Marina Sereni
Marina Sereni
<b>941</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>34</b> Eventi da me promossi
<b>140</b> Interventi a Montecitorio
<b>127</b> Impegni in Italia
<b>54 </B> Missioni e incontri internazionali
15-06-2017
I 50 ANNI DELL'ISTITUTO ITALO-LATINO AMERICANO
"LA POLITICA SERVE AD ALLARGARE LA DEMOCRAZIA E RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE"

"L’Istituto italo-latino-americano sorge da una ragione, profondamente condivisa da quella parte della classe di governo che, negli anni Sessanta, volle con determinazione il centro-sinistra e che oggi credo dobbiamo riproporre con forza: la politica serve ad allargare le basi della democrazia, promuovere l’integrazione sociale e ridurre le disuguaglianze, serve ad unire ciò che è diviso, a ristabilire un senso di coesione e di comunità in società spesso minacciate da segni di disgregazione e di sfaldamento". L'ho detto, senza nascondere i punti di crisi di alcuni Paesi latino-americani, intervenendo all'incontro promosso per il cinquantesimo anniverario della fondazione dell'Organizzazione intergovernativa Italo-latino americana voluta da Amintore Fanfani. Ecco il mio intervento.

 

“IILA, un sogno italo-latino americano”

(Palazzo Montecitorio, Sala della Regina, 15 giugno 2017)

 

Signor presidente dell’IILA ed Ambasciatore della Colombia a Roma, Juan Mesa Zulueta, signor segretario generale dell’IILA, Donato Di Santo, illustri autorità, gentili ospiti, è per me un grande onore portare il saluto della Camera dei deputati a questa importante iniziativa che commemora i cinquant’anni di attività di questa peculiare organizzazione di cooperazione internazionale.

L’America latina, la “terra del perenne futuro”, come la definiva il poeta e diplomatico messicano Octavio Paz, con l'avvio del nuovo millennio ha saputo emanciparsi da questa predizione pessimistica e un po' liquidatoria.

Negli ultimi decenni infatti abbiamo assistito a forti cambiamenti: l'aumento del prezzo internazionale delle materie prime ha innescato in gran parte del continente latinoamericano il decollo delle economie nazionali; la crescita sostenuta ha consentito di portare avanti con successo programmi di ridistribuzione che hanno ridotto le diseguaglianze, basti pensare al caso brasiliano; la stessa politica dell’Amministrazione Obama ha contribuito a rendere evidenti i legami strategici tra Washington ed il Sudamerica, aprendo una fase nuova sotto molti aspetti - basta pensare alle relazioni con Cuba - e cercando di favorire i non facili processi d’integrazione regionale.

Questa fase si è però bruscamente interrotta negli ultimi tempi: con il rallentamento della domanda cinese ed il conseguente calo globale dei prezzi delle risorse, dal 2015 la recessione si è estesa a macchia di leopardo, mandando in crisi anche gli esecutivi protagonisti dei positivi risultati ricordati prima.

Oggi, dal Rio Bravo alla Terra del fuoco, i sistemi di governo latino-americani sono chiamati a confrontarsi con ondate di malcontento popolare, scontri politici interni particolarmente aspri, difficili scelte di austerity.

Come ha opportunamente evidenziato il professor Bonalumi, non dobbiamo però leggere le attuali vicende latino-americane con strumenti interpretativi del passato, basandoci sulla dialettica rivoluzione-dittatura, perché il contesto internazionale non è più quello novecentesco con le sue profonde spaccature ideologiche.

Viviamo tuttavia un momento del tutto inedito, segnato da profonde pulsioni populistiche, che assumono non di rado torsioni autoritarie e violente. Non possiamo non ribadire anche da qui, come il Parlamento italiano ha già fatto con numerose risoluzioni, la preoccupazione per la grave crisi politica e umanitaria in corso da lungo tempo in Venezuela, paese che vede una forte presenza di italiani e di italo-discendenti.

D'altro canto non aiuta certo a rasserenare il quadro la linea - estemporanea quando non ondivaga - della nuova amministrazione americana intrappolata come sembra dagli assilli del muro yanqui contro l’immigrazione messicana e dalle pseudo ragioni di un impossibile ritorno all’isolazionismo.

Diversi istituti di ricerca hanno efficacemente fatto rilevare in studi recenti che l’America Latina è ancora oggi, nonostante i tanti progressi, la regione del mondo con maggior dislivello fra ricchi e poveri. Dal 2002 al 2015 i patrimoni dei milionari sudamericani sono cresciuti del 21 per cento all’anno, sei volte la crescita complessiva. Una fetta enorme della ricchezza prodotta dal boom è, dunque, rimasta intrappolata nelle tasche di pochi.

Le spaccature sociali, tipiche di un continente segmentato nella sua struttura fin dalle origini, non sono dunque né svanite né attenuate. La robusta vitalità di un immaginario antico, che sogna una società unita e armonica ed invoca un “popolo”omogeneo e virtuoso restando insofferente verso l’intrinseco e necessario pluralismo delle società contemporanee, continua ad influenzare la visione politica di larghi settori delle élite dirigenti. La mancanza di riforme politiche e istituzionali, il tenue e sempre fragile vincolo tra rappresentati e rappresentanti, tra sistema politico e società, tra istituzioni e cittadini  - fenomeni che conosciamo bene anche in Europa - pesa ancora sulla stabilità di molti regimi democratici del continente.

Tutte queste circostanze parrebbero un portentoso complesso di fattori che oggi come in passato possono favorire l’affermazione di movimenti o regimi populisti: ma in realtà queste pulsioni, anche in America latina, hanno incontrato e stanno incontrando forti anticorpi nelle opinioni pubbliche nazionali e, tutto sommato, nella struttura istituzionale dello Stato democratico.

L’IILA è una delle creazioni dell’intelligenza politica di Amintore Fanfani che, da “artigiano della pace”, per riprendere le parole di Giorgio La Pira, seppe cogliere pienamente quei “segni dei tempi” che animavano la scena internazionale degli Anni Sessanta. Criticate e sottovalutate all’epoca dagli stentorei sostenitori della realpolitik, le intuizioni fanfaniane sulla legittimità delle aspirazioni post-coloniali dei popoli del Terzo Mondo, sul ruolo dell’Italia nel Mediterraneo, sulla ricerca come valore fondante della Comunità internazionale ci appaiono oggi straordinariamente lucide ed attuali.

L’Istituto italo-latino-americano sorge da una ragione, profondamente condivisa da quella parte della classe di governo che, negli anni Sessanta, volle con determinazione il centro-sinistra e che oggi credo dobbiamo riproporre con forza: la politica serve ad allargare le basi della democrazia, promuovere l’integrazione sociale e ridurre le disuguaglianze, serve ad unire ciò che è diviso, a ristabilire un senso di coesione e di comunità in società spesso minacciate da segni di disgregazione e di sfaldamento.

Come ha ricordato il Presidente della Repubblica nell’incontro con il Consiglio dei delegati dell’Istituto del 27 aprile scorso, l’IILA ha saputo progressivamente ampliare il suo raggio d’azione, ponendo la sua expertise al servizio d’importanti progetti di cooperazione nel settore del rafforzamento dello Stato di diritto, la sicurezza, dell’inclusione sociale rivolta alle fasce più vulnerabili della popolazione, e della promozione delle piccole e medie imprese.

Al tempo stesso l’Istituto è stato un pivot insostituibile nell’azione di forte rilancio e di rafforzamento dei rapporti del nostro Paese con i paesi del continente latino-americano, una delle nostre aree privilegiate di proiezione non solo in ragione della tradizionale presenza di vaste comunità italiane e di origine italiana ma anche dei rilevantissimi interessi economici.

L’Italia continua a svolgere un ruolo particolarmente attivo per favorire il consolidamento della partnership strategica tra l’Unione europea ed i Paesi latino-americani, con un’azione di impulso a favore dei negoziati di associazione dell’UE con i vari raggruppamenti regionali, con l’obiettivo di creare una rete di accordi che favoriscano l’integrazione regionale in America latina e, allo stesso tempo, l’integrazione dei mercati e delle società del continente con il grande spazio economico europeo, contenendo le spinte neo-protezionistiche espresse dagli Stati Uniti.

Il negoziato UE-Mercosur è ormai in fase avanzata di definizione: l’Italia resta fortemente impegnata in tale direzione, come è stato riaffermato in varie occasioni, sia a Bruxelles sia con i nostri partner di quella organizzazione regionale.

Questa “strategia dell’attenzione”, resa evidente dalla recente e importante missione del Capo dello Stato in Argentina ed Uruguay, ha trovato una sua dimensione anche nella sfera della cosiddetta “diplomazia parlamentare”, alla quale ho potuto concorrere sia nella mia veste di Co-Presidente del gruppo di collaborazione parlamentare italo-brasiliana sia nel Primo Forum Parlamentare Italo-Latino Americano che abbiamo tenuto a Roma nell'ottobre 2015 e per il quale la collaborazione dell'IILA è stata preziosa e decisiva. Un ulteriore momento di dialogo sarà possibile con il Secondo Forum Parlamentare che crediamo sia possibile organizzare in occasione e a ridosso dell’ottava edizione della Conferenza Italia-America Latina e Caraibi, che il Governo svolgerà a Roma il 12 dicembre prossimo.

Auguro all’IILA di proseguire a lungo in questa fervida azione di sensibilizzazione e di mobilitazione intellettuale per una sempre più stretta cooperazione tra l’Italia e l’America latina, affiancando le dirigenze democratiche del Continente in un difficile percorso di ricostruzione civile, evocato lucidamente dal Papa Francesco nel messaggio Urbi et Orbi di Pasqua: “costruire ponti di dialogo, perseverando nella lotta contro la piaga della corruzione e nella ricerca di valide soluzioni pacifiche alle controversie, per il progresso e il consolidamento delle istituzioni democratiche, nel pieno rispetto dello Stato di diritto».

Marina Sereni, 2009-2015