Marina Sereni
Marina Sereni
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28-02-2017
DJ FABO
"SOCIETĄ, COMUNICAZIONE, POLITICA: SPECCHIO L'UNA DELLE ALTRE"
Sono molto colpita dai toni e dai titoli dei giornali di oggi sulla drammatica scelta compiuta ieri da Fabiano Antoniani. Una scelta - quella del suicidio assistito - che avrebbe bisogno di rispetto e riflessione e che invece è divenuta ancora una volta oggetto di uno scontro frontale e ideologico tra favorevoli e contrari. Con un punto in comune tra i due fronti: la condanna alla politica, ai politici, incapaci di decidere con una legge sulla materia. Ma, mi domando, siamo sicuri che la politica abbia tutta questa responsabilità? O non è invece chiaro che posizioni così violentemente distanti nella società - che la comunicazione contribuisce a rendere più forti e nette - spingono in realtà la politica a rendere impossibile una sintesi, un compromesso, una mediazione accettabile? Mi sono occupata nelle precedenti legislature delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (il cosiddetto Testamento Biologico) e ho potuto verificare quanto siano complesse le implicazioni di una legge che interviene nel rapporto tra il paziente, il medico, la famiglia in situazioni di gravi malattie croniche, invalidanti o incurabili. Da quel confronto riuscimmo a far emergere e ad approvare una buona e civile legge sulle cure palliative, mentre non si trovarono i numeri per licenziare una norma sul "fine vita". Ora in Parlamento ci stiamo riprovando, la commissione competente ha elaborato un testo che sta per arrivare in Aula alla Camera. Intendiamoci, quella proposta non risolverebbe casi simili a quelli di Dj Fabo poiché non affronta il tema del suicidio assistito e dell'eutanasia. Tuttavia certo una legge equilibrata e ragionevole sul Testamento Biologico, sulla possibilità di dichiarare anticipatamente i trattamenti medici cui si vuole (o non vuole) essere sottoposti in caso di impossibilità ad esprimere le proprie volontà, certamente aprirebbe la strada ad un quadro di maggiore rispetto della dignità di ogni persona nel malattia.

Ma per ottenere un risultato concreto e giungere all'approvazione di una legge servono toni più bassi e un atteggiamento di reale disposizione al confronto tra le diverse opinioni. Serve avere più dubbi e meno certezze, più capacità di parlare pacatamente e meno di urlare... serve insomma che società, comunicazione e politica scelgano la strada dell'umiltà piuttosto che dell'arroganza di fronte a temi davvero sensibili - la vita e la morte, la libertà individuale e il ruolo dello stato, la scienza e l'etica - che non meritano di diventare oggetto di risse mediatiche.

 

 

Marina Sereni, 2009-2015