Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>35</b> Eventi da me promossi
<b>170</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>141</b> Impegni in Italia
<b>55 </B> Missioni e incontri internazionali
28-09-2017
RAPPORTO ASVIS 2017
"SVILUPPO SOSTENIBILE, UNA SFIDA CHE VINCIAMO ANCHE IN PARLAMENTO"
La consapevolezza verso le tematiche legate allo sviluppo sostenibile ha fatto passi avanti importanti negli ultimi anni anche in Italia. L’attenzione del Parlamento è stata elevata e costante: penso al Collegato ambientale con, tra le altre misure l’adozione del Catalogo dei sussidi dannosi e favorevoli per l’ambiente e il rapporto sul capitale naturale; alla legge sugli Ecoreati a quella sul rafforzamento delle Agenzie ambientali, al nuovo Codice degli Appalti pubblici..Auspico che in questo scorcio finale di legislatura vadano a buon il consumo di suolo e il commercio equo e solidale...Ne ho parlanto alla presentazione del Rapporto 2017 dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile a Montecitorio. Ecco il mio intervento.

 

 

 

Presentazione del Rapporto 2017 “L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”

(Palazzo Montecitorio, Sala della Regina, 28 settembre 2017)

 

Saluto introduttivo della Vicepresidente della Camera,

Marina Sereni

 

 

Saluto e ringrazio il Presidente dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Pierluigi Stefanini, per aver voluto nuovamente coinvolgere la Camera dei Deputati nella presentazione del Rapporto 2017, un’occasione davvero importante per discutere delle azioni in corso e degli interventi necessari per raggiungere nel nostro Paese gli obiettivi di sostenibilità economica, sociale e ambientale contenuti nell’Agenda per lo Sviluppo sostenibile 2030 adottata all’Onu nel 2015. 

Saluto il Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan e il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini, che interverranno nel corso della mattinata, e tutti i partecipanti a questo incontro.

La fase storica che stiamo attraversando pone su scala globale sfide sempre più complesse, che richiedono la definizione di nuove strategie e nuovi paradigmi per lo sviluppo del pianeta e di ogni Paese. La novità e la forza straordinarie dell’Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile 2030 sta proprio qui: aver ricompreso in un unico impianto crescita economica, sostenibilità ambientale, inclusione sociale e aver conseguentemente indicato ad ogni Paese la necessità di ripensare il proprio modello di sviluppo per correggere la rotta, renderlo più equo e più responsabile nei confronti dell’ambiente e delle generazioni future. Non è vera/buona crescita quella che deteriora e dissipa il capitale naturale, non è vera/buona crescita quella che produce esclusione sociale. Il nostro Paese sta uscendo da una crisi che è stata lunga e durissima. L’obiettivo dunque non è solo tornare ai livelli di crescita di prima della crisi ma di farlo in modo sostenibile, accentuando - nelle politiche, negli strumenti, negli incentivi - l’attenzione alla dimensione sociale e ambientale che peraltro possono offrire enormi opportunità per creare nuova e buona occupazione.

Una sfida per tutti: operatori economici, organizzazioni sociali, Governo, Parlamento, istituzioni ad ogni livello.

Dentro questa “rivoluzione concettuale” si colloca l’iniziativa dell’Alleanza per lo Sviluppo sostenibile che si propone di monitorare in maniera puntuale i passi avanti che si stanno compiendo ma anche di segnalare i ritardi e le criticità.

Non è compito mio entrare nel dettaglio dei contenuti del Rapporto.

L’Italia ha fatto passi avanti importanti negli ultimi anni ed è cresciuta progressivamente, innanzi tutto nell’opinione pubblica, la consapevolezza verso le tematiche legate allo sviluppo sostenibile. L’attenzione del Parlamento è stata in questi anni elevata e costante, come dimostra l’approvazione di alcuni provvedimenti. Penso al Collegato ambientale, che ha rappresentato un tassello importante nella promozione del riutilizzo delle risorse e della sostenibilità ambientale. Cito, tra tutte le misure di quel provvedimento, l’adozione del Catalogo dei sussidi dannosi e favorevoli per l’ambiente e il rapporto sul capitale naturale, che offrono un patrimonio cognitivo di cui occorrerà tenere conto nell’adozione delle scelte future, anche ai fini di una possibile transizione verso un sistema fiscale ecologico.

Questa legislatura ha visto poi il compimento di altri attesi provvedimenti: la legge sugli Ecoreati, quella sul rafforzamento delle Agenzie ambientali, un nuovo Codice degli Appalti pubblici più orientato alla sostenibilità ambientale. (Penso agli “appalti verdi” e all’introduzione del Debàt Public per le grandi scelte infrastrutturali).

 In questo scorcio finale di legislatura credo sia da auspicare che vadano a buon fine altre leggi importanti già approvate in un ramo del Parlamento, come quella sul contenimento del consumo di suolo e quella sul commercio equo e solidale.

Più in generale, proprio nell’ottica di superare una concezione settoriale delle politiche di sostenibilità, non posso non citare in questa sede un’altra innovazione essenziale: l’introduzione nella riforma del bilancio dello Stato degli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES), quali strumenti di programmazione e valutazione della politica economica. Nel Documento di economia e  finanza  (DEF) di quest’anno, per la prima volta, sono stati inseriti in via sperimentale alcuni indicatori riguardanti il  reddito medio disponibile, la mancata partecipazione al lavoro, la disuguaglianza del reddito e l’emissione di CO2 e di altri gas climalteranti. Più recentemente il Governo ha emanato lo schema di decreto ministeriale che individua i 12 indicatori di benessere equo e sostenibile sui quali si sono già pronunciate le Commissioni Parlamentari competenti.

E’ inoltre in corso di revisione la Strategia energetica nazionale, che persegue, tra gli altri, l’obiettivo della decarbonizzazione del sistema avendo come priorità di azione lo sviluppo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, ed è in corso di approvazione l’aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, che rappresenterà la cornice entro cui implementare le varie politiche nella prospettiva della sostenibilità dello sviluppo.

 

La sostenibilità dello sviluppo rappresenta forse la sfida più importante per il nostro futuro, una sfida a cui sono chiamate le istituzioni insieme alla società civile. La messa a punto dell’Agenda 2030 ha già visto un’elevata partecipazione di attori della società civile internazionale. Anche l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile annovera un gran numero di aderenti tra le organizzazioni della società civile.  La stessa riforma del Terzo Settore – anch’essa approvata in questa legislatura enfatizza l’importanza del ruolo pubblico delle organizzazioni presenti nella società civile,

Concludo con le parole del professor Zamagni in un articolo di ieri su Il sole 24 Ore: “partnership non significa né consociativismo per conservare posizioni di rendita parassitaria, né assemblearismo, sul modello praticato dai movimenti sociali negli ultimi decenni; un modello quest' ultimo che, mentre non assicura una reale democraticità, si rivela inefficace come forma ordinaria di governo”.

Non avendo trovato parole migliori, ho preso in prestito queste. Vi auguro buon lavoro  

 

 

 

 

Marina Sereni, 2009-2015