Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>36</b> Eventi da me promossi
<b>176</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>145</b> Impegni in Italia
<b>56 </B> Missioni e incontri internazionali
04-10-2016
CONVEGNO ISKCON A MONTECITORIO
"DIALOGO, UNICA ALTERNATIVA ALLO SCONTRO TRA CIVILTA'"
Il dialogo è lo strumento di incontro e confronto tra soggetti diversi che non rinunciano alle loro caratteristiche e specificità, ma anzi trovano nella relazione con l’altro una maturazione e una nuova conoscenza di sé. Per le società multiculturali e multietniche il dialogo è l’unica strada possibile, l’unica alternativa realistica allo 'scontro tra civiltà'. Questa sfida riguarda la politica, la cultura, le fedi religiose. L'ho detto accogliendo a Montecitorio i convenuti all'incontro per i 50 anni del 'Movimento internazionale per la coscienza di Krishna nel mondo'. Ecco il mio saluto.

Buonasera e benvenuti a tutti i presenti.

Saluto il Presidente dell’Iskon Italia, Madhu Sevita dasa, Sua Eccellenza Ambasciatore Anil Wadhwa, il professor  Massimo Introvigne, la professoressa Maria Immacolata Macioti, il dottor Ugo Papi e Parabhakti dasa,  Responsabile Comunicazione dell’ISKCON.

Il dialogo è lo strumento di incontro e confronto tra soggetti diversi che non rinunciano alle loro caratteristiche e specificità, ma anzi trovano nella relazione con l’altro una maturazione e una nuova conoscenza di sé. Per le società multiculturali e multietniche il dialogo è l’unica strada possibile, l’unica alternativa realistica allo “scontro tra civiltà”. Questa sfida riguarda la politica, la cultura, le fedi religiose.

Anche in Europa dopo un periodo di relativo silenzio, la religione è tornata a bussare alle porte dello spazio pubblico. Jurgen Habermas  ha scritto di “società post secolare” nella quale si assiste a un ritorno delle religioni, che possono offrire un orizzonte di senso e una capacità di trascendenza alle persone: bisogni a cui individualismo, narcisismo, consumismo e la perdita di identità collettive dell’oggi non rispondono. In questa prospettiva va sottolineata un’ulteriore novità: le religioni non accettano di rimanere nella sfera privata, e anzi rivendicano una presenza in quella pubblica.

In questo periodo è più che mai necessario sottolineare come la convivenza multiculturale possa essere un’occasione di arricchimento per i cittadini italiani oltre che un imperativo morale. Nel dialogo interreligioso l’Italia ha molto da dare e anche molto da ricevere attraverso nuove modalità culturali, sociali e religiose. La crescente interdipendenza tra i popoli, grazie alla globalizzazione, la ricerca di un senso alla vita, alla sofferenza e alla morte, sono interrogativi che da sempre accompagnano l’umanità e talvolta, se mal gestiti o utilizzati strumentalmente, possono portare ad atti distruttivi di violenza, alla guerra o al terrorismo. Tutto ciò non può non interrogare la politica.

Due condizioni essenziali per il dialogo con le religioni sono la garanzia di libertà religiosa e l’affermazione di una laicità assertiva. La laicità è un valore in democrazia e in Europa ci siamo arrivati dopo secoli di guerre fratricide.  La laicità garantisce la libertà religiosa e l’equidistanza dello Stato ma non deve trasformarsi in indifferenza. La dimensione religiosa attiene certo alla sfera privata ma ha importanti riflessi sul piano sociale e degli stili di vita delle persone.

La laicità deve garantire: libertà di coscienza, libero esercizio delle convinzioni religiose, tutela del pluralismo religioso, divieto di discriminazione, separazione dei poteri politici e religiosi, divieto di formare una o più chiese di Stato. Rimane aperta la questione del confronto tra Stato, religioni e sistemi di credenze.

In Italia tale confronto è stato strutturato con il sistema del Concordato, nel rapporto con il Vaticano e la religione cattolica
maggioritaria e con le Intese per le altre confessioni religiose. E’ un quadro nel quale si inseriscono diritti e doveri da entrambe le parti. Lo Stato Italiano ha già finalizzato negli anni numerose intese con diversi gruppi religiosi. Ora il vostro movimento ha messo solide radici in occidente (cinquanta anni non sono pochi) e da più di quaranta siete presenti nel nostro paese. Credo che tutti noi abbiamo incrociato almeno qualche volta i vostri devoti con i loro canti nelle strade e nelle piazze delle nostre città negli anni passati. Dagli anni 70 i tempi sono cambiati rapidamente anche per voi e, attraverso ostacoli e sfide inedite, oggi il vostro movimento è diventato un punto di riferimento anche per una parte delle comunità indiane e bengalesi residenti nel nostro paese. La diffidenza dei primi anni si è trasformata in un intenso dialogo interreligioso; le vostre iniziative di distribuzione di cibo raggiungono milioni di persone ogni giorno in India e da qualche tempo anche a Torino; avete aperto ospedali di eccellenza in India assieme a case di cura, ambulatori e case di riposo; i vostri eco villaggi sono un esempio di un nuovo rapporto con l’ambiente e tra di voi ci sono ormai numerosi esperti di filosofia e religioni orientali inseriti nelle università più prestigiose o nei centri studi legati al vostro movimento.

La presenza di Sua Eccellenza l’Ambasciatore dell’India e di numerosi rappresentanti delle comunità indiane e bengalesi del nostro paese, testimoniano di un legame solido con la vostra tradizione religiosa che con determinazione avete  radicato in tutto il mondo e in Italia.

Anche per questo mi auguro che la vostra richiesta di riconoscimento presso lo Stato venga rapidamente ratificato, essendo arrivata dopo un lungo cammino all’atto finale.

Marina Sereni, 2009-2015