Marina Sereni
Marina Sereni
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29-01-2016
ITALIA/AMERICA LATINA CONFERENZA A GENOVA
"USIAMO IL NOSTRO GRANDE RUOLO NELLA RECIPROCA RISCOPERTA"
I rapporti tra Italia e America latina

(Genova, Palazzo Tursi, 29 gennaio 2016)

 

Intervento dell’on. Marina Sereni,

Vicepresidente della Camera dei deputati

 

Ho accolto con molto piacere l’invito del collega Roberto Speciale, presidente della Fondazione Casa America, a prendere parte a questo incontro dedicato alle prospettive delle relazioni tra l’Italia ed il Continente Latino-Americano.

Colgo questa occasione per esprimere la mia gratitudine alla Fondazione Casa America che ha celebrato da poco i quindici anni di vita, perché essa ha saputo e sa dare nuova linfa, attraverso una miriade di iniziative, ad una grande tradizione che lega Genova al Sudamerica. Impossibile non richiamare qui i nomi e le imprese di Colombo e di Garibaldi, l’epopea delle grandi emigrazioni italiane tra Ottocento e Novecento che oggi si ripropongono in forme nuove, i processi migratori di ritorno e l’insediamento di rilevanti comunità latino-americane a Genova ed in tutta la Liguria, a testimonianza, come ha giustamente scritto Roberto Speciale, che “l’America non è lontana, non solo perché le comunicazioni oggi sono più facili ma perché è in parte già dentro di noi”.

Dopo anni di diminuito interesse, il nostro Paese è tornato a puntare sul rilancio e il rafforzamento dei rapporti con i paesi dell’America Latina e dei Caraibi, non solo in ragione della tradizionale presenza di vaste comunità italiane e di origine italiana ma anche dei rilevantissimi interessi economici del nostro Paese  in un’area, costituita da circa 550 milioni di cittadini, che sta vivendo una stagione grandissimi cambiamenti economici, politici e sociali.

Sul piano politico l’anno appena trascorso ha visto manifestarsi notevoli  processi di cambiamento anche di segno diverso.  Ne cito alcuni, limitando lo sguardo  soltanto ad alcune grandi realtà nazionali. 

Il Venezuela, paese amico che attraversa serissime difficoltà economiche e politiche, figlie dei limiti evidenti del modello chavista per di più orfano di Chavez, ha saputo dare nelle settimane scorse una bella dimostrazione di civismo e di democrazia. Non possiamo che guardare con attenzione e senso di vicinanza al quadro che si è venuto a creare con le recenti elezioni del Parlamento e auspicare una evoluzione positiva del quadro politico in un paese in cui vive e lavora una significativa comunità italiana. In Colombia il progressivo superamento del conflitto armato interno che da quattro decenni oppone il Governo alle FARC motiva grandi speranze tanto da aver indotto il presidente Juan Manuel Santos ad affermare, nel suo discorso di fine anno, che “la pace è ormai più che un sogno” in Colombia.

A Cuba, ad un anno dal ristabilimento delle relazioni diplomatiche con Washington, l’economia sta sperimentando una crescita record pari al 4 per cento, con un incremento della produzione in tutti i settori, ed è forte l’auspicio che la possibilità di maggiori relazioni economiche con l’esterno favorisca un clima riformista e faccia incamminare Cuba verso un modello di sviluppo economico e politico più aperto.

 

Il 2015 è stato un anno molto difficile per le leadership del Cile e del Brasile. In Cile la Presidente Bachelet ha subìto infatti un fortissimo calo d’immagine per le indagini legate al “caso Caval” che hanno implicato alcuni suoi familiari, determinando una serie di fratture interne all’alleanza di governo e un profondo rimpasto dell'Esecutivo.

A questa situazione di difficoltà la Presidente ha reagito rilanciando complessivamente l’azione di riforma sul versante sociale, con l’approvazione della legge sulla gratuità dell’insegnamento universitario per i settori più vulnerabili della società, e sul versante dei diritti umani, attraverso la creazione di un organismo indipendente, come richiesto da anni dalle associazioni per i diritti umani.

Particolare rilievo assume inoltre l’annuncio, il 15 ottobre scorso, della redazione di un nuovo testo costituzionale, che sostituisca la carta del 1980, risalente al regime di Augusto Pinochet: il processo di redazione della nuova Costituzione vedrà da marzo ad ottobre 2016 una fase di  coinvolgimento della cittadinanza, che potrà dialogare con le istituzioni per esprimere le proprie opinioni sul progetto costituzionale che sarà portato al vaglio parlamentare nel 2017 e sottoposto successivamente a referendum.

Non è un caso che il tema del rinnovamento istituzionale torni d’attualità in una delle democrazie più avanzate del Continente latino-americano. In Cile come nelle maggiori democrazie d’Occidente vi è la condivisa consapevolezza che occorra da un lato lavorare per rispondere alla crisi di rappresentatività che condiziona che le nostre istituzioni democratiche e, dall’altro, di fronte alle tumultuose trasformazioni sociali indotte dalle globalizzazione, di arricchirne le capacità decisionali, attraverso una rivisitazione dell’architettura istituzionale, così come stiamo facendo nel nostro Paese.

Ancora molto teso appare il quadro politico in Brasile, segnato dal nodo della richiesta d’impeachment della presidente Rousseff: la recente decisione del Tribunale supremo di annullare la nomina della Commissione parlamentare incaricata di esaminare la richiesta d’incriminazione della Presidente, concede a quest’ultima un più ampio spazio di manovra politico, dopo mesi di forti pressioni, e gioca sicuramente a favore dell’Esecutivo, favorendo una spaccatura interna dei diversi fronti coalizzati sulla richiesta di un ricorso alla “giustizia politica".  La situazione  in Brasile resta tuttavia molto delicata,  anche a causa della caduta della crescita che necessiterebbe una robusta azione di riforme sia istituzionali che sociali, oggettivamente molto difficile nelle condizioni date. Nei prossimi giorni avrò modo di recarmi a Brasilia per una brevissima visita nella mia veste di co-Presidente della Commissione bilaterale di collaborazione. Sarà l'occasione per definire il programma del prossimo incontro di questo organismo e anche per un confronto ravvicinato sulla attuale situazione politica-istituzionale.

Segnali interessanti vengono infine dall’Argentina del nuovo presidente Macri, che ha adottato un primo significativo pacchetto di misure economiche, in parte preannunciate durante la campagna elettorale, volte a sopprimere una serie di misure di controllo dirigistico sull’economia ed alcuni interventi in un altro campo d’azione molto delicato, quale quello dei mezzi d’informazione, sciogliendo l’autorità governativa preposta alla gestione del settore. Molto più prudenti e misurate sono sembrate invece le prime mosse del nuovo Presidente sul piano delle politiche sociali, a conferma del fatto che non siamo in presenza di una piattaforma centrata sulle tradizionali politiche della destra liberista. Per l'Italia l'elezione di Macri, di origine italiana come peraltro era il suo competitore Scioli, rappresenta un'opportunità per il rilancio strategico delle nostre relazioni (ivi inclusa la possibilità di affrontare la delicata e annosa questione dei Bond). Non a caso è previsto che il Presidente Renzi si rechi per un viaggio lampo  in Argentina nelle prossime settimane.

Infine segnalo l'importanza di un altro grande paese come il Messico, dove nel prossimo mese di marzo si terrà il II Foro Italo-latinoamericano delle piccole e medie imprese.

Sul versante dell’integrazione regionale, il 49mo Vertice dei Presidenti del Mercosur, svoltosi ad Asuncion il 21 dicembre scorso, ha deluso le aspettative per un rinnovato impegno rispetto all’accordo di associazione con l’Unione europea, nonostante le prese di posizioni in questo senso del neo-presidente argentino, mentre ha ribadito la priorità del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali “pilastri fondamenti dello sviluppo e del processo d’integrazione nella Regione”.

Per quanto riguarda le relazioni del nostro Paese con l'America Latina dicevo all'inizio che esse hanno conosciuto e stanno conoscendo un rilancio significativo. Con la settima Conferenza Italia-America Latina e Caraibi, abbiamo tutti toccato con mano la grande potenzialità di una visione politica che collochi l’America latina e caraibica (ALeC) come area di riferimento per l’intero Sistema-Italia.

L'esperienza delle Conferenze peraltro ha consentito di “fare squadra”, di creare intelligenti sinergie tra sfera pubblica e sfera privata, tra enti territoriali ed istituzioni nazionali, muovendo proprio dall’ambizione di rafforzare i tradizionali legami tra l’Italia ed i Paesi dell’America Latina e Caraibica e mettendo al centro l’idea strategica di un nuovo asse meridionale delle relazioni transatlantiche europee, superando il solo rapporto tra Europa e Stati Uniti e costruendo un rapporto triangolare tra Africa, America latina ed Europa.

Per molti decenni le relazioni transatlantiche hanno avuto una declinazione che alludeva costantemente al 'nord Atlantico'. Non è e non può più essere così.

L'Atlantico non significa solo una storia millenaria e profondissime radici culturali comuni a tutti i paesi americani, compresi quelli che 'fisicamente' hanno solo lo sbocco al Pacifico. Un dialogo di questa portata parlerebbe, e vedrebbe protagonista, l'Africa, il grande continente che ha dato (insieme a quella europea e a quella dei popoli nativi) l'altra straordinaria radice culturale ai Caraibi e all'America Latina. Un dialogo di questo genere, inoltre, permetterebbe di avere tra i protagonisti anche quegli Stati Uniti che, sotto la guida del Presidente Obama, sono riusciti a riannodare una relazione seria e rispettosa non solo con Cuba, bensì con tutta l’America latina.

Il dialogo trans-atlantico d'altra parte non è alternativo o in contraddizione a quello che tanti paesi latinoamericani (così come tanti paesi europei) hanno con l'area del Pacifico. Entrambi questi momenti sono caratterizzati da forti e indispensabili relazioni  economiche, commerciali, culturali. 

Europa e America Latina debbono e possono avere la forza e la lungimiranza di sviluppare una relazione che sappia andare oltre l'aspetto istituzionale e formale, e costituire una grande piattaforma di 'riscoperta reciproca'. In questo quadro l'Italia sta giocando un ruolo di primo piano. Come Parlamento abbiamo inteso dare il nostro piccolo contributo, organizzando lo scorso ottobre il Primo Forum parlamentare Italia-America Latina Caraibi. Sono lieta di poter dire che l'iniziativa ha avuto un esito positivo tanto che nel 2016 ci è stato proposto di ripetere l'appuntamento in Cile.

Il forte impegno italiano si è concretizzato nell'ultimo anno in un’articolata serie di missioni istituzionali tra cui quelle del Presidente del Senato Grasso e della Presidente della Camera Boldrini, nel quadro della "diplomazia parlamentare" cui ho accennato poco fa, e alla quale ho potuto concorrere nella qualità di Co-presidente del gruppo di collaborazione parlamentare italo-brasiliana.

Ma certamente il fatto recente più rilevante è la missione che il Premier Renzi ha voluto nei mesi scorsi in Cile, Perù, Colombia, Cuba: una missione di sistema cui hanno partecipato più di 80 imprese italiane e da cui sono scaturite molte iniziative di investimento.

Questa “strategia dell’attenzione” vive una sua dimensione di ricerca e di approfondimento nell’attività di fondazioni come Casa America, di centri di ricerca come il CeSPI, che realizza i suoi momenti di confronto e di dialogo nelle conferenze Italia-America latina-Caraibi, a cadenza biennale e soprattutto attraverso il ruolo svolto dall’Istituto italo-latino-americano, che celebrerà quest’anno il suo cinquantennale.

Questo incontro cade nel corso dell’Anno dell’Italia in America latina, un’esperienza innovativa di partnership strategica tra l’Italia ed il Continente latino-americano che prevede una serie di iniziative per rappresentare la complessità e la vitalità delle realtà culturali, sociali, economiche, scientifiche, tecnologiche dell’Italia contemporanea.

L’Anno dell’Italia in America Latina rappresenta la possibilità di promuovere e valorizzare la creatività, la varietà e l’operosità dell’originale ricchezza culturale dei territori italiani, dei luoghi in cui si sviluppa concretamente la rete delle nostre piccole e medie imprese.

E’ necessario infatti riconoscere che i flussi commerciali tra l’Italia ed il Sudamerica  non corrispondono ancora all’effettiva importanza dei paesi della regione sotto il profilo dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, molte delle quali giocano ormai un ruolo prioritario nell’economia del Continente.

Un potenziale certamente da sfruttare è il crescente interesse delle PMI italiane per l’America latina. L’internazionalizzazione delle PMI richiede un maggior supporto da parte delle istituzioni nazionali e territoriali, rispetto a quella dei grandi gruppi, per rendere più diffusi i benefici dell’internazionalizzazione sull’economia italiana.

Aldilà del supporto finanziario che è spesso un importante nodo da sciogliere per le PMI, uno strumento che potrebbe essere reso più attivo è quello dei centri tecnologici italiani, che potrebbero contribuire alla creazione di partenariati tra PMI italiane e latino-americane, agevolando trasferimenti di tecnologia ed una maggior diffusione, in Italia, dei benefici del dinamismo economico latino-americano

Queste relazioni traggono linfa dal sostegno di grandi e ben inserite comunità italiane in molti dei Paesi latino-americani: la loro azione è di grande rilievo affinché il Sistema-Paese possa presentarsi ed operare efficacemente in America latina.

Posso inoltre testimoniare del peculiare ruolo “di cerniera” svolto dai parlamentari eletti nelle circoscrizioni elettorali del Sudamerica rispetto alle grandi collettività di connazionali residenti in quei paesi, che forniscono un contributo determinante in termini di conoscenza di situazioni specifiche, e ci permettono di avere un immediato feedback sull’azione del nostro Paese nel Continente Sur.

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un rafforzamento della cooperazione con i nostri partner latino-americani sulle grandi sfide dell’agenda politica globale: dagli interventi per il contenimento dei cambiamenti climatici, sintetizzati dai risultati conseguiti alla Conferenza di Parigi, al dialogo in materia di libertà fondamentali e democrazia, in seno ad organismi internazionali specializzati come il Consiglio delle Nazioni unite per i diritti umani, sulla riforma stessa dell’ONU ed in particolare del Consiglio di Sicurezza.

Proprio in quest’ultimo ambito, l’Italia si propone di promuovere, insieme alle repubbliche latino-americane che ne condividono l’impostazione, l’obiettivo di far maturare – senza indebite accelerazioni – soluzioni basate sul più ampio consenso che preservino l’efficienza del Consiglio, valorizzando al contempo le argomentazioni a favore di una riforma che non crei nuovi privilegi, e assicurino un giusto riequilibrio geografico a beneficio di tutti i Gruppi regionali, rendendolo più rappresentativo e democratico.

Un altro importante tema di cooperazione politica è l’azione svolta sia sul piano multilaterale che su quello bilaterale contro la pena di morte, dove l’azione dell’Italia, con l’appoggio anche di molti Paesi dell’area ha già conseguito il rilevante obiettivo della moratoria decisa in ambito ONU.

I vari processi d’integrazione continentale o sub-continentale stanno anch’essi conoscendo una fase di particolare dinamismo: anche in questo settore il nostro Paese, forte della sua peculiare esperienza in ambito europeo, ha tra le priorità della propria azione politica il sostegno ai processi d’integrazione.

L’Italia continua a svolgere un ruolo particolarmente attivo per favorire il consolidamento della partnership strategica tra l’Unione europea ed i Paesi latino-americani, con un’azione di impulso a favore dei negoziati di associazione dell’UE con i vari raggruppamenti regionali, con l’obiettivo di creare una rete di accordi che favoriscano l’integrazione regionale in America latina e, allo stesso tempo, l’integrazione dei mercati e delle società del continente con il grande spazio economico europeo.

Il Mercosur rappresenta sicuramente il nucleo di riferimento principale sia per la determinazione delle tendenze politiche sia, soprattutto, in chiave di rilancio delle relazioni economiche con l’Unione europea. Il negoziato UE-Mercosur, come accennavo, non è finora riuscito a fare quel “salto di qualità” che sarebbe necessario ma l’Italia resta fortemente impegnata in tale direzione, come è stato riaffermato in varie occasioni, sia a Bruxelles sia con i nostri partner di quella organizzazione regionale.

Sul piano sociale, occorre lavorare con maggiore attenzione sul tema delle rimesse degli emigranti, considerando il numero rilevante  di latino-americani immigrati in Italia, come la rilevante comunità ecuadoriana residente a Genova. (A questo proposito credo sia necessario non sottovalutare episodi di cronaca gravi, ancorché isolati, come quello dell'uccisione del  pensionato da parte di un ecuadoriano ubriaco. Proprio per questo è cruciale valorizzare le storie positive di integrazione di cui la vostra città è stata ed è è protagonista) . In questo quadro l’Italia attribuisce grande significato al tema delle rimesse, sin dai tempi della presidenza del G8 nel 2009, operando per una riduzione dei costi a carico degli immigrati, dal 7,7 per cento attuale  all’obiettivo del 5 per cento.

A queste iniziative, come questa appena ricordata, che collegano migrazioni e sviluppo occorre associare politiche che promuovano l’integrazione, i diritti e la formazione di migranti. Se per lungo tempo un’effettiva integrazione era considerata un fattore che poteva disincentivare l’impegno dei migranti in favore del paese di origine, oggi siamo consapevoli del fatto che tra integrazione e sviluppo si possano creare importanti sinergie.

Privo di un trascorso coloniale, il nostro Paese può a buon diritto vantare legami forti e consolidati, scevri da qualsiasi retaggio che possa gettare ombre sulle relazioni con l’America latina che oggi è tornata ad essere, come ci ha ricordato il primo Pontefice sudamericano della storia “il Continente della speranza, perché per essa si sperano nuovi modelli di sviluppo che coniughino tradizione cristiana e progresso civile, giustizia ed equità con la riconciliazione, sviluppo scientifico e tecnologico con saggezza umana, sofferenza feconda con gioia speranzosa”.

 

Marina Sereni, 2009-2015