Marina Sereni
Marina Sereni
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07-09-2017
LA CORTE UE SUI RICOLLOCAMENTI
"UNGHERIA E SLOVACCHIA RISPETTINO REGOLE E SENTENZA, PREVALGA IL DIALOGO"
La sentenza della Corte di giustizia della UE fa chiarezza su un punto di principio molto rilevante: far parte dell’Unione Europea non è come sfogliare un menu, scegliere la pietanza che si desidera e poi, magari, alzarsi senza pagare.  La sentenza con la quale la Corte Europea ha respinto il ricorso di Ungheria e Slovacchia sulla questione della "relocation" dei richiedenti asilo e protezione ha un grande valore politico, anche perché consente di discernere le responsabilità delle istituzioni comunitarie - tra cui va annoverata anche la Corte - da quelle dei singoli governi nazionali.  Gli esecutivi di Ungheria e Slovacchia, che invocano la sovranità nazionale e affermano per questo di non voler riconoscere la validità della sentenza, non mettono tuttavia in alcun modo in dubbio la loro permanenza in una comunità di stati che ha aiutato la loro crescita e il loro percorso democratico. Sarà necessario chiarire che le due cose non sono compatibili, che si può beneficiare dell'appartenenza europea solo se si è in grado anche di condividere in maniera solidale la soluzione di alcuni problemi, tra cui quello dei flussi migratori. Mi auguro che, dopo le prime reazioni piuttosto scomposte di Orban,  si possa aprire una fase di dialogo con le capitali dei paesi dell'Europa dell'Est per far rispettare le regole e la sentenza. L'Italia ha fatto e continuerà a fare la sua parte ed è proprio da sentenze come quella di ieri che troviamo la conferma della necessità di una dimensione politica europea più forte e cogente per poter affrontare insieme e positivamente le sfide che le migrazioni e le emergenze umanitarie pongono al nostro continente.
Marina Sereni, 2009-2015