Marina Sereni
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08-05-2015
PREMIO DI LAUREA GINO GIUGNI
"QUALE MEDIAZIONE D'INTERESSI IN QUESTI ANNI DI CRISI?"

Cerimonia di consegna del Premio di Laurea Gino Giugni - (IIª Edizione)

8 maggio 2015

 

Intervento della Vicepresidente della Camera dei deputati

Marina Sereni

 

La Camera dei deputati è lieta di ospitare anche quest’anno la cerimonia promossa dalla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali per l’assegnazione del Premio Gino Giugni, riconoscimento volto a premiare la migliore tesi di laurea in materia di “relazioni industriali e conflitto collettivo".

In questo mio saluto introduttivo vorrei brevemente ricordare il ruolo di Gino Giugni, grande studioso delle relazioni sindacali e del mercato del lavoro, dalla cui intuizione è scaturita nel 1990 la legge istitutiva della Commissione di garanzia. Già negli anni ’50, di ritorno dalla feconda esperienza di studio negli Stati Uniti, il giovane Giugni aveva compreso che l’idea di una disciplina giuridica di matrice esclusivamente statuale non era sufficiente per assicurare lo sviluppo di un sistema moderno di relazioni industriali. Nella sua visione, infatti, i diritti riconosciuti dall’ordinamento ai lavoratori acquistavano contenuto effettivo solo mediante il loro esercizio collettivo, attraverso processi contrattuali volti a comporre gli interessi delle parti in un’ottica di comune sviluppo. Pur senza negare il conflitto sociale, Giugni riteneva infatti che la mediazione degli interessi fosse l’unico strumento atto a praticare il dialogo sociale necessario per garantire la funzionalità delle democrazie moderne e un equilibrato sviluppo economico in un mondo sempre più globalizzato.

I frutti di questa visione, sul piano legislativo e nelle relazioni industriali, sono stati molteplici e proficui.

Lo statuto dei lavoratori del 1970 ha segnato una tappa storica nella definizione di un quadro certo e socialmente assai avanzato per l’esercizio dei diritti dei lavoratori, a partire da quelli sindacali. Nel 1983, la pratica del dialogo sociale consegue un primo fondamentale risultato con la firma del protocollo Scotti, con cui le parti sociali, attraverso una serie di reciproche concessioni, si impegnano ad adottare misure per contenere il costo del lavoro, promuovere l’occupazione e limitare l’inflazione. Un decennio più tardi, l’impegno di Gino Giugni in veste di Ministro del lavoro conduce allo storico accordo del 23 luglio 1993, che in un contesto politico ed economico di grande difficoltà per il nostro Paese segna l’avvio dell’esperienza della fruttuosa esperienza della concertazione.

La legge n.146 del 1990, con cui viene istituita la Commissione di garanzia e regolamentato il diritto di sciopero, costituisce il frutto più maturo e, per certi versi, più moderno e duraturo, della visione di Gino Giugni. Ispiratore della legge e presidente della Commissione tra il 1996 e il 2002, Giugni ne definisce il ruolo di strumento di integrazione tra autonomia collettiva e intervento legislativo. Nel disegno legislativo, il diritto di sciopero, sancito dall’articolo 40 della Costituzione, viene contemperato, nel suo concreto esercizio, con altri diritti ugualmente meritevoli di tutela, anch’essi di rango costituzionale, facenti capo ai cittadini e agli utenti che si avvalgono dei servizi pubblici essenziali. Il ruolo che la Commissione è chiamata a svolgere è stato immaginato da Giugni proprio con l’obiettivo di promuovere, nei limiti di poteri circoscritti ma flessibili ed adattabili alle esigenze,  il contemperamento di valori e diritti costituzionali potenzialmente contrastanti, in un’ottica di prevenzione e contenimento del conflitto e degli effetti negativi che da esso possono derivarne per i cittadini.

La crisi economica e sociale che da ormai troppi anni attanaglia il nostro Paese ha mostrato, tra i suoi effetti più deleteri, un aumento della conflittualità sociale che ha posto la Commissione di fronte a problemi nuovi, tutt’altro che facili da gestire. L’affermarsi di nuovi modelli di produzione, le difficoltà che un numero crescente di aziende incontrano nell’onorare puntualmente i propri obblighi economici verso i dipendenti, il ritardo nel rinnovo di importanti contratti collettivi, la situazione di crisi in cui versano i bilanci di molti enti locali e delle aziende da essi controllate o partecipate, sono tutti elementi che contribuiscono ad alimentare tensioni che sovente vedono nello sciopero l’unica via di sfogo. All’incremento dello sciopero “procedimentalizzato” secondo le regole dettate dalla legge si sommano, poi, preoccupanti fenomeni di sciopero selvaggio, frutto di un protagonismo sociale spesso molto radicale, nonché l’aggiramento delle procedure attraverso comportamenti surrettizi o azioni collettive volte ad eludere le garanzie apprestate dall’ordinamento. 

In questa situazione la legge n.146 del 1990 e la visione che l’hanno ispirata dimostrano, ancora oggi, tutta la loro utilità e modernità. Unitamente al ruolo sanzionatorio riconosciuto alla Commissione, il quale richiama le parti sociali al puntuale rispetto delle regole e all’assunzione piena delle proprie responsabilità verso la collettività, la legge appresta infatti una serie di strumenti per la prevenzione dei conflitti e la limitazione degli effetti più perniciosi per i cittadini, di cui la Commissione, in questi anni, ha dimostrato di saper fare buon uso, valorizzandoli pienamente.

Come legislatori sarà forse opportuno chiedersi se l’attuale quadro di regole e i poteri di raffreddamento e prevenzione dei conflitti riconosciuti alla Commissione siano oggi sufficienti a gestire i problemi che la realtà economica ci pone di fronte.

Quel che è certo è che il ruolo delle Autorità amministrative indipendenti nei sistemi democratici è cruciale in settori che richiedono particolari competenze tecniche, rapidità decisionale e valutazioni indipendenti. Il Parlamento ha sempre operato per preservare la piena indipendenza delle Autorità e per assicurarne la massima capacità operativa nel perseguimento degli obiettivi ad essi affidati dalle leggi. In tale prospettiva, di ascolto continuo e di fattiva collaborazione istituzionale, mi auguro si possa procedere anche nel futuro, nella consapevolezza che la tutela di diritti e valori che affondano le proprie radici nella Costituzione rappresenta un compito a cui sono chiamati, nella diversità di ruoli e funzioni, tutte le istituzioni pubbliche. Voglio infine esprimere un particolare apprezzamento per l'iniziativa che la Commissione di Garanzia ha assunto di dedicare il Premio Gino Giugni a valorizzare i lavori di giovani studiosi, con l'obiettivo di stimolare la ricerca e il confronto su temi di grandissima attualità, come peraltro dimostra anche l'importante volume "Diritti Fondamentali e regole del conflitto collettivo" , edito sempre per iniziativa della Commissione, che oggi qui sarà presentato.

Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, la giudice costituzionale Silvana Sciarra, i componenti della Commissione di Garanzia Elena Montecchi e Iolanda Piccinini, il Segretario Generale Stefano Glinianski, del Capo di Gabinetto Giovanni Pino e la vincitrice del premio Valeria Granaglia.

 

Marina Sereni, 2009-2015