Marina Sereni
Marina Sereni
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15 giugno 2017
SostenibilitÓ, futuro: uniamo i riformisti
Cosa hanno in comune le recenti tornate elettorali per il Parlamento in Gran Bretagna e Francia e per il rinnovo nei Comuni in Italia? Molto poco se guardiamo ai sistemi politici e ai meccanismi di voto, un pò di più se guardiamo al messaggio che ne possiamo ricavare in termini più generali. Chiedendo scusa per la schematicità e la rozzezza del giudizio, mi sembra si possa dire che da tutte e tre queste consultazioni emergano alcuni elementi: che l'ondata populista in Europa non sia più montante; che tra le priorità che orientano le scelte elettorali di ampi strati di popolazione ci siano i temi sociali (le diseguaglianze, il lavoro, il futuro dei giovani); che la questione sicurezza/insicurezza, connessa sia al pericolo terrorismo sia al fenomeno migratorio, resti al centro dell'agenda e della competizione politica.

Una precisazione sul primo punto: l'Ukip praticamente sparisce dal Parlamento britannico, il Front National della Le Pen esce fortemente ridimensionato, il M5S non entra in partita nei ballottaggi principali e comunque riceve un consenso molto più modesto di quello attribuito a questa forza dai principali sondaggi su scala nazionale. Ciò non significa che sia prosciugato il bacino di malessere e disaffezione da cui questi partiti hanno ricavato negli ultimi anni una spinta eccezionale. Il dato dell'astensione sta a ricordarci che c'è una parte di elettori che, probabilmente delusi anche da Grillo, Le Pen, Farage, non torna però a rivolgersi ai partiti tradizionali.
I temi sociali incidono molto sul voto, anche se, per esempio in Gran Bretagna, questa volta i ceti popolari, che pure avevano scelto la Brexit per protesta, guardano più ai laburisti che non alle forze populiste e antieuropee.
Anche da noi - nonostante il consolidarsi di numeri positivi sulla crescita e sull'occupazione - ancora pesano gli effetti della crisi. L'entrata in vigore del Reddito di Inserimento Sociale e del nuovo Servizio Civile Nazionale può rappresentare per l'Italia l'occasione per aprire una grande battaglia contro la povertà e per parlare ai giovani che si sentono trascurati e senza garanzie, mettendo insieme tutti gli strumenti e tutti gli attori istituzionali e sociali disponibili. Se la legislatura proseguirà senza scossoni dovremo cercare di dare ai tanti interventi sociali di questi anni una cornice unitaria e risorse adeguate.

E qui vengo al nodo politico che ci riguarda più da vicino: tra ieri e oggi il Governo Gentiloni ha ottenuto la maggioranza con due voti di fiducia, alla Camera sulla riforma del processo penale e al Senato sulla cosiddetta manovrina finanziaria. Alcuni pezzi della sinistra hanno votato la fiducia, altri no.  

Il primo turno delle elezioni amministrative ci ha dimostrato che non solo il sistema di voto, ma anche l'offerta politica condiziona non poco la domanda. Se centrodestra e centrosinistra presentano proposte e persone convincenti si riduce lo spazio del M5S, che d'altra parte nel frattempo ha manifestato molte debolezze e molte oscillazioni sia sulla sua identità politica che sulla qualità dei suoi dirigenti.

E' del tutto ovvio che questo richieda una riflessione da qui alle prossime elezioni politiche su come l'area progressista e riformista si presenterà agli elettori. Non per ripetere esperienze del passato di coalizioni larghe ed eterogenee con cui magari si potevano vincere le elezioni, ma non riformare il paese. Ma nemmeno per idealizzare una presunta autosufficienza di questo o quel partito (compreso il Pd, a mio avviso) che oggi non appare realistica. Proviamo ad abbassare i toni della discussione e mettiamo a fuoco le questioni principali sulle quali chiamare al confronto tutti coloro che, nel centrosinistra, pensano sia necessario misurarsi con la sfida del governo e non fermare la stagione delle riforme. Proviamo a discutere non del passato ma del futuro, vediamo le proposte che vengono dalle competenze, dalle esperienze civiche, da chi è impegnato nel sociale e nella solidarietà, dal mondo delle imprese innovative... Equità sociale e sostenibilità ambientale richiedono a mio parere nuovi paradigmi per le politiche dello sviluppo e di welfare: riapriamo un cantiere di elaborazione e di costruzione politica, superiamo le formule e i tatticismi. Da qui faremo discendere anche le scelte sulle alleanze quando sarà più chiaro non soltanto il meccanismo elettorale, ma anche le distanze o le affinità sui contenuti e sui programmi. Abbiamo ancora diverse leggi importanti in discussione in Parlamento e anche quelle aiuteranno a delineare i contorni e la fisionomia del Pd e del campo riformatore. Insomma, lavoriamo più sulle nostre proposte e meno sulle polemiche con i nostri avversari, e dedichiamo anche nella nostra comunicazione più attenzione a questo versante. Forse sbaglio ma a me pare che tante persone siano stanche di una politica fatta di contrapposizioni, slogan, insulti. Si comincia a vedere che i "vaffa" non cambiano in meglio la vita delle persone e in ogni caso da noi la maggior parte dei cittadini si aspetta altro.

 

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Marina Sereni, 2009-2015