Marina Sereni
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28-08-2013
Intervista
"Nessun baratto sulla legalitÓ"

Il vicepresidente della Camera Marina Sereni appoggia il segretario Epifani: nessuna concessione da parte della Giunta a Berlusconi. Pur concedendogli il «diritto a difendersi» ribadisce che è comunque «il Senato a decidere».

Sulla commutazione della pena accessoria, la linea del Pd rimane quella tracciata dal segretario Epifani?

«Io sono convinta di due punti, non rinunciabili. Il primo, sul piano politico, è che non si possono fare baratti sul tema della legalità e del rispetto dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Questo principio è stato chiaramente espresso da Epifani e da tutti gli esponenti del Partito Democratico».

L’altro?

«Il secondo piano è più giuridico e istituzionale, e qui credo abbia ragione il senatore Stefàno quando dice che è il Senato a doversi pronunciare in via definitiva. Il rischio, in generale, è di spettacolarizzare una faccenda molto seria che compete alla Giunta per le elezioni e autorizzazioni del Senato. In queste ore ci sono parecchie indiscrezioni sulla linea difensiva degli avvocati di Berlusconi sia nei confronti della Giunta sia verso il Tribunale di Milano che dovrà pronunciarsi di nuovo sulle pene accessorie. Ritengo che quella sia materia da affidare per un verso alla difesa dell’interessato, ma per l’altro appunto all’organo istituzionalmente competente».

Quindi è sbagliato parlare di un Pd diviso tra la linea di Violante, che è sembrato propenso a un'eccezione da parte della Corte Costituzionale, ed Epifani?

«Sì. Lo stesso Violante è intervenuto nuovamente sul tema. Leggo pareri di molti autorevolissimi costituzionalisti, differenti ma tutti molto interessanti. È un dibattito stimolante, ma vale la legge Severino, approvata qualche mese fa anche con il voto del Pdl. Questa legge ha avuto effetto già in altri casi, sebbene meno rilevanti sul piano politico di quello di Berlusconi. Ora, il dibattito tra giuristi e specialisti è anche lecito, ma non è lecito “stiracchiare” questo dibattito per introdurre l’idea che i principi sono in qualche modo addomesticabili. La certezza dell’interpretazione della legge non può essere condizionata da considerazioni di opportunità politica».

Ieri Lei ha dichiarato che Berlusconi ha «diritto di portare le proprie argomentazioni davanti alla Giunta del Senato». Ma questo diritto di difendersi a cosa lo porterebbe, vista la condanna ormai definitiva?

«La Giunta per le elezioni e per le autorizzazioni è un organo che ha un potere giurisdizionale e deve esaminare le carte. Ripeto, a prescindere dal soggetto interessato. Basarsi sulle carte significa basarsi su fatti giuridicamente vincolati. Noi dobbiamo lasciare che quell’organismo faccia il suo corso, non per ragioni politiche ma per una questione di diritto. Il senatore Berlusconi ha diritto a difendersi davanti alla Giunta, a produrre tutte le memorie che i suoi avvocati considereranno necessarie, ma la stessa Giunta ha dovere di decidere su queste carte. Non sulla base del fatto che c’è stata una legittimazione popolare con il voto del leader Berlusconi e per questo la legge va interpretata diversamente. È inaudito, non può essere considerato in nessun Paese civile».

Anche perché un eventuale rinvio della Giunta rischierebbe di indisporre il Colle…

«La Giunta deve essere messa in condizioni di decidere liberamente, serenamente. Nel modo in cui i suoi membri riterranno di dover decidere, soprattutto dal punto di vista dei tempi e dell’organizzazione del lavoro. C’è un presidente, c’è un relatore, ci sono i membri componenti. Il Partito Democratico ha già detto politicamente qual è lo spirito col quale verrà esaminata la vicenda: non di vendetta ma obbiettivo. Senza pregiudizi, né in un senso né nell'altro».

Ossia?

«Chi dice che ci atteggiamo con un pregiudizio contrario al senatore Berlusconi pretenderebbe un pregiudizio “inverso”, quasi positivo: immaginare che l’importanza politica di Berlusconi debba portare a prendere decisioni speciali, non uguali a quelle di ogni altro senatore. Vorrei inoltre aggiungere una considerazione».

Quale?

«Non mi scandalizza che ci sia un campo, quello conservatore della destra, cresciuto per venti anni intorno a una leadership assoluta come quella del presidente Berlusconi, che oggi fatichi a fare i conti con il dato della sua condizione giudiziaria. È evidente che questo campo oggi si stia muovendo scompostamente per superare un momento così difficile. Certo la politica italiana non può considerare un evento del genere come ordinario. Dopo due decenni si conclude un ciclo segnato da una personalità di spicco come Berlusconi. È un dato forte, innegabilmente. Ma non per questo si deve forzare il principio della legalità. E comunque, visto tutto quello che sta facendo il governo negli ultimi mesi, l’Italia reale è concentrata su altri problemi, più importanti. Anzi, prioritari»

A proposito del lavoro del governo, Lei ritiene da escludere la possibilità di elezioni anticipate?

«Chi oggi immagina elezioni anticipate prima di tutto non ha a cuore le sorti del Paese. Intendo del Paese reale, quello che non è andato in vacanza e sta aspettando che si prendano provvedimenti concreti sul tema del lavoro, sulle proroghe della cassa integrazione, sugli esodati. Milioni di cittadini che guardano a Palazzo Chigi e alle Camere per capire come agirà il governo. Ebbene, questi italiani di tutto hanno bisogno tranne che di elezioni anticipate, tra l’altro con una legge che non garantisce governabilità né di eleggere i propri rappresentanti. Chi, da Grillo a qualche membro del Pdl, pensa sia auspicabile andare alle elezioni con la legge Calderoni non ha compreso le parole di Napoletano nel momento del giuramento. Quel richiamo limpido e severo alla necessità di riforme costituzionali e di una nuova legge elettorale».

Marina Sereni, 2009-2015