Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>36</b> Eventi da me promossi
<b>176</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>145</b> Impegni in Italia
<b>56 </B> Missioni e incontri internazionali
10-06-2015
I CENTRI SCIENTIFICI INTERNAZIONALI IN ITALIA
"MOTORE DI SVILUPPO PER UN MONDO SICURO E PACIFICO"

I centri scientifici internazionali in Italia per il sistema della ricerca e per il Paese”

Saluto della Vice Presidente della Camera dei deputati, Marina Sereni

 

Buongiorno a tutti e a tutte.

Mi fa molto piacere portare il saluto della Camera dei Deputati a questo incontro dedicato alla presentazione dei Centri di ricerca scientifica internazionale presenti in Italia, vera e propria eccellenza del nostro Paese. Vorrei partire ricordando,  in particolare, che il 2014 ha segnato il traguardo importante dei cinquant’anni dalla costituzione, a Trieste, del primo centro internazionale per la fisica teorica (ICTP) che si occupa di promuovere gli studi e le ricerche nel campo della fisica e della matematica, in particolar modo fra gli studenti e i ricercatori dei paesi in via di sviluppo, e favorisce lo scambio di idee e la collaborazione fra gli scienziati di tutti i paesi del mondo.

Non meno prestigioso il ruolo degli altri centri, seppur più giovani: il TWAS, Accademia per i progressi delle scienze dei Paesi in via di sviluppo, fondato nel 1983, anch’esso con sede a Trieste, che promuove l’eccellenza nella ricerca scientifica; il Centro internazionale per l'ingegneria genetica e le biotecnologie (ICGEB), fondato nel 1987 e anch’esso presente a Trieste, organizzazione internazionale intergovernativa che opera nel campo della genetica molecolare e delle biotecnologie e che è oggi sostenuto da circa 60 Paesi, fra i quali molti Paesi emergenti; il Network internazionale di centri per l’astrofisica relativistica – ICRAnet, istituito nel 2003, con sede a Pescara, con compiti di promozione della cooperazione scientifica internazionale.

E’ motivo di orgoglio che realtà così virtuose siano presenti nel nostro Paese: esse rappresentano un modo innovativo per l’Italia di “stare” all’interno delle grandi organizzazioni internazionali e delle sue reti di ricerca, impiegando in maniera intelligente le risorse pubbliche, ponendole a disposizione di un multilateralismo efficace e concreto.

La cooperazione scientifica internazionale consente di tessere forti e proficui legami, in particolare nell’ambito della formazione e dell’educazione dei giovani. L’importante relazione tra il ruolo della ricerca e la promozione della collaborazione pacifica tra gli Stati è stato peraltro sottolineato anche da Fabiola Gianotti, la prossima Direttrice generale del Cern, nella Lectio magistralis tenuta di recente presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In uno dei passaggi più significativi del suo discorso, Fabiola Gianotti ha infatti evidenziato il ruolo strategico del Cern nel riunire, in uno spirito di cooperazione internazionale, scienziati provenienti da tutto il mondo, raggiungendo risultati di importanza fondamentale nel campo della ricerca di base, dell’innovazione tecnologica e della diffusione e condivisione dell’informazione scientifica.

Ricerca e innovazione costituiscono una determinante indiretta del benessere. Sono alla base del progresso sociale ed economico e danno un contributo fondamentale allo sviluppo sostenibile e durevole. Il potenziale di ricerca di un paese incide in maniera determinante sulla sua competitività nella società della conoscenza.

Come è noto la quota di Pil destinata in Italia al settore ricerca e sviluppo è ancora insufficiente – 0,18%, rispetto alla media dei paesi OCSE – che si traduce in un minor numero di ricercatori e un minor potenziale d’innovazione. La qualità delle pubblicazioni scientifiche delle università e degli enti di ricerca complessivamente considerati è, tuttavia, paragonabile a quella dei principali Paesi europei e,  in rapporto alle risorse investite e al numero dei ricercatori, la quantità e la qualità della ricerca è elevata.

D’altra parte non è immaginabile un’alternativa a una ricerca sempre più europea ed internazionale, integrata nelle risorse e nelle modalità di avanzamento, per poter essere all'altezza con i migliori studi a livello mondiale.

Un elemento importante di valutazione della qualità dei sistemi nazionali della ricerca è proprio quello delle collaborazioni internazionali, che testimoniano l’inserimento dei ricercatori nella comunità scientifica e il livello di partecipazione a programmi di ricerca su scala internazionale. I tassi di partecipazione e di successo ai programmi internazionali e dell’Unione Europea rappresentano quindi un indicatore di rilievo per definire il posizionamento del sistema italiano della ricerca nel contesto internazionale e soprattutto per individuare i punti deboli su cui occorre intervenire per riuscire a far crescere in qualità e quantità la partecipazione italiana.

In tal senso un’occasione importante può essere individuata nella predisposizione, entro il 2015, del Programma nazionale per la ricerca 2014-2020, che intende integrare gli interventi a livello europeo, nazionale e regionale, puntando tra l’altro sul rafforzamento del capitale umano, delle infrastrutture di ricerca, della collaborazione pubblico-privato.

Un sistema della ricerca che non sia aperto alla cooperazione, alla comparazione e alla competizione con il resto del mondo non solo non riesce a generare una maggiore qualità intrinseca sul piano didattico, scientifico e strutturale, ma non riesce nemmeno a essere un motore diretto e indiretto dello sviluppo economico e della crescita della società.

Gli scienziati, gli studiosi, devono muoversi, per ampliare i loro orizzonti, per lo scambio di idee, per proseguire la loro formazione.

E i loro studi, i loro talenti, soprattutto se giovani, devono essere sostenuti economicamente, con borse di studio o con altre forme di incoraggiamento.

E’ quello che i Centri oggi qui ospiti fanno, espandendo le opportunità educative di giovani talenti e costituendo reti scientifiche in cui si trovano a lavorare i migliori scienziati di altri Paesi, fra i quali Paesi in via di sviluppo e Paesi emergenti, assieme a istituti e laboratori italiani attivi nei campi delle scienze di base ed applicate.

Da qui l’augurio che queste collaborazioni possano espandersi ed essere sempre più proficue, per consentire alla ricerca, che senza dubbio rappresenta uno dei più importanti motori per lo sviluppo, di raggiungere sempre nuovi e più ambiti traguardi e per contribuire a costruire un mondo più sicuro e pacifico.

 

 

 

Marina Sereni, 2009-2015