Marina Sereni
Marina Sereni
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<b>54 </B> Missioni e incontri internazionali
13-12-2016
CONVEGNO: I DISABILI NELLA COOPERAZIONE ITALIANA
"EGUALI E PREZIOSI: TANTO GIA' FATTO, MA MOLTO DA FARE"

Inclusione della disabilità nella Cooperazione italiana

 

 (Camera dei deputati, Sala della Lupa, 13 dicembre 2016)

 

Intervento della Vicepresidente della Camera dei deputati,

Marina Sereni

 

 

E’ per me un grande onore porgere il benvenuto della Camera dei deputati ai partecipanti a questa iniziativa promossa dal Ministero degli Affari esteri, dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) e dalla Rete italiana disabilità e sviluppo (RIDS) in occasione di tre grandi ricorrenze: la Giornata internazionale delle persone con disabilità, la Giornata mondiale dei diritti umani, l’anniversario della Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità.

Sono particolarmente grata a coloro che qualificheranno questo dibattito portando la voce delle istituzioni italiane ed internazionali e della pluriforme realtà della disabilità. Ringrazio quindi il Direttore generale per la cooperazione allo sviluppo, Ambasciatore Pietro Sebastiani, la Direttrice dell’AICS, Laura Frigenti, il Direttore generale per l’inclusione e le politiche sociali, Raffaele Tangorra ed il Presidente della RIDS, Giampiero Griffo.

Un ringraziamento particolare, infine, a Paola Severini, che da anni s’impegna con passione sui temi dei diritti fondamentali delle persone con disabilità e che ha fatto conoscere all’opinione pubblica più attenta l’epopea della giovane Nujeen Mustafa, che come abbiamo visto nel video è arrivata a Colonia dopo avere percorso 3.500 chilometri su una sedia a rotelle traballante, fuggendo dalla disperazione della sua città, Aleppo, sostenuta dal suo indomabile coraggio e dalla sua straordinaria voglia di riscatto.

Oggi l’Italia può legittimamente esprimere una riconosciuta posizione di leadership nel settore cooperazione internazionale rivolta alla disabilità, grazie ad un lungo percorso che non è stato calato dall’alto, secondo una logica burocratica o tecnocratica, ma che si è basato su una vera e propria alleanza strategica tra attori istituzionali, come il MAECI, le organizzazioni non governative (come l’AIFO ed EducAid) e le associazioni di persone con disabilità a livello nazionale (FISH) e internazionale (DPI).

Questo intenso lavoro è confluito, nel 2013, nel Piano d’azione della cooperazione italiana sulla disabilità, nel quale si è riflesso l’apporto di tutte queste realtà associative sui temi dell’inclusione, la non discriminazione e le pari opportunità, che sono aspetti fondamentali anche per la cooperazione allo sviluppo e che si è tradotto nell’organizzazione di ben cinquantotto iniziative della Cooperazione Italiana nel periodo 2009-2014 dedicate al tema della disabilità, come è stato illustrato in un rapporto pubblicato dal MAECI e dalla RIDS che ci restituisce l’importanza di progetti in contesti apparentemente così lontani dal nostro Paese (un progetto in Sudan, un’iniziativa di sostegno in Kosovo, la promozione di un modello pilota di inclusione scolastica nelle scuole primarie del Libano) perché come ha giustamente osservato il dottor Griffo, che ha curato questo rapporto, ogni volta che si riesce a rafforzare un’organizzazione nazionale di persone con disabilità”, si opera per la qualità del nostro tessuto democratico.

Ancora oggi pochissimi Paesi hanno saputo promuovere la messe d’iniziative d’informazione, formazione e consulenza promossa in Italia e a livello internazionale, valorizzando l’esperienza di progetti in linea con i princìpi della Convenzione delle Nazioni Unitie sui diritti delle persone con disabilità che il nostro Paese ha ratificato nel 2009, che ha segnato un momento di svolta anche sulle politiche di cooperazione allo sviluppo.

L’articolo 32 della Convenzione sottolinea quanto sia necessario che la cooperazione internazionale “includa le persone con disabilità e sia a loro accessibile” e favorisca la partecipazione delle “organizzazioni di persone con disabilità”.

Si tratta di due campi completamente nuovi: da un lato, un “approccio a doppio binario” (twin track approach), che mira ad accrescere le risorse destinate alle persone con disabilità e a produrre il mainstreaming della disabilità in tutti i progetti; dall’altro, il rafforzamento del ruolo delle organizzazioni di persone con disabilità nei processi decisionali (empowerment e capacity building), spesso unica garanzia di sostenibilità della Convenzione a livello locale e nazionale.

L’articolo 11, inoltre, impegna gli stati ad adottare “tutte le misure necessarie per  garantire la protezione e la sicurezza delle persone con disabilità in situazioni di rischio, incluse le situazioni di conflitto armato, le emergenze umanitarie e le catastrofi naturali”.

Oggi il nesso tra disabilità e sviluppo è entrato a pieno titolo nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, approvata alle Nazioni Unite nel settembre dello scorso anno, che promuove lo sviluppo inclusivo e partecipativo attraverso il coordinamento tra gli Stati, le organizzazioni della società civile, nazionali e internazionali, le istituzioni sovranazionali, come l’Unione europea, e gli attori territoriali.

Non a caso il punto 23 dell’Agenda afferma che tutte le persone vulnerabili – con citazione esplicita delle persone con disabilità – debbano essere rafforzate nelle loro capacità e nella partecipazione alla società e che gli Stati debbano assumere più forti ed effettive misure per rimuovere ostacoli e resistenze, rafforzando il sostegno ai bisogni speciali anche in situazioni di aiuti umanitari.

L’Agenda 2030 rilancia quindi una sfida molto impegnativa nel settore, che richiederà uno sforzo globale e al tempo stesso regionale e locale, oltre che un monitoraggio altrettanto articolato e costante per misurare i progressi, considerato che è stimato in circa un miliardo, ovvero il 15% della popolazione mondiale, il numero delle persone che a diverso titolo e in momenti diversi della propria vita sono coinvolte in una forma di disabilità: politiche, risorse, approcci, anche culturali, risultano ancora insufficienti per affrontare una tale realtà.

Molto resta ancora da fare perché le persone con disabilità possano pienamente realizzare il proprio potenziale in qualità di membri della società eguali e preziosi. Occorre eliminare gli stereotipi e le discriminazioni responsabili di perpetuare la loro esclusione, e costruire invece un ambiente accessibile, favorevole e inclusivo per tutti.

Sul versante legislativo, il Parlamento ha varato in questi anni una serie di riforme per garantire una partecipazione piena ed eguale delle persone con disabilità in un mondo inclusivo e sostenibile che accolga l’umanità in tutta la sua diversità, dalla legge-delega di riforma del terzo settore, alla normativa sul “Dopo di noi” che si pone l'obiettivo di corrispondere ad uno degli impegni contenuti nella Convenzione delle Nazioni Unite, fino alla prima legge nazionale per garantire la tutela della salute e l'inserimento nella vita sociale delle persone con disturbi dello spettro autistico, in conformità a quanto previsto dalla risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 12 dicembre 2012 sui bisogni delle persone con autismo.

Si tratta ora di proseguire lungo questa linea continuando a garantire questo primato italiano nel campo della cooperazione internazionale, che oggi si sintetizza in un 2,68% di tutte le risorse stanziate dall’Italia per la Cooperazione Internazionale destinato alle persone con disabilità ma che può ulteriormente rafforzarsi grazie alle strumentazioni ed alle risorse che la nuova legge di bilancio ha posto a disposizione dell’Aiuto pubblico allo sviluppo.

Credo che come politici siamo chiamati, oggi più di ieri, a praticare quell’intelligenza degli avvenimenti”, di cui parlava Aldo Moro, che intercettato il nodo del problema, cerca di portare nel dibattito pubblico una proposta di governo lungimirante ed equilibrata.

E’ proprio da una lettura sapiente di questi tempi nuovi della società e della politica che dobbiamo muovere per riscoprire i valori della solidarietà economica e dell’inclusione sociale, per restituire alla istituzioni quella funzione di cerniera tra élites politiche e popolo, tra dinamica politica e corpo sociale, che potrà ridare legittimazione e credibilità ad un circuito democratico profondamente minacciato da pulsioni populistiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marina Sereni, 2009-2015