Marina Sereni
Marina Sereni
<b>883</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>31</b> Eventi da me promossi
<b>120</b> Interventi a Montecitorio
<b>114</b> Impegni in Italia
<b>47 </B> Missioni e incontri internazionali
28-11-2014
CONVEGNO DEDICATO A MARGHERITA RAVERAIRA
"RIFORME: ALLEANZA TRA ISTITUZIONI, ACCADEMIA, CITTADINI"
 

Unità della scienza giuridica

Problemi e prospettive

Giornata di studi in onore di Margherita Raveraira

Roma, 28 novembre 2014

 L'intervento della vice presidente Marina Sereni

 

Sono particolarmente lieta di portare i saluti della Camera in questa giornata di studi in onore di Margherita Raveraira, per almeno tre motivi:

-     i legami territoriali ed affettivi che mi legano alla professoressa Raveraira, per tantissimi anni docente nell’università di Perugia;

-     l’altissimo livello dei relatori,  sicuramente tra i più titolati nel panorama giuridico nazionale;

-     l’oggetto del convegno ed i temi studiati dalla professoressa Raveraira, di grande interesse anche per noi parlamentari.

Margherita Raveraira ha saputo, tante volte in maniera pionieristica, affrontare questioni cruciali per le istituzioni democratiche: non a caso, uno dei volumi da lei curati si intitola “Buone” regole e democrazia. Nell’ampio saggio di apertura, Margherita Raveraira – siamo nel 2007 – già evidenzia che per porre fine al declino della funzione legislativa ed alla crisi della legge occorre rifondare la funzione legislativa su un principio di partecipazione trasparente, da realizzare anche mediante l’uso accorto di canali ulteriori rispetto a quelli tipici della rappresentanza politica. E’ un tema che in questi sette anni ha assunto sempre più rilevanza, tanto che il disegno di legge di riforma costituzionale oggi all’attenzione della Camera demanda ad un’apposita legge costituzionale la definizione di “referendum popolari propositivi e d’indirizzo, nonché di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali”.

Giusto un mese fa, il 27 ottobre,  la Camera ha aperto una consultazione pubblica su un tema del tutto innovativo, che ha attirato l’attenzione dei mass media e di molti commentatori: la bozza di Dichiarazione dei diritti in Internet

Anche i Governi succedutisi nella legislatura hanno dato vita ad ampie consultazioni, di grande efficacia, su temi che toccano da vicino il mondo dei cittadini e delle imprese. Rammento quella sulle 100 procedure da semplificare, che ha già dato un piccolo risultato: l’articolo 26 del decreto-legge sulla pubblica amministrazione (n. 90 del 2014) ha semplificato le procedure per la prescrizione dei farmaci per il trattamento delle patologie croniche, semplificando la vita, almeno in questo, a 14 milioni di persone.

Il nostro motto dovrebbe dunque essere “Coinvolgere per semplificare”: l’aiuto dei cittadini, delle imprese, delle parti sociali potrebbe essere fondamentale per l’opera mastodontica che dovremo compiere, se vogliamo ridare competitività al Paese. Soltanto semplificando la mole delle nostre leggi e le loro modalità di scrittura, soltanto semplificando i mille adempimenti richiesti ai cittadini ed alle imprese potremo innescare un circolo virtuoso in grado di rilanciare l’Italia. 

Margherita Raveraira si è  molto occupata molto di temi cruciali per il Parlamento, con un approccio spesso interdisciplinare e pragmatico: la decretazione d’urgenza, la scrittura e la fattibilità delle leggi, la semplificazione legislativa. Nei suoi lavori, ha talora richiamato l’appello a scongiurare il caos normativo lanciato da Mario Longo nel lontano 1960. Da allora, nonostante i numerosi sforzi che pure si è cercato di compiere, la situazione appare sempre più inestricabile, da dentro, ma ancora di più da fuori il Parlamento.

I fattori che rendono ardua un’opera di sostanziale semplificazione sono stati ben individuati nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sulla semplificazione legislativa e amministrativa effettuata dalla Commissione parlamentare per la semplificazione:

  1. un sistema di regole sempre più complesso e globalmente integrato, composto da un insieme di linee di indirizzo e regolazioni internazionali, europee, statali, regionali, provinciali e comunali;
  2. prassi legislative statali che privilegiano l’utilizzo della decretazione d’urgenza anche per la definizione di interventi ordinamentali, non consentendo né una progettazione legislativa a monte né una adeguata istruttoria parlamentare a valle. Anche da tali prassi discende una diffusa volatilità dei testi normativi, che diventa difficile implementare;
  3. una spiccata tendenza a trasformare gli atti legislativi in una sorta di portaerei, sulla cui pista di decollo vengono collocati numerosi aerei, che poi stentano, per il congestionamento del traffico, a prendere il volo: gli atti legislativi, cioè, sono poco auto applicativi (anche qui, qualche sforzo si sta compiendo) e demandano la loro attuazione a numerosi adempimenti, talora difficilmente riconducibili al sistema delle fonti;
  4. la diffusa e convinta aspirazione trasversale alla semplificazione amministrativa fatica a trovare lineare applicazione, dovendo fare i conti con politiche settoriali ove spesso prevalgono i fattori di complicazione, dovuti talora anche alla rivendicazione di ruolo da parte di soggetti vocati a funzioni di intermediazione;
  5. un sistema dei controlli e sanzionatorio non sempre adeguato ed efficace.

 

Sono fattori per certi versi fisiologici e per altri patologici in un’epoca sempre più complessa e veloce, che impone scelte rapide in contesti in continua mutazione, dove i mercati reagiscono con immediatezza.

Sono però convinta che la situazione si possa migliorare, attaccando alla radice i fattori patologici.

In questa chiave, le riforme elettorale, costituzionale e del regolamento della Camera concorrono tutte insieme a rinnovare un assetto istituzionale che indubbiamente sta arrancando.

Vorrei quindi concludere questo mio saluto richiamando taluni degli obiettivi che le riforme perseguono, in maniera indubbiamente perfettibile, ma finalmente con la dovuta decisione e in una prospettiva d’insieme:

-     dare stabilità alle maggioranze di Governo senza negare le ragioni della rappresentanza;

-     garantire tempi certi per l’attuazione del programma di Governo in cambio della rinuncia all’uso della decretazione d’urgenza;

-     valorizzare il ruolo delle Commissioni parlamentari;

-     attribuire al Senato la verifica dell’attuazione delle leggi e la valutazione delle politiche pubbliche;

-     ridurre l’area di sovrapposizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni.

L’auspicio è che la semplificazione istituzionale risulti – come dovrebbe essere –  prodromica alla semplificazione legislativa ed amministrativa, che il rinnovamento delle istituzioni democratiche apra finalmente il campo o comunque non consenta più alibi per l’adozione di quelle che la professoressa Raveraira chiama “buone” regole.  

Marina Sereni, 2009-2015