Marina Sereni
Marina Sereni
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03-07-2016
INTERVENTO STELLA BIANCHI (11 LUGLIO 2016)
STELLA BIANCHI. Grazie, Presidente. Vorrei ripartire da un punto che credo fondamentale, che, invece, a volte tendiamo a dimenticare o a dire en passant, come se fosse un elemento di non particolare rilievo, e cioè il fatto che il gruppo Ilva, l'Ilva di Taranto, è stato oggetto del primo commissariamento disposto per finalità ambientali, e credo che faremmo molto bene, Presidente, a ricordarci l'enormità di una decisione del genere e l'assunzione di responsabilità che in quel momento il Governo, allora presieduto da Enrico Letta, con il Ministro dell'ambiente Andrea Orlando, ha preso sulle sue spalle e ha consegnato a tutti noi, e cioè quello di disporre, dicevo, il primo commissariamento per finalità ambientali; ciò è stato disposto perché la famiglia Riva non eseguiva le azioni di risanamento ambientale e di adeguamento alle prestazioni ambientali necessarie in quello stabilimento, e però, allo stesso tempo, necessario perché la continuità produttiva doveva essere assicurata per l'importanza strategica del settore dell'acciaio, per l'importanza dello stabilimento nella situazione di Taranto, per i legami che la produzione di quello stabilimento ha con molti altri stabilimenti in tutta Italia e per l'importanza anche che un settore del genere ha per il nostro Paese, anche nella competizione con altri Paesi europei.
  E non a caso è stato ricordato come forse proprio altri Paesi europei potrebbero beneficiare del fatto che l'Ilva cessasse le sue attività. Ho iniziato così, Presidente, perché forse, piuttosto che guardare con disappunto al fatto che si susseguono decreti-legge su questa materia... Pag. 22Siamo all'undicesimo decreto-legge, è vero, siamo all'undicesimo decreto legge, e ricordo perfettamente, se consentite un piccolo ricordo personale, che io svolgo l'intervento in discussione sulle linee generali come l'ho fatto a gennaio. Quindi, abbiamo ben presente, il Viceministro Bellanova, che ora segue con grande attenzione e grande competenza la questione, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio De Vincenti, che era prima nell'incarico della Viceministro Bellanova e che ora continua a seguire la questione da Palazzo Chigi, tutto il Governo; abbiamo ben presente che avere undici decreti-legge che si susseguono su una materia è segno di complessità estrema della materia stessa e di un avvicendarsi di un percorso, anche logico, che viene seguito dai decreti. Per guardare a questo aspetto, Presidente, basta vedere l'articolo 1 del decreto-legge di cui oggi abbiamo all'esame la legge di conversione, che recita «completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del gruppo Ilva». Quindi, Presidente, ci sono stati prima gli interventi di commissariamento, poi l'affidamento in amministrazione straordinaria, poi l'avvio di una procedura di cessione aziendale, e quindi di ritorno alla normalità di un'attività produttiva, ora un completamento di questa cessione. Quando dico «ritorno ad una normalità dell'attività produttiva» non dimentico neanche per un attimo la straordinarietà della situazione dell'Ilva che è qualcosa che purtroppo il nostro Paese non ha conosciuto soltanto a Taranto, anche se Taranto possiamo dire che ha conosciuto, di questa bruttissima abitudine della nostra industrializzazione, forse l'esperienza più terribile. Si tratta proprio di questa idea che si possa fare industria senza considerare i danni che si producono all'ambiente, i danni che si producono alla salute di chi lavora nei grandi complessi industriali e di chi vive lì vicino. Dicevo, Presidente, che non è purtroppo un caso che riguarda solo l'Ilva; basta guardare Porto Marghera dove, ad esempio, le coste hanno aumentato la loro superficie per i versamenti di materiale di risulta delle imprese che lì lavorano, o basta pensare a Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, una splendida costa che però naturalmente non sarebbe stato proprio il posto migliore dove mettere delle raffinerie che però tuttora ancora lavorano lì. Quindi si tratta di una miopia molto pericolosa che si è protratta per decenni e che ha avuto nell'Ilva il suo elemento di particolare criticità, vista la situazione delle drammatiche emergenze ambientali e di impatto sanitario di cui purtroppo sono vittime sia i lavoratori, sia le persone che vivono intorno allo stabilimento.
  E proprio il rendersi conto di questa drammatica situazione ha portato finalmente ad affermare un principio basilare che è quello di non accettare nessuno scambio possibile tra la salute e il lavoro, nessuno scambio possibile tra la tutela dell'ambiente e il lavoro. E un conto è affermare questo principio basilare quando lo si dice in un convegno, lo si dice in un'iniziativa pubblica o lo si fa in un'intervista alla quale poi non vengono associate delle particolari conseguenze, un conto è affermarlo come provvedimenti di legge, con dei decreti e con l'azione che a questi deve seguire. Venendo, Presidente, ad alcuni elementi di questo decreto-legge, naturalmente mi rifaccio per l'esposizione più puntuale alle relazioni che i due relatori, i colleghi Bratti e Bargero, hanno già svolto, perché appunto hanno già molto bene tracciato quelli che sono gli elementi fondamentali di questo decreto. Faccio solo alcune considerazioni sulla necessità che i soggetti che presentano le offerte, ai quali può essere affidata, spero a conclusione della procedura di cessione, il compito di gestire l'attività produttiva, abbiano un piano ambientale che vada di pari passo con il piano industriale. Dicevo che il piano ambientale e il piano industriale dovranno andare di pari passo (e poi farò una considerazione sull'importanza di questo legame), ma è una necessità assoluta però che il piano ambientale, che pure può essere oggetto di modifica o di integrazione con un percorso che viene definito nel decreto, veda però delle modifiche e delle integrazioni che portino a Pag. 23dei miglioramenti. Io sono preoccupata così come i colleghi, così come naturalmente tutti noi italiani, i cittadini di Taranto in particolare, per il fatto che le prestazioni ambientali richieste dall'AIA non siano state ancora del tutto eseguite, nella percentuale prevista dai decreti che via via abbiamo convertito durante questa legislatura, ma so perfettamente che questo percorso è molto difficile e che richiede ancora uno sforzo in termini di accettazione e in termini di pericolosità; non nascondiamoci dietro alle parole, di pericolosità, per chi lavora all'Ilva e per chi vive a Taranto. Vi è il bisogno che i due percorsi vadano di pari passo e cioè che il piano industriale stia insieme ad un piano ambientale e che la continuità produttiva dell'azienda si possa svolgere nel rispetto dei migliori standard ambientali. Su questo, Presidente, va sottolineato che nel decreto, nel lavoro che abbiamo fatto con le Commissioni congiunte, abbiamo affidato un maggior ruolo alle agenzie ambientali.
  Alcuni colleghi hanno rimproverato la mancanza di controlli adeguati alle difficoltà, ai gravissimi impatti ambientali e sanitari prodotti dal gruppo Ilva. Io su questo vorrei spendere una parola, sia per dire che è molto importante che ci sia un rafforzamento del lavoro del sistema delle agenzie ambientali, sia però per dire che deve esserci un rafforzamento della effettiva capacità delle agenzie ambientali di svolgere il loro lavoro. Non possiamo avere agenzie ambientali che sono sottofinanziate, con un organico scarso, e poi sorprenderci del fatto che non vengano svolti controlli che sono necessari. Quindi, su questo, ci vuole davvero l'impegno della maggioranza e del Governo a fare in modo che il sistema delle agenzie ambientali sia messo nella condizione di fare al meglio il proprio lavoro.
  Due considerazioni vorrei fare, Presidente, riguardo a una possibile modifica che potrebbe esserci nell'attività industriale dello stabilimento Ilva di Taranto che, non dimentichiamo mai, è la più grande acciaieria d'Europa, un colosso che ha un'area a caldo immensa, un'area industriale che è più grande dell'intero comune di Taranto, decine e decine di chilometri di strade, letteralmente strade, di binari, nastri trasportatori, una estensione enorme. Quello stabilimento in questo momento è alimentato a carbone. Allora, come sempre, è una fonte di energia poco costosa, nel senso che economicamente, nel momento in cui lo si acquista, è poco costosa. Ma definire il carbone poco costoso è un po’ come dire che si può fare industria come si faceva con l'Ilva di Taranto, come si faceva a Porto Marghera. Quarant'anni fa consideravamo che si poteva fare industria così e forse qualche decennio fa potevamo considerare il carbone poco costoso. Adesso non possiamo più permettercelo, perché adesso sappiamo quali sono i danni che il carbone produce. Sappiamo per esempio che se noi volessimo dare un grande contributo alla risoluzione delle polveri sottili dell'area di Taranto, togliere il carbone aiuterebbe molto. Se noi volessimo risolvere, diciamo dare un grande contributo, al problema delle emissioni di gas serra che l'area di Taranto produce, togliere il carbone aiuterebbe moltissimo. Se noi volessimo ridurre la superficie dello stabilimento di quell'area industriale o se volessimo realizzare le prestazioni ambientali previste dall'AIA, in particolare quelle più complesse, quelle più costose e quelle che però sono più necessarie alla salute dei cittadini di Taranto, anche lì togliere il carbone aiuterebbe moltissimo. Non ci dimentichiamo che la copertura dei parchi minerali, che la copertura dei nastri trasportatori, costituiscono gli interventi di maggiore complessità all'interno dell'AIA, quelli più costosi e non a caso sono messi in fondo quando consideriamo di aver assolto al nostro compito, quando l'80 per cento del numero delle prestazioni richieste viene realizzato; del numero, non del volume o non del finanziamento. Allora, io qui mi permetto di segnalare di nuovo a lei, Presidente, che nella prima proposta che venne fatta dai commissari nominati all'inizio, il dottore Enrico Bondi e (forse lo dovrei chiamare onorevole) il dottore Edo Ronchi, era previsto proprio questo, Pag. 24cioè una trasformazione dell'attività produttiva che vedesse una progressiva sostituzione del carbone. Su questo mi permetto di nuovo di segnalare l'attenzione sua Presidente, e l'attenzione del Governo: sull'opportunità che, senza condizionare e influenzare i piani che vengono fatti dai soggetti che si candidano a rilevare la gestione dell'attività dell'Ilva, nell'analisi dei benefici ambientali, nel parere che il Ministro dell'ambiente deve dare verificando i benefici ambientali, questo elemento possa avere la giusta considerazione perché è davvero di enorme, enorme importanza.
  Ancora, Presidente, faccio un'ultima considerazione. Se qualcuno pensa che chiudere l'attività produttiva dello stabilimento Ilva possa risolvere il problema della salute degli abitanti di Taranto o dell'ambiente di Taranto, questo qualcuno, se è in buona fede, è davvero poco, poco attento, e, se è in malafede, è davvero un peccato che racconti delle storie a persone che hanno degli enormi problemi di salute e di mantenimento del proprio posto di lavoro. Anche su questo non bisogna andare troppo lontano ce l'abbiamo davanti agli occhi o se vuole dietro al Golfo. Non a caso a Napoli, per chi l'ha visto, lo stabilimento di Bagnoli, è proprio dietro la collina di Posillipo, cioè tutta la «Napoli bene» può stare senza vederla mai Bagnoli, però poi si gira la curva e si vede Bagnoli. Si vede l'acciaieria che è ancora lì con un terreno che non è stato ancora bonificato, con dei progetti di riconversione che non sono stati realizzati e quell'esempio ci dice a grande voce che le bonifiche, tanto necessarie a Taranto, si realizzano solo se viene mantenuta anche l'attività produttiva, perché deve esserci un soggetto che è responsabile della realizzazione delle bonifiche, che ha l'obbligo di realizzarle perché deve rispettare le norme, le prescrizioni ambientali che sono imposte dalla legge e che ha, però, anche gli strumenti finanziari per realizzarle e che, quindi, comprende, nella sua attività, la realizzazione di queste bonifiche insieme alla produzione, insieme agli investimenti, insieme ai progetti di vendita dell'acciaio che lì viene prodotto.
  Concludo, Presidente, con una semplicissima e complessa considerazione che è quella che facevo all'inizio. Noi siamo oggi all'undicesimo decreto-legge; nessuno di noi è in grado di escludere che questo sarà – meglio, è in grado di affermare con certezza – (diciamo così), che questo sarà l'ultimo intervento del Governo sulla questione, l'ultima volta che le Camere saranno chiamate ad esaminare progetti di legge sulla questione Ilva e nessuno può farlo esattamente per la considerazione che facevo all'inizio: cioè l'enorme grandissima complessità della più grande acciaieria d'Europa, che ha lavorato per decenni in totale dispregio delle regole ambientali, della salvaguardia della salute dei cittadini e dei lavoratori e che finalmente un Governo si è preso la responsabilità di rimettere sulla carreggiata giusta, affermando non a parole ma con atti normativi che non è accettabile nessuno scambio tra la salute e il lavoro, tra la tutela dell'ambiente e il lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Marina Sereni, 2009-2015