Marina Sereni
Marina Sereni
<b>941</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>34</b> Eventi da me promossi
<b>140</b> Interventi a Montecitorio
<b>127</b> Impegni in Italia
<b>54 </B> Missioni e incontri internazionali
06-02-2017
SAFER INTERNET DAY - TELEFONO AZZURRO
"TROVIAMO L'EQUILIBRIO. APPROVIAMO LA LEGGE CONTRO IL CYBERBULLISMO"
"Non possiamo non trovare un equilibrio tra i diversi elementi, non possiamo concludere la legislatura senza aver definitivamente approvato la legge contro il cyberbullismo. L'ho detto aprendo i lavori della conferenza di approndimento e confronto organizzata da Telefono Azzurro qui a Montecitorio in occasione della XIV edizione del 'Safer Internet Day', evento istituito e promosso dall'Unione europea al fine di perseguire gli obiettivi fissati dall'Agenda digitale per l'Europa  e nella strategia Europa 2020. Importante prevenire e non lasciare soli i ragazzi vittime di bullismo, cerchiamo insieme le strade migliori per rendere internet un luogo sempre più sicuro. Ecco il mio intervento.

 

“Be the change: unite for a better internet”

 Safer Internet Day 2017

6 febbraio 2017

 

Intervento dell’On. Marina Sereni, 

Vicepresidente della Camera dei deputati



        Nel rivolgere questo indirizzo di saluto, vorrei osservare in primo luogo come il tema che affrontiamo oggi richieda necessariamente una pluralità di approcci e contributi, come d'altra parte conferma l’elevato numero di diverse personalità e amministrazioni oggi presenti.

Trovare il modo migliore per rendere complementari i diversi punti di vista e il più efficace possibile l'azione di prevenzione e contrasto dei "pericoli" che i nostri ragazzi possono incontrare nella rete non è tuttavia scontato. Il travagliato iter della proposta di legge sulla lotta al cyberbullismo è per alcuni aspetti la dimostrazione di questa complessità e difficoltà.

Come sapete stiamo parlando di una proposta, approvata in prima lettura dal Senato poi modificata dalla Camera (20 settembre 2016), nuovamente approvata con modificazioni dal Senato pochi giorni fa.

La proposta di legge introduce una serie di misure di carattere educativo e formativo, finalizzate in particolare a favorire una maggior consapevolezza tra i giovani del disvalore di comportamenti persecutori che, generando spesso isolamento ed emarginazione, possono portare a conseguenze anche molto gravi su vittime in situazione di particolare fragilità.

Come dimostra l’articolato iter legislativo del provvedimento, sono essenzialmente due le tipologie di interventi attraverso le quali bullismo e cyberbullismo possono essere contrastati:

a) le misure repressive e sanzionatorie, che puntano a colpire i responsabili di comportamenti disdicevoli in rete per evitare che possano ripetersi;

b) le misure educative, che danno priorità all’informazione e alla diffusione di una maggiore consapevolezza tra gli adolescenti circa la gravità di determinati comportamenti.

In definitiva è quest’ultima l’impostazione adottata dal Senato, che ha eliminato dal testo alcune delle modifiche introdotte dalla Camera e, in particolare, ha ricondotto il nucleo dell’intervento normativo al solo cyberbullismo (non anche al più generico bullismo) e alla tutela dei soli adolescenti, rispetto ai quali l’intervento educativo è ritenuto maggiormente efficace rispetto a quello repressivo. Per questo motivo, la proposta di legge adesso circoscrive al solo minorenne che abbia compiuto i 14 anni e ai genitori di minorenni la possibilità, a fronte di atti di cyberbullismo, di chiedere al gestore del sito Internet o del social media l'adozione di provvedimenti inibitori e prescrittivi (oscuramento, rimozione o blocco dei contenuti specifici che costituiscono cyberbullismo), mentre il testo approvato dalla Camera consentiva a chiunque di attivarsi, e dunque anche a fronte di atti in danno di maggiorenni.

 

Inoltre, la proposta introduce l’istituto dell’ammonimento del questore, mutuato dalla disciplina dello stalking, applicabile prima che sia presentata una denuncia penale per fatti di cyberbullismo commessi da minore ultra quattordicenne in danno di altro minore (il Senato ha maggiormente dettagliato le condotte che possono consentire un intervento preventivo del questore ed ha precisato che gli effetti dell’ammonimento cessano con la maggiore età).

Infine, il Senato ha espunto dalla proposta le disposizioni di carattere penale (il testo approvato dalla Camera, infatti, introduceva un'aggravante specifica per lo stalking informatico o telematico, aggravava la pena anche se i fatti erano commessi con specifiche modalità, prevedeva la confisca obbligatoria dei beni e degli strumenti informatici e telematici utilizzati per la commissione del reato di stalking informatico o telematico).

Non possiamo non trovare un equilibrio tra i diversi elementi, non possiamo concludere la legislatura senza aver definitivamente approvato la legge contro il cyberbullismo.

D'altro canto, come è noto, la Presidenza della Camera ha ritenuto in questa legislatura di dedicare una attenzione specifica ai diritti e ai doveri da rispettare in Internet (anche se non con esclusivo riguardo ai minori) anche attraverso una Commissione ad hoc.

Mi riferisco al lavoro della Commissione istituita nel 2014 che ha portato nel luglio 2015 alla elaborazione di una Carta dei diritti in Internet, una carta che in prospettiva dovrà avere – per la stessa natura della rete – una dimensione sovranazionale.

 Basti considerare al riguardo alcuni passaggi essenziali della Carta:

-         i diritti da riconoscere e garantire dovranno fondarsi sul pieno rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza e della diversità di ogni persona (art. 1);

-         gli interventi delle istituzioni pubbliche per il superamento di ogni forma di divario digitale dovranno essere determinati non solo dal genere e dalle condizioni economiche ma anche da situazioni di vulnerabilità personale (art. 2);

-         le istituzioni pubbliche dovranno promuovere, in particolare attraverso il sistema dell’istruzione e della formazione, l’educazione all’uso consapevole di Internet e dovranno intervenire per rimuovere ogni forma di ritardo culturale che ne precluda o limiti l’utilizzo (art. 3);

-         i responsabili delle piattaforme digitali sono tenuti a comportarsi con lealtà e correttezza nei confronti di utenti, formitori e concorrenti (art. 12);

-         deve essere garantita la tutela delle dignità delle persone da abusi (art. 13).

Come è noto da questo documento è discesa  una mozione approvata all'unanimità che è stata poi presentata nel 2015 all’IGF (Internet Governance Forum), il vertice annuale mondiale sui temi di Internet.

Nel corso delle audizioni svolte dalla Commissione sono stati sentiti anche i rappresentanti di alcune importanti piattaforme digitali (es. Facebook, Google, Twitter) ed è emersa la necessità di uno stretto raccordo tra istituzioni e attori privati investiti di una così rilevante responsabilità, quale la gestione di flussi informativi così imponenti (ogni giorno 1,4 miliardi di persone utilizzano Facebook) e talora lesivi della dignità personale.

Quest’ultimo aspetto è emerso anche durante l’attività conoscitiva – tuttora in corso – svolta da altra Commissione istituita dalla Presidenza della Camera: la Commissione “Jo Cox” sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio.

Il ruolo delle piattaforme digitali e dei sociali network è cruciale. Le audizioni svolte hanno evidenziato come l’applicazione di standard da rispettare coinvolga direttamente – e debba coinvolgere sempre di più - i titolari delle piattaforme, con un’attività di verifica costante. La Presidente della Camera  -  che ieri ha incontrato anche Flavia Rizza, 17 anni, ex vittima, che è diventata testimonial della grande campagna contro il bullismo e il cyberbullismo -  ha sottolineato in più occasioni la necessità di un particolare impegno nella prevenzione da parte di tutti, a partire dai soggetti responsabili delle piattaforme.  Da ultimo, proprio nella riunione del 2 febbraio scorso, la Commissione ha sentito la Commissaria Europea per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere, che si è soffermata sull’accordo raggiunto in ambito europeo tra i social per combattere i messaggi di odio.

A fine maggio 2016 la Commissione ha infatti presentato con Facebook, Microsoft, Twitter e YouTube un codice di condotta per il contrasto del discorso d’odio illegale on line. Il codice sottolinea il rilievo dell’attività delle compagnie a intervenire prontamente per rimuovere messaggi di odio o disabilitare gli accessi. Per sei settimane (dal 10 ottobre al 18 novembre 2016) è stato effettuato un test sulle reazioni delle compagnie nell’esaminare le segnalazioni relative a contenuti di odio illegali sulle proprie piattaforme.

In sintesi, mai come in questo campo si incrociano legislazione nazionale, normazione europea e sovranazionale e coordinamento tra istituzioni e privati. E’ una conferma che su questo tema (Internet e ancor più Internet e i giovani) si delinea un nuovo esercizio della rappresentanza e nuove modalità di affermazione di principi essenziali quali la dignità delle persone e la tutela dei più deboli.

Concludo ricordando di nuovo l’importanza del lavoro di telefono Azzurro sia sul campo sia nel mettere insieme, come fu fatto lo scorso anno con la Carta di Roma e la Carta di Milano, tutti gli stakeholder per cercare le strade migliori per rendere internet un luogo sempre più sicuro.

Marina Sereni, 2009-2015