Marina Sereni
Marina Sereni
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GRUPPO PD: RESOCONTO LEGISLATURA 2008-2013

 

 

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PRESENTAZIONE di Dario Franceschini

 

 

Quella che si è chiusa non è stata una legislatura semplice. E nemmeno si può dire sia stata lineare, perché a segnarla sono state due fasi ben distinte. Nella prima, il Parlamento e il Paese sono stati costretti a subire l’arroganza e l’incapacità del Governo Berlusconi e della maggioranza che l’ha sostenuto. Per tre anni e mezzo, decisamente troppo lunghi e pesanti, hanno tentato in ogni modo di far approvare norme sulla giustizia volte esclusivamente a tutelare gli interessi del Presidente del Consiglio, le ormai tristemente note leggi ad personam.

 

Contemporaneamente, sul piano economico non hanno saputo delineare altra strategia se non quella dei tagli lineari per fare cassa, e di questo approccio miope e sbagliato non c’è stato settore che non sia stato vittima, dalla scuola, alla ricerca, alla sanità. Quando poi la crisi finanziaria è esplosa in tutta la sua gravità, divenendo crisi economica e poi sociale, con pesantissime ripercussioni sulla vita degli italiani e con richiami sempre più forti e persino mortificanti da parte dell’Europa, il Governo Berlusconi è stato capace di varare solo provvedimenti privi di ogni minima organicità e del tutto inadeguati ad affrontare una situazione sempre più drammatica. E quando l’incapacità della maggioranza è diventata talmente palese da convincere diversi suoi esponenti a lasciare la nave che affondava, gli uomini del Premier hanno provato ad arginare l’inesorabile sfaldarsi delle loro file mettendo in atto meschine manovre di “acquisto” di singoli parlamentari. Tutto questo mentre l’Italia, senza una guida autorevole, con gli indicatori economici a un livello disastroso e priva ormai di ogni minima credibilità internazionale, correva verso il baratro.

 

Solo nel novembre del 2011 è finalmente sceso il sipario su questa lunga e dolorosa fase della storia politica italiana. Le istituzioni democratiche hanno dimostrato di essere più forti di qualsiasi potere personale e di qualsiasi abuso, e quando il rischio del fallimento si è fatto più che mai concreto, il Governo Berlusconi è caduto. È successo nel modo in cui doveva succedere: in Parlamento, dove il Partito Democratico prima ha condotto con determinazione e tenacia la sua battaglia di opposizione, nonostante i numeri limitassero impietosamente la possibilità di far passare le sue proposte, e poi ha assunto su di sé la decisione di dar vita al Governo Monti. Non è stata una decisione da tutti. Non c’era sondaggio o previsione politica che non assegnasse la vittoria, in caso di elezioni, ad uno schieramento di centrosinistra da noi guidato. Se abbiamo scelto diversamente, è stato per senso di responsabilità. Ad ogni altra considerazione, ad ogni possibile egoismo di partito, abbiamo infatti anteposto il bene comune, la salvezza del Paese, l’interesse degli italiani: delle imprese, dei lavoratori, e in primo luogo delle fasce sociali più deboli.

 

Si è aperta così la seconda e più breve fase della legislatura, nel corso della quale la nostra azione si è contraddistinta per il sostegno leale dato al Governo e al tempo stesso per le battaglie volte a correggere quei provvedimenti che a nostro avviso non avevano un sufficiente segno di equità e di giustizia sociale. Abbiamo agito mossi dalla convinzione che i conti in ordine non sono sufficienti, se la recessione consuma ogni prospettiva; che il rigore finanziario è necessario ma non è sufficiente, perché ad un Paese in crisi occorrono politiche per la crescita e misure concrete per il rilancio della domanda interna. Sapevamo sin dall’inizio che il nostro compito non sarebbe stato semplice, anche perché sono state immediatamente chiare le complicazioni derivanti dal fatto di sostenere l’azione del Governo insieme a chi fino al giorno prima era stato nostro avversario e tale sarebbe tornato ad essere alla fine della legislatura. Era una sfida difficile, ma l’abbiamo accettata, e l’abbiamo vinta. Non siamo riusciti in tutto, è vero. Avremmo voluto di più, ma siamo orgogliosi di quanto abbiamo ottenuto, perché senza le nostre proposte, i nostri emendamenti, le nostre modifiche, non ci sarebbero stati i miglioramenti che ci sono stati.

 

Abbiamo cominciato subito, già dal decreto “Salva Italia”, quando abbiamo salvato l’indicizzazione delle pensioni e difeso l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. E poi ancora, ad esempio, nel momento in cui si è trattato di approvare la manovra sulla spending review o la più recente Legge di Stabilità, quando tra le altre cose abbiamo salvaguardato decine di migliaia di esodati e impedito l’aumento dell’orario di lavoro degli insegnanti. Tutto questo l’abbiamo ottenuto con il nostro lavoro parlamentare. E a tal proposito c’è un punto che rivendichiamo con particolare orgoglio: aver restituito al Parlamento il ruolo e la centralità che gli spettano, aver dimostrato che la buona politica esiste, si può fare, ed è la migliore risposta all’antipolitica e al vento del populismo, come anche all’idea che solo nella “tecnica” si possano cercare le risposte ai problemi delle moderne società e delle persone.

 

Delle nostre capacità, della nostra serietà, del nostro senso di responsabilità nei confronti del Paese danno conto queste pagine, che ripercorrono i più importanti passaggi parlamentari di questi cinque anni e i risultati che abbiamo ottenuto come Gruppo del PD alla Camera dei Deputati. Un Gruppo che ho avuto l’onore di guidare per buona parte della legislatura e che ringrazio, dai deputati fino a tutti i dipendenti e collaboratori, per il proficuo e prezioso lavoro svolto insieme.

 

Dario Franceschini

Marina Sereni, 2009-2015