Marina Sereni
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27-07-2016
SU LETTERA 43
CRISI IN BRASILE, LA MIA OPINIONE
"E' un pessimo momento per la sinistra verde-oro; e di conseguenza latinoamericana, considerando il ruolo di potenza regionale delBrasile, ilsoft poweresercitato nell'Area. Non bastava il notoimpeachment- sinora provvisorio - nei confronti della presidente Dilma Rousseff, da più parte definito ungolpemorbido. Una definizione non campata in aria, aggiungiamo". Questo l'incipit dell'intervista di Francesco Giappichini che per Lettera43, ha voluto sentire la mia opinione sulla crisi in Brasile al rientro della missione parlamentare per la V riunione del Gruppo di amicizia parlamentare Italia-Brasile.

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E' un pessimo momento per la sinistra verde-oro; e di conseguenza latinoamericana, considerando il ruolo di potenza regionale del Brasile, il soft power esercitato nell'Area. Non bastava il noto impeachment - sinora provvisorio - nei confronti della presidente Dilma Rousseff, da più parte definito un golpe morbido. Una definizione non campata in aria, aggiungiamo.

Giacché se questa misura di extrema ratio, di rango costituzionale, comincia a essere usata come una sfiducia parlamentare, nelle repubbliche presidenziali dell'America latina, sarà il caos; e tutto ciò, anche tacendo delle spericolate elezioni dei congressisti, del clientelismo, di un voto di scambio endemico, e degli antecedenti penali degli eletti.

 

Marina Sereni, vicepresidente della Camera
Marina Sereni, vicepresidente della Camera

Senza poi considerare - come ha opportunamente rilevato Marina Sereni, vicepresidente della Camera dei deputati, che abbiamo intervistato - che il procedimento di destituzione ha dato origine a un Esecutivo di segno politico opposto (conservatore), rispetto a quello uscito dal voto alle Presidenziali dell'ottobre 2014. Non bastava - come dicevamo - questo impeachment contro Rousseff, né l'avanzare dell'inchiesta giudiziaria contro l'ex presidente-operaio, Luiz Inácio Lula da Silva. Adesso, infatti, ci si mettono anche i mercati finanziari, che - in una situazione di grave recessione economica - stanno scommettendo su un definitivo cambio della guardia al Planalto.

 

L'indice della Borsa di San Paolo, da inizio 2016, è cresciuto di oltre il 31 per cento. Un'inversione di rotta che iniziò proprio quando le prospettive di un nuovo Governo - va da sé estraneo alla volontà elettorale - divennero più concrete. Un aspetto del resto segnalato dall'esponente del Partito democratico: «Il Governo Temer ha suscitato grandi speranze nel mondo economico». Segue quindi l'intervista all'onorevole Sereni; che abbiamo sentito non solo come presidente per parte italiana della Commissione parlamentare di collaborazione Italia - Brasile. Non solo per il viaggio di qualche settimana fa (il 5 e il 6 luglio) a Brasilia, ove si è celebrata la V riunione del suddetto Gruppo di amicizia parlamentare Italia - Brasile.

 

Sereni è stata, infatti, anche responsabile Esteri dei Democratici di sinistra per quattro anni, dal 2001 al 2005: proprio nel periodo in cui il Partido dos trabalhadores (Pt) di Lula - che rappresentava un «interlocutore obbligato per i partiti d'ispirazione socialdemocratica e laburista in Europa e nel mondo» - riusciva a portare per la prima volta la sinistra al potere, nel Paese sudamericano.  

 

Crede che questo impeachment contro la presidente Rousseff abbia de facto rappresentato un vulnus per la democrazia, capace di scardinare la fragile coesione sociale? Lo considera un golpe, magari sessista e reazionario?

«La dinamica che ha portato alla procedura d'impeachment contro la presidente Rousseff, ha sollevato interrogativi sul piano politico. La motivazione non riguarda, infatti, reati penali, quanto piuttosto una presunta volontà di nascondere al Parlamento la vera dimensione del debito pubblico. La Commissione del Senato che ha ascoltato i testimoni segnala peraltro che - sui fatti contestati - la Presidente non avrebbe compiuto atti diretti. Possiamo anche ricordare come Camera e Senato siano state investite pesantemente dall'inchiesta giudiziaria nota come Lava jato; il che può certo aver condizionato le decisioni di alcuni parlamentari, sulla vicenda di questo impeachment. Sul piano politico credo sia del tutto comprensibile la determinazione e la combattività con le quali la presidente e il Pt hanno reagito alla destituzione. Tuttavia la procedura è avvenuta secondo le regole, e credo che ora non si possa che attendere la conclusione dell'iter al Senato, prevista per la fine del prossimo mese di agosto. Credo che la democrazia brasiliana sia sufficientemente forte, per trovare le vie d'uscita da questa crisi».

 

Come giudica il Governo di Michel Temer - che strada facendo ha perduto qualche pezzo, causa corruzione - composto tra l'altro solo da uomini, tutti bianchi? Un Esecutivo in cui gran parte dei ministri, alle Presidenziali 2014, sosteneva Aécio Neves …

«C'è un punto che indubbiamente colpisce un osservatore esterno; cioè che in seguito ad una procedura d'impeachment - che porta a investire del ruolo di presidente il vice - possa derivare un Governo di segno politico opposto, rispetto a quello emerso sulla base delle ultime Elezioni presidenziali. Questo dimostra plasticamente l'anomalia e la fragilità del sistema politico brasiliano, di quel presidencialismo de coalizão, che indebolisce qualsiasi presidente della Repubblica, costretto ad andarsi a cercare le maggioranze in un Parlamento molto frammentato. Come vicepresidente della Camera dei deputati, dopo la mia recente visita, non posso che rilevare due dati: il Governo Temer ha suscitato grandi speranze nel mondo economico, e manifesta un grande interesse verso il nostro Paese».

 

Il popolo di sinistra ha dato il massimo, durante il processo di destituzione? O pensa che abbia accettato - magari annichilito dalla crisi - il corso degli eventi …

«Non spetta a me esprimere giudizi. L'esperienza di governo del Pt, e in particolare di Lula, ha avuto grandi meriti, fatto uscire dalla povertà milioni di brasiliani, aprendo forse nuove contraddizioni con aree del ceto medio. Non si è fatto abbastanza sul terreno delle riforme politiche, si è sottovalutato il malcontento legato alla corruzione, si è indebolita la dimensione del partito. Ho incontrato alcuni amici del Pt, mi sono sembrati consapevoli anche di alcuni errori commessi; ma stanno reagendo sul piano politico, riorganizzandosi e ricostruendo legami con i movimenti sociali e con il mondo giovanile».

 

Quali forze sociali hanno guidato questo impeachment, e gli attacchi giudiziari contro l'ex capo dello stato Lula, e l'intero gruppo dirigente del Pt?

«Certo c'è stata un'offensiva della destra, e i ceti medi e medio alti hanno salutato con soddisfazione detto impeachment, e le inchieste contro Lula e il Pt. Anche se i principali mezzi di comunicazione hanno esaltato le accuse contro il Pt, in realtà la corruzione e le indagini giudiziarie hanno colpito tutti i partiti. Personalmente non ho sufficienti elementi; segnalo che una persona competente e stimabile come Gherardo Colombo, si è recentemente recata in Brasile, e ha sì valutato positivamente l'azione della magistratura brasiliana, ma con molta prudenza».

 

Che cosa ha influenzato di più gli eventi? L'offensiva dei media, o gli errori della classe dirigente petista, che ha perduto la capacità di unire e aggregare?

«Mi sembra di aver già risposto a questa domanda. Certo da parte del Pt ci sono stati anche errori: di dirigismo verso il mondo economico, di scarsa capacità di dialogo con ceti medi, che si sono sentiti abbandonati. Tuttavia l'esperienza al governo del Pt lascerà in Brasile un segno positivo, nel medio e lungo periodo; e sarà difficile, per chiunque governerà, tornare indietro da programmi sociali importanti come Bolsa família».



Marina Sereni, 2009-2015