Marina Sereni
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10-10-2017
RICERCA IAI: GLI ITALIANI E LA POLITICA ESTERA
"GOVERNARE I DATI, NON RINCORRERLI. BENE IL GOVERNO"
I dati della ricerca non ci sorprendono, non svelano grandi novità sulle preoccupazioni degli italiani intorno ai temi dell’immigrazione e della sicurezza, sul raffreddamento nei confronti delle istituzioni europee… Tuttavia dal rapporto emergono anche dati positivi, come, per esempio, il fatto che la maggior parte degli intervistati ritenga preferibile rimanere nell’Unione europea, e consideri l'Ue fondamentale sul terreno della sicurezza - esercito, difesa – e quindi percepisca, magari senza avere tutti gli elementi necessari per coglierne la complessità, che l’Europa sia un fattore di sicurezza.  Che le paure  e i problemi si gestiscono meglio in una dimensione europea che non in una dimensione nazionale.

 L'ho intervenendo alla presentazione del sondaggio "Europa, immigrazione e terrorismo. La politica estera vista dagli italiani" promosso dall'Istituto Affari Internazionali (IAI). 

Vi propongo l'intero intervento registrato da Radio Radicale.

In sintesi... Bisogna capire quali sono i canali da cui si assumono informazioni e in che modo i cittadini si formano un'opinione. Per esempio nel caso dell'immigrazione il sito del Viminale contiene dati giornalieri molto precisi... Anche sul commercio con l’estero – ha aggiunto -  mi sembra emerga una carenza di informazioni corrette. C’è un dato inequivocabile: l’export italiano ha trascinato la ripresa, ha trascinato l’Italia fuori dalla crisi e le politiche del governo sono state molto proattive, molto promozionali. Eppure questo dato di fatto viene percepito poco dagli italiani intervistati. Come reagiamo dunque ai dati del rapporto?  La mia opinione è che questi dati bisogna governarli e non rincorrerli, non strumentalizzarli, come fa oggi un quotidiano che dice che gli italiani non vogliono l’immigrazione e il governo fa il contrario...

E poi, visto che parliamo di un sondaggio fatto da un’università in collaborazione  con un importante istituto di ricerca di politica internazionale, penso che il ruolo degli esperti non possa più essere soltanto quello di stare al chiuso delle proprie stanze a riflettere sui fenomeni che accadono, ma sia anche quello di raccontare questi fenomeni nella loro complessità in maniera più chiara possibile.  Il Medio Oriente, la guerra in Libia, la Siria, Isis o Daesh… tutto questo produce insicurezza, inquietudine. Non ci sono più i buoni da una parte e i cattivi dall’altra.

Alle paure dei cittadini dobbiamo dare risposte, proponendo soluzioni praticabil. Per esempio in Europa dobbiamo fare riforme e far avanzare forme di democrazia che coinvolgano i cittadini in quanto europei, non dei singoli Stati nazionali. Sull'immigrazione l'azione del Ministro Minniti va in questa direzione.

 Infine qual è il ruolo della politica? Gli intervistati ritengono che l'Italia pesi poco nel mondo. Però nel mondo il nostro Paese è molto apprezzato, pensiamo al tema delle missioni internazionali. Ma questo richiama un punto per me cruciale: qual è il nostro interesse nazionale in politica estera? In passato, nel vecchio schema bipolare, c'erano dei pilastri condivisi. Ecco, credo che questo sia un altro compito per gli esperti e gli analisti. Aiutare la politica, i partiti oggi - tutti, quelli al governo e quelli che si candidano per il futuro - perché si lavori a ricostruire un’idea condivisa dell’interesse nazionale in politica estera cui perché tutti possano fare riferimento”

 

Marina Sereni, 2009-2015