Marina Sereni
Marina Sereni
<b>883</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>31</b> Eventi da me promossi
<b>120</b> Interventi a Montecitorio
<b>114</b> Impegni in Italia
<b>47 </B> Missioni e incontri internazionali
LA XVI LEGISLATURA, TRA CAMERA E PARTITO

Questa cronologia non ha la pretesa di ricordare tutti gli eventi significativi della legislatura. E' piuttosto una sorta di "riepilogo personale" in cui i fatti politici generali si incrociano con gli incarichi e le iniziative che mi hanno riguardato più da vicino, sulla politica nazionale e nel mio impegno per l’Umbria. Ha il senso di rendere conto ai cittadini del lavoro che ho svolto durante il mandato non limitandosi all'attività parlamentare in senso stretto.

13-14 Aprile 2008: il PD esce sconfitto dalle elezioni politiche ma con una percentuale di voti significativa e un gruppo parlamentare molto numeroso (217 di cui 6 Radicali).

A MONTECITORIO, VICEPRESIDENTE DEL GRUPPO - Mentre il PD avvia l'esperienza, nell'insieme non particolarmente riuscita, del governo ombra, il 5 maggio 2008 vengo eletta Vicepresidente vicario del Gruppo. Confermati anche il Presidente Antonello Soro e l'altro Vicepresidente Gianclaudio Bressa. 

Il 7 maggio il IV governo Berlusconi giura nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oltre al Pdl (con dentro quello che sarebbe diventato Fli), ne fanno parte la Lega Nord e l’Mpa. Alla Camera la maggioranza ha 97 deputati in più e al Senato i numeri sono 174 a 134. Una maggioranza molto ampia alla quale noi, a differenza della precedente legislatura, quando Gruppi unici di Camera e Senato avevano alle spalle ancora due partiti, i Ds e la Margherita, per la prima volta rispondiamo con un Gruppo parlamentare espressione del PD. Inoltre, mentre nel biennio 2006-2008 il lavoro della Presidenza del Gruppo era quasi totalmente assorbito dalla faticosa, e non sempre possibile, azione di tessitura unitaria all'interno della maggioranza del governo Prodi, in questa legislatura, dall'opposizione, prevale l'attività squisitamente parlamentare.

Così, anche su temi molto intricati, su cui erano e forse sono più forti le differenze al nostro interno, il Gruppo diventa il luogo in cui provare a costruire concretamente il profilo culturale, politico e programmatico del Partito Democratico. Ricordo per tutti la discussione sui temi eticamente sensibili e sul “fine vita”. Furono quelle accese e difficili discussioni a confermarmi sulla possibilità e necessità di un grande partito plurale, fatto di credenti e non credenti, pronto a misurarsi con i dilemmi e le sfide più complesse della nostra epoca con spirito laico e attento ai valori. A questo obiettivo ho dedicato gran parte del mio impegno fino a quando ho ricoperto l'incarico di Vicepresidente vicario del Gruppo (16 novembre 2009).

PD. QUESTA STORIA QUA - I primi 5 anni del Pd raccontati da Francesco Garofani, Marianna Madia, Maurizio Migliavacca, Marina Sereni e Giorgio Tonini. Guarda il video.

Il 17 febbraio 2009, dopo le elezioni regionali sarde e le forti critiche alla sua gestione, Veltroni si dimette dalla carica di segretario. Il 21 febbraio 2009 l'Assemblea nazionale elegge segretario Dario Franceschini che deve portare il partito alle elezioni europee e al congresso di autunno. Con l'elezione di Franceschini, sono decaduti gli organi direttamente nominati da Veltroni, in primis il governo ombra. Sono stati poi nominati una nuova segreteria e nuovi responsabili per i diversi temi politici.

Alle elezioni europee del 2009 il Pd ottiene il 26,1% dei voti, perdendo circa il 7% dei consensi rispetto alle politiche del 2008 (dove però le liste PD comprendevano anche i Radicali che alle europee, con una propria lista, raggiungono il 2,4%).

La discussione sul voto riflette le divisioni dei mesi precedenti e prepara un Congresso non semplice.

Nel bene e nel male i gruppi parlamentari, pur essendo anch'essi attraversati dalle tensioni interne al partito, restano tuttavia la sede in cui il confronto politico riesce a produrre livelli di elaborazione maggiormente unitari.

Come molti altri dirigenti provenienti dai Democratici di Sinistra, tra cui Piero Fassino, al Congresso nazionale decido di sostenere la candidatura di Dario Franceschini, ritenendo la sua proposta più coerente con il progetto originario del PD, con l'idea di una grande forza riformista, aperta e innovativa rispetto alle culture dei partiti di provenienza, per la quale mi sono impegnata nell'esperienza del Gruppo parlamentare.

Il mio lavoro di parlamentare, soprattutto nei primi due anni, è molto legato al ruolo di Vicepresidente del Gruppo. In questa veste concorro alla elaborazione e presentazione di  tutte le principali proposte di legge del PD, intervengo spesso in Aula a nome del Gruppo, presento interrogazioni e mozioni, organizzo seminari e momenti di approfondimento. Non è questa la sede per fare un elenco dettagliato. Ecco dunque la mia attività parlamentare nella XVI legislatura.

Al Congresso (11 ottobre 2009) dal voto dei circoli Pier Luigi Bersani ottiene 255.189 voti pari al 55,13%, Dario Franceschini 171.041 voti pari al 36,95%, Ignazio Marino 36.674 voti pari al 7,92%. Alle Primarie del 25 Ottobre Bersani vince con 1.623.239 voti (pari al 53.23%) e Franceschini ottiene 1.045.123 voti (pari al 34.27%).

A fronte di questi risultati si ridefiniscono gli assetti e gli incarichi di partito e parlamentari. Franceschini viene chiamato a guidare il Gruppo alla Camera con un nuovo Ufficio di Presidenza.  

AL PARTITO: VICEPRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE - Il 7 Novembre l'Assemblea Nazionale elegge Presidente Rosy Bindi. Insieme a Ivan Scalfarotto vengo eletta Vicepresidente. Comincia  così  per me una fase diversa. Nel lavoro parlamentare chiedo di tornare a far parte della Commissione Bilancio, che avevo lasciato per seguire l'Ufficio di Presidenza del Gruppo, e  mi dedico più intensamente al lavoro politico nel partito.

Dall’esigenza di molti iscritti ed elettori che si erano riconosciuti nella candidatura di Dario Franceschini e chiedono di poter mantenere una rete e dei luoghi di iniziativa e discussione, con il primo Incontro nazionale di Cortona del 17 e 18 dicembre 2009, nasce Area Democratica. Al nostro interno si evidenzia sin dall'inizio una dialettica tra chi vuole aprire una fase di confronto e collaborazione con il Segretario, ritenendo necessario e possibile coniugare pluralismo e unità, e chi ritiene di dover interpretare principalmente il ruolo di minoranza, di opposizione interna.

Nel settembre 2010 Veltroni, Gentiloni, Fioroni e altri 72 parlamentari rompono con Areadem  per dare vita a Modem, molto critico verso la linea Bersani. Vengo indicata allora come Coordinatrice nazionale di Areadem e mi dedico a consolidare la nostra rete sul territorio.

Collaborando alla preparazione e al coordinamento delle Assemblee nazionali del PD ho avuto modo di seguire da vicino il nostro confronto interno e l’itinerario di elaborazione di idee e di programmi che ci hanno portato fin qui, alla soglia delle elezioni.

 

Il progetto del PD e del centrosinistra, con il quale oggi ci presentiamo nell’Alleanza dei Democratici e Progressisti, è dunque il frutto di un lavoro collettivo che ha impegnato parlamentari, amministratori, dirigenti locali e nazionali del partito. E’ perfettibile ovviamente, siamo anche in questa campagna elettorale disponibili ad ascoltare idee, critiche, proposte ulteriori. Ciò che mi preme sottolineare, anche perché è un pò il frutto del mio modesto impegno, è che siamo una forza con una piattaforma solida, non demagogica, non improvvisata.

Abbiamo fatto tre anni di opposizione al governo Berlusconi e abbiamo assistito al dissolvimento di una maggioranza che sembrava granitica. Il 29 luglio del 2010 un documento votato dall'Ufficio di Presidenza del Pdl, ad eccezione dei tre esponenti finiani, sfiducia il presidente della Camera decretandone di fatto l'espulsione dal partito. Il 30 luglio, nasce infatti Fli e il Pdl perde 34 deputati e 10 senatori. Negli occhi degli italiani resta la lite in diretta dell’aprile 2010 e il famoso: “Che fai? Mi cacci?”, gridato da Fini a Berlusconi durante la direzione del Pdl. A novembre la delegazione finiana lascia il Governo.
 
Nonostante i numeri regalati dal Porcellum, alla Camera avevamo sconfitto la maggioranza ben 64 volte. Ci proviamo con una mozione di sfiducia al governo il 14 dicembre 2010: tre soli voti salvano Berlusconi (314 contro 311) e tra questi quelli di Scilipoti e Razzi ex Idv.  La Stampa di Torino titola: “Una cambiale per Berlusconi”; una cambiale onorata con le liste appena presentate.
 
Sono mesi difficili quelli che precedono l’arrivo di Monti a Palazzo Chigi. Il disfacimento del governo Berlusconi, il discredito nazionale e internazionale di un esecutivo il cui premier è arrivato a sostenere che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak, è ogni giorno più evidente. La crisi scatenata ormai da anni e partita da lontano (i mutui subprime Usa nel 2006) è quasi in casa. Ha travolto la Grecia, messo in ginocchio la Spagna e sta per trascinare l’Italia e dunque l’Europa tutta. E’ dell’ottobre del 2011 la missiva di Berlusconi all’Europa. Quindici pagine nelle quali un governo senza credibilità racconta  le misure adottate e quelle da adottare. Ma la Ue non si fida, non si fidava da tempo, ed ecco che viene resa pubblica una missiva della Bce all’Italia scritta in agosto e rimasta segreta. Porta la firma di Trichet, Presidente della Banca centrale europea, ma ce ne sarà una seconda: una lettera del 4 novembre indirizzata dal Commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, al Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, riassume in trentanove punti le misure che da circa dieci anni Bruxelles ritiene indispensabili per far tenere all’Italia il passo dell’Europa. Non raccomandazioni, ma diktat che limitano la sovranità del Paese. Tant’è ogni tre mesi il governo italiano (a prescindere da chi lo guiderà) dovrà fare rapporto alla Commissione Ue e alla Bce. 


L’ 8 novembre 2011, con lo spread a 575, al secondo tentativo, la Camera dei deputati approva il Rendiconto generale dello Stato con 308 voti favorevoli, che non rappresentano la maggioranza dei deputati. In serata, dopo un colloquio tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quest'ultimo annuncia in un comunicato che il Presidente del Consiglio rimetterà il mandato al Capo dello Stato dopo l'approvazione della legge di stabilità. Il 9 Mario Monti viene nominato dal Capo dello Stato senatore a vita. La situazione è ogni giorno più complicata, il 12 Berlusconi rassegna le dimissioni al Quirinale, il 16 Mario Monti scioglie la riserva sull’incarico conferitogli dal Presidente della Repubblica di formare un nuovo Governo. L’esecutivo Monti ha la fiducia del Senato e della Camera il 17 e 18 novembre.
 
Comincia quello che giornalisticamente è stato definito il periodo della “strana maggioranza”. Saremmo potuti andare alle elezioni e vincere ma, come spesso ha detto Bersani, avremmo “governato sulle macerie”. L’atto di responsabilità che facemmo allora e che rivendichiamo anche oggi, noi che abbiamo lealmente sostenuto Monti fino a quando Berlusconi non gli ha tolto la fiducia, non ha mai significato un’accettazione acritica delle misure.
 
Con il nostro lavoro nelle Commissioni e in Aula abbiamo migliorato tante leggi, ma non siamo riusciti a disegnare quell’Italia giusta che soltanto un governo di centrosinistra a guida Bersani potrà davvero realizzare. Soltanto a mo’ di esempio, se ci fosse stato possibile portare in Aula i nostri emendamenti, se il Governo li avesse sostenuti e l’Assemblea li avesse approvati, gli introiti dell’Imu sarebbero andati ai Comuni (come ora Monti dice di voler fare) e non si sarebbe creato il dramma, non risolto, degli esodati.
 
 
E siamo all’oggi. Nelle Primarie del 25 novembre e 2 dicembre per la scelta del candidato premier del centrosinistra Areadem si pronuncia per Pierluigi Bersani organizzando anche diverse iniziative nazionali e locali a sostegno del segretario e collaborando attivamente alla sua campagna. 
 
Mentre noi continuiamo a costruire un rapporto sempre più intenso con il Paese, Berlusconi dà ordine ai suoi di lasciare la maggioranza (il 6 dicembre) astenendosi sul voto del Dl Sviluppo al Senato e sul Dl relativo ai controlli di Regioni ed Enti Locali alla Camera. L’8 dicembre il Presidente della Repubblica annuncia con un comunicato che il premier Monti rimetterà il mandato dopo l’approvazione della Legge di Stabilità.
 
Il 21 dicembre, a legge approvata, Monti si dimette.
 
Prima di lanciarci nella campagna elettorale, tenendo fede agli impegni presi, abbiamo fatto scegliere agli italiani che avevano partecipato alle primarie del centrosinistra, la maggior parte dei parlamentari Democratici che siederanno alla Camera e al Senato dopo il 24 e 25 febbraio prossimi.
 
Abbiamo meno di un mese. Sono capolista PD alla Camera nella mia regione, l’Umbria, è la seconda volta e ne sono orgogliosa. Quel che ho cercato di raccontare in questa non breve, ma non esaustiva, cronologia sono cinque anni miei, del PD e dell’Italia. Ora lavoriamo insieme per un risultato che non sarà usato né per una buona opposizione, né per una responsabile maggioranza, ma per il governo del Paese.

 

www.bersani2013.it

Marina Sereni, 2009-2015