Marina Sereni
Marina Sereni
<b>941</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>34</b> Eventi da me promossi
<b>140</b> Interventi a Montecitorio
<b>127</b> Impegni in Italia
<b>54 </B> Missioni e incontri internazionali
12-10-2016
70 ANNI DI VOTO ALLE DONNE - CONVEGNO A MONTECITORIO
"SIAMO ESSENZIALI, LE SFIDE DEL 900 E QUELLE DEI GIORNI NOSTRI"
Su iniziativa dell'Istituto Gramsci, dell'Istituto Sturzo e del Gruppo PD di Montecitorio, siamo tornati a riflettere sul settantesimo anniversario del voto alle donne.  Ho lasciato alle relatrici e ai relatori il compito di ripercorrere il lungo cammino riassunto nel bel il titolo scelto.  “Sfide della libertà femminile. L'altra faccia del Novecento”, ma ho voluto ricordare l'impegno della Camera con la mostra della sala della Lupa e la nuova sala dedicata alle donne. E, fuori dalla polemica politica, la particolare attenzione al ruolo politico delle donne e alla rappresentanza femminile di questa legislatura con le novità introdotte nel discusso Italicum e nella riforma costituzionale oggetto di referendum. Il mio intervento.

 

È con sincero piacere che porto il mio saluto a questo convegno in occasione della ricorrenza del 70° del voto alle donne. Significativo è il riferimento nel titolo dell’iniziativa voluta dall’Istituto Gramsci, insieme all’Istituto Sturzo e dal Gruppo dei Deputati del Pd,  “Sfide della libertà femminile”, perché ci ricorda che non esiste libertà senza la libertà delle donne, a cominciare da quella politica. Non è un caso se anche oggi nelle nuove democrazie che si stanno affermando nel mondo – e nelle quali le donne stanno svolgendo un ruolo significativo - la qualità della democrazia può misurarsi sulla base dei diritti e delle libertà che sono riconosciuti alle donne.

 La grande sfida della libertà politica affrontata in Italia nel Novecento è una sfida più attuale che mai per milioni di donne nel mondo, che si oppongono a regimi autoritari e oscurantisti che, in nome di un’ideologia religiosa o anche semplicemente per tradizioni che affondano le loro radici nel tempo, vorrebbero relegare l’universo femminile ad un ruolo subalterno.

Il 70° anno dal voto alle donne è una ricorrenza molto sentita qui alla Camera dei deputati e non potrebbe essere altrimenti, anche perché questo è il Parlamento con la più alta rappresentanza femminile di sempre: questa rappresentanza, storicamente molto bassa, è salita dal 19,5 della scorsa legislatura al 30,1 per cento sul totale dei parlamentari eletti nell’attuale legislatura.

 Come sapete proprio nella sala di fianco a questa, la Sala della Lupa, è in corso la mostra organizzata dalla Camera dei deputati per il 70° anniversario della proclamazione delle Repubblica “1946. L’anno della svolta. Le donne al voto”, che ripercorre attraverso il materiale dell’archivio storico della Camera il lungo cammino delle donne del nostro Paese verso il riconoscimento del suffragio.

Qui ci sono delle esperte, delle storiche e quindi penso di potervi risparmiare qualche dato di questo lungo cammino, anzi sono qui per ascoltare i contributi delle relatrici e  dei relatori. Voglio soltanto dire che abbiamo fatto un’altra scelta in questo anno, che è quella di dedicare una sala alle donne. Siamo partiti dalla considerazione che non esistessero a Montecitorio  spazi che ricordassero le 21 madri costituenti. Poi ci siamo ricordati che il 10 marzo 1946 le donne votano per prima volta nel nostro Paese alle amministrative. Per la prima volta le donne sono elette nei consigli comunali e, per la prima volta, diventano sindache. Sono 10 al Nord, al Centro e al Sud.  E quindi abbiamo voluto ricordare le prime sindache, la prima donna ministro, la prima presidente di regione insieme  alle 21 donne dell’Assemblea Costituente che come tutti noi sappiamo, hanno dato un contributo essenziale alla scrittura della nostra Carta.

 Mi permetto anche di dire, senza entrare nel dibattito politico molto attuale, che anche questa legislatura ha dedicato una particolare attenzione al ruolo politico delle donne e alla rappresentanza femminile. Penso alla legge di cui si discute animatamente in queste ore, l’ Italicum, pur da molti criticata per diversi aspetti, reca tuttavia significativi passi in avanti per rafforzare l’effettiva parità nella rappresentanza politica. In primo luogo, infatti; essa stabilisce la possibilità per gli elettori di esprimere sulla scheda elettorale due preferenze "di genere" (obbligatoriamente l'una di sesso diverso dall'altra, pena la nullità della seconda preferenza) da scegliere tra le liste di candidati presentate; in secondo luogo, per favorire l'alternanza di genere, prevede l'obbligo di designare capilista dello stesso sesso per non più del 60% dei collegi nella stessa circoscrizione (regione) e di compilare le liste seguendo l'alternanza uomo-donna. La riforma costituzionale che sarà oggetto del referendum del prossimo 4 dicembre prevede infine, quasi a completamento della riforma del 1948, che le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza (nuovo art. 55, secondo comma, Cost.); uguale principio è stabilito per la rappresentanza elettorale regionale (nuovo articolo 122 Cost.).

Detto questo darei la parola al professor Vacca. Grazie per essere qui e buon lavoro a tutte e a tutti

Marina Sereni, 2009-2015