Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>36</b> Eventi da me promossi
<b>178</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>146</b> Impegni in Italia
<b>56 </B> Missioni e incontri internazionali
04-05-2017
CONFERENZA INTERPARLAMENTARE G7/G20
"MIGRAZIONI: DONNE DA PRIME VITTIME A PROTAGONISTE DI SOLUZIONI"
Le donne e i bambini non sono numericamente la porzione prevalente dei migranti che raggiungono in questo momento il nostro Paese e l’Europa. Sono però spesso i soggetti più a rischio, quelli che subiscono le violenze peggiori, nel viaggio e anche dopo l'arrivo. Le donne prime vittime, dunque, ma possono anche essere protagoniste delle soluzioni più avanzate. L'ho detto intervenendo alla Conferenza interparlamentare dei Paesi del G7/G20  che si svolge a Montecitorio oggi e domani dal titolo "Le sfide di un mondo in movimento: uguaglianza di genere, agency delle donne e sviluppo sostenibile" alla cui inaugurazione ha partecipato anche la Consigliera di Stato del Myanmar Aung San Suu Kyi. Ecco il mio intervento.

 

INTERNATIONAL PARLIAMENTARIANS’ CONFERENCE

G7– Rome 2017

The Challenges of a World on the Move:

Migration and Gender Equality, Women’s Agency and

Sustainable Development

 

Session 1: Migration, Security and Safety

 

  

Ringrazio le promotrici di questa Conferenza internazionale per aver costruito un appuntamento di grande valore e qualità, un'occasione di approfondimento e di scambio di esperienze tra donne di paesi diversi, che ricoprono ruoli diversi nelle istituzioni e nella società civile, sulle molteplici e drammatiche sfide globali del nostro tempo. Sono convinta che i responsabili dei Governi e dei Parlamenti dei paesi del G7 - che si incontreranno in Italia nei prossimi mesi - trarranno da questa iniziativa importanti e utili spunti di azione e di impegno concreto. Uno sguardo di genere nella lettura delle principali questioni che la comunità internazionale - e in particolare i paesi maggiormente sviluppati - debbono saper fronteggiare è essenziale per poter individuare e realizzare le soluzioni più efficaci. Ciò vale anche per l'argomento oggetto di questa sessione.

  • Il tema delle migrazioni è divenuto negli ultimi anni cruciale nel dibattito politico istituzionale in tutto il mondo e certamente nei paesi del G7. Mentre appare perfino banale affermare che nel mondo globale la libertà di movimento non possa fermarsi alle merci e al denaro, ascoltiamo ogni giorno leader politici sostenere il contrario, promettere o minacciare di erigere nuovi muri in nome della sicurezza. Si tratta di un approccio illusorio, che fa leva sulle paure e le inquietudini che molte persone nelle nostre società avvertono di fronte agli effetti della crisi economica più lunga e dura dal secondo dopoguerra e alle tumultuose trasformazioni che il progresso tecnologico porta con se'. Chiunque proponga soluzioni "semplici" al problema complesso delle migrazioni prende in giro i suoi cittadini. Non possiamo permettercelo. Occorre che la politica e le istituzioni democratiche sappiano affrontare il fenomeno con serietà, equilibrio e senso di responsabilità, evitando di inseguire e cavalcare le paure e le inquietudini che toccano le comunità di accoglienza. Non ci sono scorciatoie possibili: bisogna prendere sul serio i sentimenti di insicurezza che vivono le fasce più deboli e meno protette nelle società ricche - approntando riposte adeguate in termini di welfare ed equità sociale - e contemporaneamente attrezzare strumenti e mezzi efficaci per l'accoglienza e la gestione dei flussi migratori.
  • In questa direzione è necessario innanzi tutto riconoscere la dimensione strutturale del fenomeno e provare ad uscire dalla logica dell’emergenza. Dovremo saperci confrontare con le migrazioni per i prossimi decenni, in Italia e in Europa ci sono ragioni anche demografiche che dimostrano questa necessità, ed è per questo indispensabile saper trovare un punto di equilibrio, un bilanciamento tra le misure di sicurezza e le misure di accoglienza. Non c'è contraddizione, non ci può essere, tra politiche volte a contrastare il traffico illegale e stroncare le organizzazioni criminali che lucrano sulla disperazione dei migranti e politiche tese a garantire accoglienza, protezione internazionale e integrazione degli immigrati con risorse, mezzi e strutture adeguate. Questo è stato il filo rosso dei provvedimenti assunti in Italia nel corso della attuale legislatura. Più sicurezza e più solidarietà, questo è il messaggio che dobbiamo provare a trasmettere ai nostri concittadini. L'alleanza tra le istituzioni democratiche e la società civile organizzata su questo punto è davvero un fattore strategico.

 

  • Per i paesi che – come l’Italia – si affacciano sul Mediterraneo è necessario che l'Europa faccia la sua parte. Abbiamo bisogno di un approccio europeo per gestire i flussi eccezionali di questo ultimo periodo intervenendo anche sulle cause- contingenti o strutturali - del fenomeno. Cito solo i titoli: una politica estera comune per la gestione delle crisi e dei conflitti a cominciare da quella della Libia; un maggiore impegno nella cooperazione con i Paesi dell’Africa; un meccanismo realmente automatico di redistribuzione dei rifugiati e richiedenti asilo; l'attuazione di misure di rimpatrio efficaci; la definizione di canali legali di ingresso in Europa oltre la dimensione della protezione internazionale. Fino ad oggi, pur vedendo gli sforzi soprattutto da parte della Commissione, non possiamo essere soddisfatti della capacità europea di assumere una responsabilità solidale ma di questo certamente parlerà meglio di me il professor Prodi.

 

  • Le donne e i bambini non sono numericamente la porzione prevalente dei migranti che raggiungono in questo momento il nostro Paese e l’Europa. Sono però spesso i soggetti più a rischio, quelli che subiscono le violenze peggiori, nel viaggio e anche dopo l'arrivo. I dati sulla tratta di esseri umani confermano drammaticamente questa realtà e chiedono un'attenzione e un approccio specifico da parte dei Parlamenti e dei Governi. Per quanto riguarda l’Italia sono da segnalare due fatti importanti: il primo Piano Nazionale Antitratta che prevede risorse finanziarie dedicate e il coinvolgimento di tutti gli attori pubblici e privati (essenziale il ruolo delle ONG oggi sotto tiro da parte di alcuni nel nostro Paese, ma essenziali per la lotta alla tratta insieme alle Associazioni femminili); la legge sui minori non accompagnati che prevede un percorso di accoglienza e di integrazione che costituisce un esempio unico e positivo in Europa e di cui dobbiamo ringraziare la collega Zampa che ne è stata promotrice e tenace sostenitrice.

 

  • Le donne sono le prime vittime dei fenomeni di sfruttamento e di violenza che purtroppo accompagnano le migrazioni, ma possono anche essere protagoniste delle soluzioni più avanzate. Quando le donne sono coinvolte nei negoziati e nei processi di pacificazione dei conflitti dimostrano alte capacità di mediazione e garantiscono solidità e concretezza; quando sono coinvolte nei progetti di cooperazione dimostrano di saper far fruttare al meglio gli aiuti con grande beneficio per le famiglie e le comunità di appartenenza. Questi due punti sono stati e sono oggetto di numerose decisioni a livello sovranazionale, come la risoluzione 1325 su Donne e pace e l'Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Debbono diventare sempre più fatti ordinari, parte integrante delle strategie degli Stati nazionali, sia sul versante della diplomazia e della politica estera sia su quello della cooperazione internazionale.

 

  • Infine: noi qui ci stiamo confrontando soprattutto sugli aspetti più attuali ed emergenti in materia di migrazioni. Tuttavia non vorrei che dimenticassimo la quotidianità e la normalità dell'immigrazione. In Italia secondo l'ISTAT i cittadini regolarmente residenti stranieri sono circa 5 milioni e poco più della metà di loro (2,6) sono donne. Molte di loro vivono nelle nostre case, si occupano dei nostri figli o dei nostri anziani genitori. Sono sempre di più le madri dei compagni di scuola dei nostri figli, le nostre vicine di casa...

Quanto pesa la relazione tra noi e queste donne nel costruire una convivenza positiva tra culture, storie, religioni diverse?

La trasformazione delle nostre città è ogni giorno più evidente e con essa emergono nuove domande, nuove contraddizioni. Diversi episodi di cronaca ci parlano di ragazze straniere che entrano in conflitto con le loro famiglie perché desiderose di condurre una vita simile alle loro coetanee italiane; o ancora in Europa vediamo foreign fighters provenienti da comunità di immigrati apparentemente integrate. Ecco perché il Governo italiano ha ritenuto di dover lanciare, all'indomani degli attentati di Parigi e Bruxelles, il progetto "un euro in sicurezza, un euro in cultura" a segnalare l'esigenza di intervenire sul tessuto sociale delle nostre periferie e sui giovani per poter prevenire esclusione e contrastare pericoli di radicalizzazione. Ecco perché, primi in Europa e nel G7 il Governo italiano ha voluto introdurre nel Documento di Economia e Finanza appena approvato, oltre al Pil,  un indicatore alternativo, Il Bes, acronimo di  Benessere equo e sostenibile. Cosa possono fare le Istituzioni nazionali e locali - e noi donne impegnate nelle istituzioni - per favorire l'incontro e la crescita di comunità multiculturali che non nascondano le ragioni di conflitto, ma le affrontino con rispetto e attenzione? Solo questo punto meriterebbe un convegno in sé. Lo consegno alla nostra riflessione anche come stimolo al dibattito. E vi ringrazio.

Marina Sereni, 2009-2015