Marina Sereni
Marina Sereni
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15-02-2017
BILANCIO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE. RAPPORTO N.4
"DATI FONDAMENTALI PER UNO STATO SOCIALE EQUO E SOSTENIBILE"
Una crescita economica troppo lenta e un rapporto tra occupati e pensionati troppo basso continuano a rappresentare un problema reale. Infatti, l'ultima riforma, la Fornero è stata disegnata immaginando un tasso di crescita dell’1,5% annuo e poi ci sono 1,4 soggetti attivi per ogni pensionato. Il che dovrebbe indurre ad intervenire con più decisione sulla piaga della disoccupazione giovanile e, forse, anche consigliare di guardare con altri occhi ai fenomeni migratori...Spunti per una riflessione affidata ad illustri studiosi che hanno partecipato alla redazione del Rapporto n.4 sul Bilancio del sistema prevideniale italiano presentato oggi a Montecitorio. Ecco il mio saluto ai relatori.

Itinerari Previdenziali

Presentazione del 4° rapporto annuale

Il bilancio del sistema previdenziale italiano

 

Intervento Vice-Presidente on. Sereni

 

Anche quest’anno la Camera dei deputati ha il piacere di ospitare la presentazione delle Rapporto annuale di Itinerari previdenziali sul bilancio del sistema previdenziale italiano.

Colgo l’occasione per salutare i numerosi ospiti presenti e, in primo luogo, il professor Brambilla, che con il suo impegno in questi anni ha contribuito a fare di Itinerari previdenziali un interlocutore di assoluto rilievo per il confronto sui temi della previdenza e dell’assistenza. Non richiamo tutte le personalità presenti che ascolteremo, mi limito a salutare al ministro Poletti che ci ha appena raggiunti.

La presentazione del Rapporto rappresenta un appuntamento importante per riflettere in modo serio e informato sulle dinamiche della spesa previdenziale ed assistenziale del nostro Paese, sugli aspetti positivi e sui profili critici di un comparto che, nel suo insieme, assorbe la metà del bilancio pubblico. Quest’anno il Rapporto, rispetto alle precedenti edizioni, si presenta ancora più ricco di dati, statistiche e indicazioni, in quanto per la prima volta l’indagine ha incluso anche il bilancio dell’INAIL e quello sanitario.

Disporre di dati sulla spesa previdenziale e assistenziale nel suo complesso e, soprattutto, poter fare affidamento sulla indiscussa capacità degli esperti di analizzare i flussi di spesa per verificarne gli andamenti al di là delle classificazioni ufficiali, è a mio avviso essenziale per comprendere in profondità il funzionamento del sistema, coglierne connessioni e contraddizioni interne non sempre evidenti e, in ultima analisi, per fornire ai decisori politici obiettivi chiari e utili indicazioni di perseguirli.

La spesa previdenziale e assistenziale assorbe quasi il 30% del Pil ed è quindi quanto mai importante che il dibattito, su questi temi, sia ampio e partecipato; e, soprattutto, che accanto ai soggetti titolari di ruoli istituzionali nel settore, a questo dibattito prendano parte anche soggetti privati qualificati ed autorevoli.

La riclassificazione delle spese, che costituisce uno dei meriti maggiori di questo Rapporto, consente finalmente di affermare che il sistema pensionistico italiano è stato stabilizzato con le profonde riforme degli ultimi anni e che incisivi interventi andrebbero semmai messi in campo sul versante della spesa assistenziale, il cui andamento deve preoccupare in termini sia di sostenibilità, sia di equità distributiva.

Per quanto concerne la spesa previdenziale, indubbiamente una crescita economica troppo lenta e un rapporto tra occupati e pensionati troppo basso continuano a rappresentare un problema reale. Occorre ricordare che la riforma Fornero è stata disegnata immaginando un tasso di crescita dell’1,5% annuo, per cui valori troppo a lungo inferiori a tale limite potranno in futuro nuovamente mettere in discussione la sostenibilità del sistema. Così come deve preoccupare il fatto che nel nostro Paese ci siano solo 1,4 soggetti attivi per ogni pensionato, il che dovrebbe indurre ad intervenire con più decisione sulla piaga della disoccupazione giovanile e, forse, anche consigliare di guardare con altri occhi ai fenomeni migratori, ovviamente in un quadro di programmazione dei flussi e rispetto della legalità.

Sempre in materia previdenziale, un’attenta riflessione meriterebbero a mio avviso quei dati che evidenziano come negli ultimi anni le pensioni siano cresciute ben più di salari e stipendi; e, anche, come ogni pensionato riceva mediamente 1,43 prestazioni, portando la pensione media ben al di sopra della soglia dei 1.000 euro mensili.

Mi limito a questi pochi spunti di riflessione essendo evidentemente più opportuno lasciare spazio agli interventi degli illustri studiosi che hanno partecipato alla redazione del Rapporto, da cui sono certa che potremo trarre utili indicazioni per il nostro lavoro parlamentare su tematiche assolutamente centrali nello sforzo di ammodernamento, in un’ottica di sostenibilità ed equità, del nostro Stato sociale.

 

Marina Sereni, 2009-2015