Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>36</b> Eventi da me promossi
<b>178</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>146</b> Impegni in Italia
<b>56 </B> Missioni e incontri internazionali
02-05-2017
GLOBAL SUSTAINABILITY FORUM A MONTECITORIO
"INSIEME PER IL PROGRESSO E IL BENESSERE DELLE FUTURE GENERAZIONI"

La globalizzazione economica e la straordinaria rapidità del progresso tecnologico ci pongono di fronte sfide inedite: come promuovere le opportunità e contrastare i rischi, come ridurre le diseguaglianze tra gli Stati e all'interno degli Stati. Equità e sostenibilità appaiono essere sempre più caratteri indissolubili e indispensabili di uno sviluppo umano capace di garantire il futuro alle prossime generazioni. Promuovere una visione globale comune è il modo migliore per identificare strade condivise e obiettivi realmente raggiungibili. L'ho detto aprendo i lavori del Global Sustainability Forum a Montecitorio. Ecco il mio intervento.

 

GLOBAL  SUSTAINABILITY  FORUM

Roma, 2 maggio 2017

E’ con grande piacere che rivolgo a nome della Camera dei Deputati il benvenuto agli illustri ospiti partecipanti a questo primo Global Sustainability Forum. I temi al centro di queste vostre impegnative giornate di discussione e approfondimento sono cruciali per il destino del nostro pianeta. La globalizzazione economica e la straordinaria rapidità del progresso tecnologico ci pongono di fronte sfide inedite: come promuovere le opportunità e contrastare i rischi, come ridurre le diseguaglianze tra gli Stati e all'interno degli Stati. Equità e sostenibilità appaiono essere sempre più caratteri indissolubili e indispensabili di uno sviluppo umano capace di garantire il futuro alle prossime generazioni.
Promuovere una visione globale comune,  coinvolgendo decisori politici, imprenditori, esperti ed accademici, rappresentanti delle organizzazioni internazionali e della società civile, è il modo migliore per identificare strade condivise e obiettivi realmente raggiungibili.

Non solo quindi un approccio volto a garantire la sostenibilità ambientale della crescita economica e l’uso efficiente delle risorse, ma un approccio più globale teso a porre al centro dell’attenzione le persone e le comunità, la lotta alle diseguaglianze e lo sviluppo umano.
L'accordo sul clima raggiunto alla COP21 di Parigi dello scorso anno e l'approvazione in sede ONU dei nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile (i cosiddetti SDGs- Sustainable Development GoalS) con l’adozione dell’Agenda 2030 sono su scala sovranazionale i nostri principali riferimenti.

Con l’adozione dell’Agenda 2030 in particolare le Nazioni Unite hanno individuato una serie di traguardi - economici, ambientali e sociali - particolarmente ambiziosi e interconnessi tra loro.

I 17 obiettivi e i 169 target specifici inglobano un insieme complesso di politiche e proprio per questo motivo l’Agenda 2030 richiama in modo esplicito la responsabilità di tutti i settori della società, dai governi (centrali e locali) alle imprese, agli attori privati, sia profit che non-profit. In particolare, i settori produttivi, le imprese, i gestori di servizi, le banche e gli altri intermediari finanziari sono chiamati ad inserire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SGDs) nei propri programmi.

Gli SDGs e l'accordo di Parigi costituiscono dunque l’orizzonte verso il quale orientare l’azione degli Stati e degli altri soggetti pubblici e privati coinvolti; è perciò fondamentale concentrarsi e lavorare sul “come” raggiungere questi ambiziosi obiettivi.
Se guardiamo ai dati degli ultimi decenni, nonostante i progressi fatti nella direzione di ridurre la povertà, permangono ancora molte sfide. Tra queste, le più importanti riguardano le forme più estreme di deprivazione materiale e immateriale, la violenza contro le donne e i bambini, le diseguaglianze di genere, la disoccupazione giovanile e di lungo periodo, le differenze sociali ed educazionali tra membri della stessa società. Dai rapporti finora pubblicati emerge chiaramente come la semplice prosecuzione delle tendenze, pur positive, registrate negli ultimi 20 anni non consentirebbe di conseguire molti degli Obiettivi dell’Agenda 2030.

Occorre perciò compiere ad ogni livello uno sforzo aggiuntivo per realizzare gli impegni assunti.

Nel panorama internazionale l’Italia può far leva su alcuni qualificanti punti di forza. Penso, per citare solo alcuni esempi, ad un’aspettativa di vita in salute tra le più alte fra i paesi OCSE;  ad un consumo di energia efficiente che ci situa tra i 10 migliori paesi nel mondo; ad uno straordinario patrimonio culturale e artistico diffuso che fa del nostro Paese un eccezionale museo a cielo aperto.
Accanto a questi fattori incoraggianti esistono, tuttavia, anche elementi di criticità e di ritardo. Tra questi non possiamo non citare l’elevato tasso di disoccupazione soprattutto giovanile; il livello di percezione della corruzione del settore pubblico che è tra i più alti tra i paesi considerati; l’inquinamento dell’aria per presenza di polveri sottili, al di sopra dei livelli di sicurezza fissati dall’Organizzazione Mondiale della Salute.

Anche noi dunque siamo chiamati a fare la nostra parte per qualificare le nostre politiche di sviluppo nella direzione della sostenibilità ambientale e dell’equità sociale. Su iniziativa del Governo e del Parlamento molti provvedimenti recenti sono andati nella giusta direzione e certo non posso qui richiamarli tutti. Mi piace però sottolineare come sia sul versante delle politiche ambientali che su quello delle politiche di protezione sociale questa legislatura abbia conseguito molti risultati concreti. Penso alle nuove norme sugli ecoreati, alle misure a sostegno della green economy e della mobilità sostenibile, al consolidamento di incentivi come l’ecobonus e il sismabonus per città sempre più sicure ed efficienti sul piano energetico.  Analogamente sul piano sociale, con la riforma del Terzo Settore, con la legge contro lo spreco alimentare, con l’introduzione del Reddito di Inserimento Sociale contro la povertà, l’Italia ha cercato in questi ultimi anni di colmare alcuni ritardi.

E, mentre il Ministero dell’Ambiente sta lavorando all’aggiornamento della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, che incorporerà gli Obiettivi di Sviluppo dell’Agenda 2030, il Documento di Economia e Finanza 2017, approvato qualche settimana fa in Parlamento, contiene per la prima volta una serie di indicatori volti a misurare il Benessere Equo e Sostenibile. (BES)

Il Governo ha scelto infatti di anticipare l’attuazione della riforma del Bilancio con un primo esercizio sperimentale su un sottoinsieme di quattro indicatori di benessere equo e sostenibile:

  • il reddito medio disponibile aggiustato pro capite (dato dal rapporto tra il reddito disponibile delle famiglie aggiustato - vale a dire inclusivo del valore dei servizi in natura forniti dalle istituzioni pubbliche e senza fini di lucro - e il numero totale di persone residenti);

 

  • un indice di disuguaglianza del reddito (dato dal rapporto tra il reddito equivalente[1][20] totale percepito dal 20% della popolazione con più alto reddito e quello percepito dal 20% della popolazione con più basso reddito. Una riduzione di tale rapporto indica pertanto una maggiore equità nella distribuzione delle risorse);

 

  • il tasso di mancata partecipazione al lavoro (corrispondente al rapporto tra il totale di disoccupati e le forze di lavoro potenziali tra i 15 e i 74 anni e la forza lavoro effettiva e potenziale. Rispetto al tasso di disoccupazione tale indicatore consente di tener conto anche del fenomeno dello scoraggiamento);

 

  • l’indicatore delle emissioni di CO2 e di altri gas clima alteranti (già considerato dalla strategia Europa 2020, che traccia l’andamento della qualità dell’ambiente e il relativo impatto delle politiche).

 

Per ciascuno dei quattro indicatori, oltre ai dati di consuntivo dell’ultimo triennio, viene fornito uno scenario a politiche vigenti (tendenziale) e uno scenario che inglobi le politiche introdotte nel DEF (programmatico).

 

Questa novità – ancorché in via sperimentale – rappresenta in realtà una svolta nella programmazione economica e finanziaria, spingendo Governo e Parlamento a considerare strutturalmente nella definizione delle politiche pubbliche gli obiettivi e i contenuti dell’Agenda 2030. Inoltre, queste innovazioni aumenteranno in modo significativo l’accountability delle autorità politiche nei confronti dei cittadini rispetto agli impegni sottoscritti dal nostro Paese a livello internazionale.

Iniziative come quella odierna sono quindi utili per stimolare la discussione e promuovere l’azione verso il raggiungimento di così alti obiettivi per la crescita economica e sociale del paese e del pianeta. Gli autorevoli ospiti che interverranno potranno guidarci nelle scelte più adeguate che siamo chiamati ad adottare per favorire il progresso ed il benessere delle future generazioni. Tutti, attori pubblici e privati, società civile e forze economiche e sociali, siamo infatti chiamati ad uno sforzo coordinato affinché, pur in uno scenario congiunturale e internazionale di estrema complessità, si possano compiere passi decisivi e, auspicherei, irreversibili, verso un mondo più giusto e libero che apra nuove opportunità per i giovani e per quanti rimangono esclusi dalle dinamiche della globalizzazione.

Credo, in conclusione, che possiamo qui accogliere come stimolo e fare nostre con spirito di grande condivisione le parole che Papa Francesco ha scritto nella Sua Enciclica Laudato si: “Se la politica non è capace di rompere una logica perversa, e inoltre resta inglobata in discorsi inconsistenti, continueremo a non affrontare i grandi problemi dell’umanità. Una strategia di cambiamento reale esige di ripensare la totalità dei processi, poiché non basta inserire considerazioni ecologiche superficiali mentre non si mette in discussione la logica soggiacente alla cultura attuale. Una politica sana dovrebbe essere capace di assumere questa sfida.”


 

Marina Sereni, 2009-2015