ha ritenuto che l'Italia fosse direttamente obbligata e responsabile anche prima della definizione giudiziaria della responsabilità di Ilva.
  Il comma 2 dell'articolo 2 reca la copertura finanziaria degli oneri derivanti dal mancato rimborso degli importi finanziati nel 2016, pari a 400 milioni di euro in termini di solo fabbisogno e nell'esercizio 2016 a compensazione del quale si prevede un versamento di pari importo delle somme gestite presso il sistema bancario dalla cassa per i servizi energetici e ambientali su un apposito conto corrente di tesoreria centrale fruttifero.
  Per concludere, signor Presidente, il lavoro svolto in sede referente ha portato una serie di modifiche migliorative al testo, nella convinzione che l'industria siderurgica nel nostro Paese possa ancora svolgere un ruolo fondamentale, se praticata nel rispetto degli standard ambientali e del principio costituzionalmente garantito della salute, nella convinzione che industria e ambiente in Italia non vengano più considerati in modo antitetico, ma possano sviluppare circoli virtuosi di sviluppo.
  Ringrazio le forze di maggioranza e opposizione per il lavoro svolto insieme nelle Commissioni, seppure anche su posizioni divergenti, e ringrazio, soprattutto, il Governo, nella figura del Viceministro Bellanova, per il prezioso contributo che ci è stato dato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo integrale della relazione.
Marina Sereni, 2009-2015