Marina Sereni
Marina Sereni
<b>941</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>34</b> Eventi da me promossi
<b>142</b> Interventi a Montecitorio
<b>128</b> Impegni in Italia
<b>55 </B> Missioni e incontri internazionali
26-01-2017
MEMORIA E PRESENTE - CONVEGNO A MONTECITORIO
"PER I 'GIUSTI' DI OGNI TEMPO CHE DICONO NO ALLA BANALITA' DEL MALE'"
Mi sono rivolta in particolare ai giovani, alle ragazze e ai ragazzi che hanno bisogno di capire chi sono stati e chi sono i 'Giusti', donne e uomini normali, non eroi che di fronte alla banalità del male hanno saputo, sanno, dire di no. Persone che non hanno chiuso, non chiudono,  gli occhi alla loro coscienza. L'ho fatto salutando gli intervenuti al convegno "Dalla memoria della Shoah ai Giusti del nostro tempo" che si è tenuto a Montecitorio durante il quale è stata annunciata la proposta di istituire per legge - proposta firmata dai colleghi Santerini e Fiano - la giornata dei Giusti dell'umanità legando memoria e presente.

 

Dalla memoria della Shoah ai Giusti del nostro tempo.

Una legge per ricordare il bene

E’ per me un onore portare il saluto ed il benvenuto della Camera dei deputati a questo incontro per fare conoscere l’iniziativa legislativa, presentata dai colleghi Santerini e Fiano – che saluto - e da altri deputati aderenti a varie forze politiche, volta ad istituire nel nostro Paese la Giornata in memoria dei Giusti dell’umanità.

Ringrazio quindi le autorevoli personalità che animeranno questo incontro, Noemi Di Segni, Presidente delle Comunità ebraiche italiane, Victoria Bagdasasarian, Ambasciatrice d’Armenia a Roma, Gabriele Nissim, Presidente dell’Associazione Gariwo – La Foresta dei Giusti, Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera che modererà gli interventi dell’ambasciatore Emilio Barbarani, del dott. Stefano Levi della Torre, del dott. Giorgio Mortara e della presidente Françoise Kankindi.

Alla vigilia della Giornata della Memoria, credo sia importante sottolineare lo stretto nesso che unisce il ricordo della Shoah e degli altri stermini del Novecento alla memoria riconoscente verso quei Giusti che seppero intervenire in prima persona per soccorrere e salvare, anche a rischio della propria vita. Consapevole che ricostruire la loro memoria significa stimolare le scelte responsabili del nostro tempo.

Dobbiamo essere grati al lavoro svolto in questi anni Gabriele Nissim per diffondere nel discorso pubblico nazionale il concetto di “Giusto tra le nazioni”, attualizzandone la portata universale ed estendendola a quanti oggi come settant’anni fa, seppero riaffermare la forza di una “bontà insensata”, per riprendere il titolo di un suo bel libro, contro l’agghiacciante banalità del male.

I Giusti non hanno offerto soluzioni né hanno lanciato proclami ideologici, ma sono stati capaci, come Antigone, di sfidare le leggi degli uomini per difendere la giustizia, insegnando alle nuove generazioni che la salvezza e la terapia contro il male nascono dall’abitudine e dalla capacità di seguire la propria coscienza 

Sono uomini e donne normali, la cui coscienza di fronte al male, a un certo punto si ribella. I 'Giusti' sono coloro che, potendo salvare una vita, hanno scelto di farlo: innanzitutto per rispetto verso se stessi, per affermare la dignità dell’umano, il loro essere persone di fronte alle forze del male. Perché «un’azione giusta può cambiare l’intera esistenza di un essere umano».

Ricordare i 'Giusti' che hanno lottato contro le leggi razziali, avviato il processo della caduta del muro di Berlino, si sono impegnati per la prevenzione dei genocidi o hanno difeso la verità e la memoria nei sistemi totalitari, significa semplicemente tramandare degli esempi morali che sono il pilastro della nostra identità.

 Il Novecento è stato il secolo degli stermini: i campi dove si è compiuta la Shoah erano stati costruiti per mostrare che un potere totalitario può fare all’uomo quello che vuole, ridurlo ad una massa di carne urlante e dolorante, impadronirsi della sua anima.  I 'Giusti' ci mostrano invece come l’uomo può mantenere la sua dignità attraverso l’amore e l’abnegazione anche nelle condizioni più difficili determinate proprio per rendere impossibile l’amore e distruggere la dignità.

Il Novecento è ricordato anche come il secolo dei genocidi: prima e dopo la Shoah - segnata da una esemplarità che mostra la capacità di male raggiunta dall’idolatria della nazione e della razza. Tutto il secolo è stato percorso da tremendi genocidi da quello degli armeni, il popolo cambogiano ad opera degli stessi Khmer rossi di Pol Pot, i tutsi in Ruanda, i Musulmani di Bosnia... e poi yazidi, curdi, cristiani.

Nel cuore di queste vicende terribili e disperate, è sempre possibile rintracciare decine di storie di uomini e donne che hanno seguito l’esempio di Janusz Korczak, di Oskar Schindler, di Giorgio Perlasca, di Mehmet Gelal Bey, il sindaco ottomano di Aleppo che si oppose concretamente alle direttive del suo governo per lo sterminio degli armeni, fino agli uomini ed alle donne della nostra Guardia Costiera che ogni giorno lottano silenziosamente per salvare decine di migliaia di profughi in fuga dal terrore e dalla violenza.

L’iniziativa legislativa presentata dai colleghi Santerini e Fiano per l’istituzione di una Giornata in memoria dei Giusti dell’umanità costituisce la risposta coerente ad un appello rivolto il 10 maggio 2012 dal Parlamento europeo, sostenuto da quasi 400 deputati e da numerose associazioni italiane ed europee, affinché il 6 marzo di ogni anno si faccia memoria di quanti si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l’umanità ed ai totalitarismi.

La scelta del 6 marzo non è casuale, ma ricorda la scomparsa di Moshe Bejski, il magistrato israeliano che s’impegnò a lungo come presidente della Commissione dei Giusti del Museo dell’Olocausto di Gerusalemme per rendere universale il ricorso alla categoria concettuale di “Giusto tra le Nazioni”, ispirando tante esperienze celebrative che in Bosnia, Ruanda, in Armenia, in Polonia, nella Repubblica ceca ricordano i giusti che seppero opporsi a regimi sanguinari, ideologie totalitarie e razziste.

Il progetto di legge – che confido possa essere presto approvato, anche se non abbiamo molto tempo - coniuga opportunamente la dimensione commemorativa con una dimensione pedagogica e formativa, muovendo dalla consapevolezza che l’educazione alla pace ed alla cittadinanza costituiscano lo strumento migliore per la prevenzione dei crimini contro le popolazioni.  Educazione alla pace che è l'efficace attuazione di quella Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione dei genocidi, risalente al 9 novembre 1948, che troppo spesso è stata disattesa per il gioco dei veti incrociati posti a livello internazionale nelle grandi crisi umanitarie del Ruanda o della ex Iugoslavia.

Il “dovere di ricordare” che è tante volte ritornato nel dibattito pubblico e storiografico di questi anni non deve mai ridursi ad un culto esteriore, meramente celebrativo, ma deve servire ad orientarci nelle scelte responsabili nel presente, per evitare che gli orrori del passato abbiano a ripetersi.

Riflettere sulla Shoah e sugli stermini del Novecento è e resta un atto dovuto, un riferimento decisivo per la nostra coscienza storica e morale: altrettanto importante è però fare memoria dei Giusti che con il loro coraggio seppero fare la differenza tra bene e male e che – come è scritto nella Bibbia – salvando una vita, hanno salvato il mondo intero.

 

 

Marina Sereni, 2009-2015