Marina Sereni
Marina Sereni
<b>883</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>31</b> Eventi da me promossi
<b>120</b> Interventi a Montecitorio
<b>114</b> Impegni in Italia
<b>47 </B> Missioni e incontri internazionali
17-10-2016
TRANSIZIONE IN LIBIA. CONVEGNO A MONTECITORIO
"DONNE PROTAGONISTE DI RICOSTRUZIONE DEMOCRATICA E PACE"

Cosa sta succedendo in Libia? Qual è il contributo che le donne stanno dando alla rinascita del loro Paese? Ne discutiamo oggi a Montecitorio grazie a un'iniziativa  - sostenuta dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale -   promosa dall'associazione Minerva che da tempo ha avviato un intenso lavoro progettuale per consolidare il ruolo delle  donne libiche nel processo di stabilizzazione e di riconciliazione del Paese.  "La strada stretta della ricostruzione democratica in Libia e della pace nel Mediterraneo. Il ruolo delle donne libiche, dell’Europa e della cooperazione internazionale". Ecco il mio intervento di saluto ai partecipanti.

La strada stretta della ricostruzione democratica in Libia e della pace nel Mediterraneo. Il ruolo delle donne libiche, dell’Europa e della cooperazione internazionale

 

(Camera dei deputati, Sala del Mappamondo, 17 ottobre 2016)

 

Intervento di Marina Sereni, vice presidente della Camera dei deputati

 

 

 

Porgo il più caloroso benvenuto agli autorevoli partecipanti a questa iniziativa, sostenuta dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e promossa dall’Associazione Minerva, che da tempo ha avviato un intenso lavoro progettuale per consolidare il ruolo delle  donne libiche nel processo di stabilizzazione e di riconciliazione del Paese.

Un ringraziamento particolare va alle amiche e colleghe libiche, impegnate sia nel Parlamento che nel dialogo Politico,  che ci permetteranno di comprendere meglio la situazione nel loro Paese e di approfondire il contributo  che le donne stanno dando alla rinascita della Libia, per definire un nuovo patto costituzionale e costruire insieme il futuro sulla base di un progetto nazionale dotato di una larga condivisione politica.

Attraverso i loro interventi e le loro testimonianze potremo conoscere meglio la complessa attualità del contesto libico, e raccogliere allo stesso tempo il filo delle tante iniziative umanitarie e sociali messe in campo per contribuire al riconoscimento dei diritti civili delle donne libiche.

All’indomani della caduta del regime, molti segnali avevano fatto sperare in un clima di libertà e in un maggior spazio d’azione per il mondo femminile in Libia. Non dobbiamo dimenticare che le donne hanno svolto un ruolo decisivo nel rovesciamento del regime del colonnello Gheddafi: è proprio una manifestazione condotta da un gruppo di donne, il 15 febbraio 2011, di fronte alla sede della polizia per chiedere la liberazione del loro avvocato, al grido di Svegliati Bengasi, ad innescare il processo rivoluzionario.

I movimenti oscurantisti, che successivamente hanno preso il potere in alcune aree del Paese e scatenato la guerra civile hanno imposto un giro di vite contro l’emancipazione femminile, con il pretesto dell’interpretazione letterale dei testi religiosi di quattordici secoli fa.

A questi condizionamenti si sommano i limiti derivanti da secolari tradizioni familiari e tribali duri da scardinare che si riflettono in un assetto legislativo ancora fortemente penalizzante per le donne.

La definizione della nuova Costituzione su cui ci soffermeremo nella sessione  pomeridiana sarà un banco di prova essenziale per verificare la possibilità di un punto di equilibrio avanzato tra i principi della shari'a e il riconoscimento dei diritti di ognuno, e in particolare della libertà e dignità femminile.

Il poeta siriano Adonis, a ragione, sostiene che la questione femminile è la cartina di tornasole del rapporto tra Islam e modernità e vede nell’incapacità dell’islam di combattere dal suo interno la violenza perpetrata  sulla donna la stessa incapacità che ha una parte consistente dell’islam di condannare con onestà il fondamentalismo di matrice islamista.

Dal punto di vista politico-internazionale sono stati raggiunti in questi mesi risultati molto significativi sul piano della lotta al sedicente “Califfato”, tanto che molti analisti hanno avanzato l’ipotesi che Daesh stesse cercando di spostare il suo centro di gravità verso la Libia.

Come ha giustamente in questi giorni osservato il prof. Varvelli, la caduta del Daesh a Sirte, data per imminente, rappresenterà un passo fondamentale nella lotta alle strutture di Al-Baghdadi in Libia: la minaccia del sedicente Califfato ha contribuito ad una significativa convergenza d’interessi tra la Comunità internazionale e le forze locali, ma si tratta ora di scongiurare un venire meno dell’attenzione internazionale sul paese mediterraneo, affinché il processo di stabilizzazione possa proseguire.

Il problema più importante per la soluzione del conflitto libico è rappresentato dal consolidamento del governo di Al Serraj e dall’avvio di un dialogo con le componenti legate al generale Haftar: solo un governo effettivo potrà richiedere l’intervento della comunità internazionale per aiutarlo nella ricostruzione del paese e, se sarà necessario, svolgere un'azione di peace-keeping e di state building. L'Italia è impegnata in ogni sede politica e diplomatica perche' questo processo possa realizzarsi con la partecipazione e il concorso di tutte le componenti della società libica. In questo quadro abbiamo aderito alla richiesta di inviare aiuti in campo sanitario nella zona di Misurata.    

Dobbiamo al tempo stesso essere consapevoli che, in Libia come negli altri Paesi dell’area della sponda sud del Mediterraneo, ci troviamo di fronte ad un processo di transizione, che attraversa e va oltre la dimensione politico-istitizionale.

Tra mille contrasti, violenze, disperazione, si intravedono, in diversi contesti islamici, i segni dell’erosione di “ordini antichi”: tutto ciò avrà delle ricadute importanti sull’elemento giuridico che, pur non avendo nel mondo islamico una specificità propria, resta la posta in gioco principale nelle politiche sociali e culturali, mantenendo, innegabilmente, un ruolo privilegiato per la sua capacità di plasmare e ordinare la realtà.

Anche nelle realtà più difficili, ci sono oggi in campo donne coraggiose che si battono per i loro diritti, anche al costo della propria vita, come testimonia l’esempio della professoressa Salwa Bughaighis, assassinata il 25 giugno 2014, il giorno delle elezioni libiche, per mano jihadista.

 La vera sfida, che l’Italia e la Comunità internazionale sostengono attivamente, è ora quella di coinvolgere le donne libiche nell’elaborazione di nuove politiche all’insegna della dignità e della parità: in altre parole, di una democrazia reale. Le esperienze e le testimonianze che ascolteremo oggi ci inducono a sperare che donne di ogni ceto e di ogni età possono diventare catalizzatrici di cambiamento e protagoniste di processi che sono insieme di riscatto della loro dignità e di risveglio democratico.

 

 

Marina Sereni, 2009-2015