Marina Sereni
Marina Sereni
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08-11-2016
TERREMOTO E MIGRANTI
"ANCORA QUADRO ECCEZIONALE, SERVE ACCORDO ITALIA-UE"
Le polemiche servono a poco, dobbiamo andare alla sostanza. Juncker ha difeso l'operato della Commissione che in questi anni ha introdotto elementi di flessibilità importanti nelle regole di bilancio europee. Il Governo Renzi ha rivendicato ulteriori margini di spesa per rispondere a due emergenze che sono lì davanti ai nostri occhi e che non potranno avere risposte adeguate se non si riconoscerà l'eccezionalità della situazione italiana. Sulla gestione dei flussi migratori Italia e Commissione Europea stanno dalla stessa parte: si cominciano a sottoscrivere i primi accordi con i paesi africani di transito o di provenienza, si riconosce il nodo cruciale della cooperazione con l'Africa come fatto strategico anche per governare il fenomeno migrazioni nel medio periodo. Resta irrisolto il nodo della ricollocazione dei richiedenti protezione e della condivisione degli oneri e delle responsabilità tra tutti gli Stati membri. Resta un peso particolarmente gravoso sulle spalle del nostro Paese. A questo si è aggiunto il drammatico terremoto del Centro-Italia che nelle ultime settimane ha visto una significativa espansione dell'area e un severo aumento dei danni alle case e al territorio. Ora, mentre è pacifico che le spese per l'emergenza e per la ricostruzione (che durerà anni) sono fuori dai vincoli di bilancio stabiliti dalle regole europee, la materia del contendere riguarda un piano di prevenzione che il Governo Italiano intende lanciare contestualmente, in particolare dando priorità alle scuole. Ma non è più razionale, anche per chi in Europa vuole far rispettare le regole contabili, consentire all'Italia di investire oggi risorse per evitare che domani si abbiano nuove emergenze? L'Unione Europea anche oggi è vicina alle Regioni italiane colpite dal sisma, come accadde nel 1997 con Umbria a Marche. Bene, ma proprio la storia di questi decenni - e il ripetersi di eventi tanto disastrosi quanto imprevedibili - ci dice che in una porzione ampia del territorio italiano abbiamo bisogno di costruire edifici pubblici, a partire da quelli scolastici, che possano resistere ad altri terremoti. Piuttosto che piangere dopo, e spendere molti fondi per ricostruire, è molto più saggio mettere mano ad un programma di medio periodo che vada in questa direzione. Le cifre di cui si sta discutendo a Bruxelles non sono immense mentre è immenso il beneficio che se ne potrebbe ricavare, anche in termini di fiducia e di speranza per il futuro dell'Europa. Per questo mi auguro che nelle prossime ore e giorni si trovi un accordo utile per l'Italia e per l'Ue.
Marina Sereni, 2009-2015