Marina Sereni
Marina Sereni
Come abbiamo più volte detto e scritto l'Italicum non è la legge elettorale perfetta, che probabilmente non esiste, ma è una buona legge poiché restituisce agli elettori il potere di scegliere i propri rappresentanti e garantisce la governabilità. Tuttavia in queste settimane in modo più o meno strumentale in tanti hanno sollevato dubbi su questa legge elettorale e dunque credo sia stato un gesto di buon senso e di responsabilità da parte del Pd e della maggioranza che sostiene il governo approvare una mozione che apre esplicitamente e alla luce del sole un confronto nelle sedi parlamentari proprie. In questo modo si toglie da tavolo della campagna per le riforme costituzionali un argomento improprio, che rischiava di creare confusione nella campagna referendaria. [segue...]

 In una New York ancora scossa per le esplosioni di ieri, di cui non sono ancora sufficientemente chiari autori, motivazioni e mandanti, sta per aprirsi l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Al centro di questa sessione il tema che assilla da mesi i governi e le istituzioni europee: la gestione comune dei fenomeni migratori, la capacità di trovare risposte alle cause di fondo - le guerre, le siccità, le carestie - dei flussi di migranti e di profughi in ogni parte del pianeta, la necessità di ripartire le responsabilità dell'accoglienza. Il Governo italiano sarà lì per ribadire che siamo in prima fila nell'azione di salvataggio delle vite umane di coloro che fuggono e cercano rifugio attraversando il Mediterraneo.

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Le misure del Jobs act che promuovono il lavoro femminile, la legge sulle dimissioni in bianco, quella sul femminicidio, la ratifica della Convenzione di  Istanbul e…persino la legge sulle unioni civili: penso che tutto questo sia stato possibile perché abbiamo il Parlamento più giovane e più femminile della storia repubblicana. Abbiamo alle spalle il lavoro e l’impegno di donne di grande spessore politico culturale, dobbiamo conoscere e valorizzare  la storia ereditata dalle madri costituenti proprio perché questo ci aiuta ad individuare i nuovi traguardi da raggiungere. Ne ho parlato intervenendo al convegno organizzato dal nostro Gruppo di Montecitorio, dalle Democratiche e dalla Fondazione Iotti per ricordare i 70 anni del voto alle donne, della nascita della Repubblica delle italiane. [segue...]

Tre giorni di straordinario valore religioso, morale, culturale, politico. Questo è stato l'evento  "Sete di pace" promosso e organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, dalla Diocesi e dalle Famiglie Francescane di Assisi per celebrare il trentesimo anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la Pace voluta nel 1986 da Papa Giovanni Paolo II.

Riflessioni, dibattiti, approfondimenti specifici hanno messo a confronto esponenti delle più importanti religioni del pianeta con intellettuali, manager, politici per dare risposte alle drammatiche contraddizioni del mondo, per cercare le strade della pace, per pregare insieme e per cercare di fermare insieme la violenza e le guerre. La presenza di Papa Francesco - di nuovo ad Assisi dopo la giornata del Perdono - ha dato a queste giornate una forza eccezionale e ha consegnato ad ognuno dei partecipanti, e al mondo intero, la responsabilità di testimoniare e di costruire, ciascuno dal suo posto, i valori del dialogo e della pace.

Emozionante vedere tutte quelle diversità riunite in un luogo così simbolico come la Piazza inferiore di San Francesco. Commovente ascoltare le testimonianze di chi in Siria è vittima di una guerra civile terribile e rischia la vita per la sua fede. I leader religiosi convenuti ad Assisi hanno dimostrato con i gesti e con le preghiere, per dirla con le parole del patriarca Bartolomeo I che "non esistono religioni criminali, ma criminali in ogni religione...". Forte il richiamo del Papa, a non restare alla superficie del messaggio di queste giornate, a non rifiutare l'altro mai, ad ascoltare e accogliere i poveri, a cambiare qualcosa in profondità del nostro modo di essere e di vivere per poter avvicinare la pace. Una sferzata per credenti e non credenti, in un momento in cui è molto più facile alimentare l'odio e la paura che nutrire il dialogo e la speranza.

Soltanto ieri sera, in una piccola comunità del mio territorio, interessata dall'arrivo di ragazzi in cerca di protezione umanitaria ho potuto toccare con mano la durezza della sfida, ho potuto ascoltare parole di accoglienza dal parroco, dalle associazioni, da molti cittadini ma anche parole di rabbia, di chiusura, di paura. Una paura e una rabbia che debbono essere comprese e smontate, e che solo l'esempio, il lavoro quotidiano di chi è chiamato a gestire questa emergenza, la sensibilità di chi può costruire legami nella comunità possono disarmare. Ecco: disarmare la paura e sconfiggere l'egoismo comincia da ciascuno di noi, richiede una grande onestà intellettuale e una grande disponibilità a capire anche i sentimenti più distanti dai nostri...

 Questo ci dice Assisi: un mondo di pace non è un mondo ideale in cui scompaiono per magia conflitti e tensioni. Non è così sulla scena internazionale, devastata dalle guerre guerreggiate, dal terrorismo, dalle carestie, dalla povertà estrema problemi enormi ai quali dobbiamo cercare risposte con i mezzi della diplomazia, della politica, della cooperazione.  Non è così nelle nostre società, in cui diseguaglianze sociali e insicurezze si intrecciano e rendono difficile quanto necessario dare una risposta ragionevole e inclusiva di fronte alle migrazioni crescenti.

Assisi chiama New York.
La 71 Assemblea Generale delle Nazioni Unite si riunisce proprio per parlare di migrazioni e rifugiati.

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Sulla decisione della sindaca Raggi di dire no alla candidatura olimpica di Roma, vi segnalo l'editoriale di Virman Cusenza su Il Messaggero.

22 settembre 2016 -Si può svendere il futuro di una grande città come Roma per un piccolo destino politico personale? Si può negare l' orizzonte, il sogno, la visione di una Capitale, soltanto per obbedire ad un partito anziché al bene dei propri cittadini? È proprio quello che ha appena fatto il sindaco Virginia Raggi pronunciando il suo legittimo quanto sconcertante, incomprensibile, no ai Giochi di Roma 2024. Un niet preventivo addirittura alla possibilità che la città possa candidarsi ad ospitarli. Un altolà che, seppure annunciato già in campagna elettorale, definire ideologico sarebbe addirittura nobilitante. Perché viene pronunciato a dispetto dei suoi cittadini (anche coloro che la Raggi non l' hanno votata), con la pretesa di tutelarli. Un no che in apparenza è figlio della propaganda di cui oggi appaiono impregnati i cinquestelle italiani: pauperista, assistenzialista, anticapitalista. Ma che in realtà nella versione cheap che ci è toccata in sorte si traduce in un vaffa ideologico. Uno di quegli insulti a cui ci hanno abituati i titolari della ditta a cui oggi Virginia Raggi, dismettendo i panni da sindaco e indossando quelli di militante, ha deciso di obbedire rincorrendo la propria salvezza personale di sindaco di una maggioranza scontenta e riottosa. In realtà, si tratta di una operazione di maxi-svendita della città e del proprio ruolo, una di quelle dismissioni che lasciano senz' anima i protagonisti e impoverite le vittime (i romani).Davanti al bivio che l' attendeva - scegliere Roma o il suo movimento - la Raggi non ha avuto dubbi. Ha liquidato con qualche slogan il bene di Roma per potersi presentare alla festa di partito a Palermo, come una rivoluzionaria dura e pura che sa urlare i suoi no davanti a chiunque. Ha svilito la sua autonomia di sindaco per evitare l' incombente scomunica M5S nel caso non si fosse allineata al verbo grillino (specie dopo il disastroso esordio dei primi tre mesi in Campidoglio). [segue...]


Su Il Corriere della Sera, vi segnalo l'intervista di Marzio Breda al Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano.

22 settembre 2016 - Presidente Napolitano, sull' orizzonte dell' Ue pesa l' insuccesso del vertice di Bratislava. Era un' ingenuità pensare che fosse l' occasione per rilanciare lo «spirito europeo»? «Mesi fa, presentando al Senato il mio libro sull' Europa, dicevo che "l' immagine dei 28 capi di governo che viaggiano da una riunione all' altra, spesso riprendendo le decisioni da quella precedente o rinviando tutto ancora a quella successiva" rispecchiava uno stato delle istituzioni europee ormai non a lungo sostenibile. La recente riunione di Bratislava ne è stata solo una conferma. D' altronde, hanno notato gli europarlamentari socialisti francesi, non ci si poteva aspettare granché da un vertice informale a 27, il primo a riunirsi dopo la Brexit, che ben poco di concreto ha registrato, salvo qualche passo avanti in materia di difesa e sicurezza, e si è concluso con una dichiarazione di scarso valore, con le sue carenze e unilateralità. Quel "consulto" è stato piuttosto ancora lo specchio - hanno osservato gli amici francesi - di "due opposte visioni dell' Europa che si affrontano"».
Matteo Renzi è stato molto critico.
«Che si sia colta quest' ultima occasione di elusività e inconcludenza per dissociarsene - come ha fatto il presidente del Consiglio italiano - magari anche per comportamenti ritenuti scorretti nei nostri confronti, è pure comprensibile, ma l' occasione di Bratislava non merita particolare considerazione, né può far trascurare il quadro per altri aspetti ben più importanti e positivi». [segue...]

Partito Democratico
AREA Dem
Forum Terzo Settore
Marina Sereni, 2009-2015