Marina Sereni
Marina Sereni
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28-06-2017
PREMIO LANGER 2017 EX AEQUO
"AI MEDIATORI ANGALIA' E ASGI, PERCHE' I DIRITTI UMANI SONO UNIVERSALI"
Anche quest'anno i destinatari del Premio Langer sono mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera: soggetti indispensabili alla convivenza etnica:  Angalià – che in greco significa Abbraccio - organizzazione non governativa di assistenza umanitaria a profughi, migranti, richiedenti asilo e abitanti di Lesbo- e ad ASGI, Associazione italiana per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione. Alexander Langer ci ha insegnato che i diritti umani sono universali, devono vivere nelle differenze di genere, etnia, territorio, cultura, latitudine. Questo il mio intervento alla cerimonia di assegnazione del premio 2017.

 

Come sempre è un grande piacere ed onore dare a tutti voi il benvenuto anche a nome della Presidente Boldrini e di tutte le colleghe deputate della Presidenza (Claudia Mannino, Anna Margherita Miotto, Annalisa Pannarale, Caterina Pes, Anna Rossomando, Valeria Valente) con le quali abbiamo promosso l'incontro di oggi.

Saluto e ringrazio tutti i presenti, i familiari di Alexander Langer, i rappresentanti della Fondazione con cui dal 1997, esattamente da vent’anni, la Presidenza della Camera dei deputati, promuove ogni anno (tranne il 2016 quando il Premio non è stato assegnato) questa cerimonia di presentazione dei soggetti premiati e rende omaggio ad Alexander Langer, alla sua figura e al suo lascito culturale e politico.

Anche quest'anno i destinatari del Premio Langer sono mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera: soggetti indispensabili alla convivenza etnica di cui Langer ha parlato nel suo testo più significativo, quel “Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica” scritto nel 1994 durante l'infuriare della guerra nei Balcani.

Desidero salutare e ringraziare della loro presenza e della loro testimonianza le associazioni cui è stato assegnato il Premio 2017 conferito ex aequo ad Angalia’ – che in greco significa Abbraccio - organizzazione non governativa di assistenza umanitaria a profughi, migranti, richiedenti asilo e abitanti di Lesbo- e ad ASGI, Associazione italiana per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, rappresentati in questa sala rispettivamente da Georgyos Tyrikos-Ergas, Aikaterini Efstathiou-Selacha e da Efi Latsoudi dell’associazione Pipka, partner di Angalià, e dall’avv. Lorenzo Trucco.

Saluto e ringrazio per la loro graditissima presenza il rappresentante dell’Ambasciata di Grecia in Italia, Pavlos Pantsios, e la Comunità ellenica di Roma e del Lazio con il suo Presidente, Dimitri Passos.

In questi ultimi anni, la situazione nazionale e internazionale è profondamente cambiata, con grandi ripercussioni sulle politiche e pratiche migratorie. Importanti sfide ci attendono in un contesto di grande instabilità internazionale, connotato dall’emergere di forti nazionalismi, con la difficoltà dei sistemi di accoglienza a dare risposte adeguate e rispettose dei diritti umani, che provocano frequenti conflitti sul territorio dove arrivano migranti e richiedenti protezione. Una particolare attenzione va data alle situazioni nei paesi d’origine, compresi i conflitti interni e le crisi ambientali, che portano un alto numero di persone a mettersi in cammino, per scelta o per costrizione, alla ricerca di una diversa occasione di vita.

Alexander Langer aveva visto in tempo l'inevitabilità e la necessità della convivenza inter-etnica, ed ha formulato una sorta di alfabeto che permette di articolare il linguaggio dell' ”ordinamento della convivenza pluri-culturale”. Per Langer, tuttavia, anche la conoscenza reciproca deve essere “desiderabile”, di conseguenza esclude che possa essere il frutto di una prescrizione dotata di potere cogente. “Sia scelta liberamente – afferma – e non diventi a sua volta integralista e totalitaria”, e continua: “Non si creda che identità etnica e convivenza inter-etnica possano essere assicurate innanzitutto da leggi, istituzioni, strutture e tribunali; se non sono radicate tra la gente e non trovano fondamento in un diffuso consenso sociale”.

Questo è il nucleo portante di una linea di pensiero che è anche una guida all'azione.

Georgyos, Aikaterini, Efi lavorano quotidianamente per favorire l'incontro tra persone di diversa provenienza, lingua e cultura, per scongiurare la violenza; operano concretamente contro ogni forma di arroccamento etnico o nazionale. Hanno creato la loro Angalià nel 2008, nel paese di Kallonì, nella parte centrale dell’isola di Lesbo. Tra i fondatori, un prete del posto, Papa Stratìs e tre volontari. Inizialmente offrono assistenza agli abitanti delle realtà più colpite dalla crisi economica, che ancora oggi vede il 15% della popolazione greca al di sotto della soglia di povertà, e solamente in seguito si occuperanno anche dei profughi, che, prima alla spicciolata e poi sempre più in massa, sono sbarcati. Mi sembra fondamentale mettere l’accento sul fatto che Angalià è sempre stata convinta della necessità di dare supporto sia agli abitanti dell’isola sia ai profughi, tanto da aver dato avvio l’anno scorso al progetto 200+200, con l’obiettivo di sostenere 200 famiglie del posto, vittime di quella “realtà strutturalmente così complessa che è l’indigenza”, e 200 famiglie di profughi con problemi particolarmente gravi. Angalià si propone come “un gruppo che non rientra in nessuna programmazione ufficiale”, che desidera caratterizzarsi e mantenere questa sua peculiarità originale. Non riceve alcun contributo né europeo, né governativo. Si muove solamente attraverso i volontari, cittadini che agiscono semplicemente come tali, motivati unicamente da un inflessibile imperativo morale in base al quale non possono non assumersi la responsabilità sociale di ciò che accade sotto i loro occhi! Hanno tessuto una fitta rete di collegamenti tra volontari d’Europa e del mondo: non è un caso che Lesbo, tra il 2015 ed il 2016, abbia conosciuto uno sviluppo del volontariato giovanile europeo con pochi precedenti, che costituisce un patrimonio prezioso da non disperdere (Come riportato nelle motivazioni ufficiali d’assegnazione del Premio). Non lèsina critiche severe, tutte le volte che servono, alle politiche e alle pratiche europee adottate nei confronti dei profughi. Ringrazio Umberto Cini, traduttore della Camera dei deputati, persona attenta e sensibile, che ha fatto conoscere questa comunità alla Fondazione Alexander Langer e ne ha tradotto infaticabilmente ogni documento prodotto ed ogni articolo di giornale!

L’ASGI è nata, invece, nel 1990, su iniziativa di avvocati e docenti universitari, con l’obiettivo di orientare il legislatore italiano ad adottare norme che disciplinano l’ingresso e il soggiorno degli stranieri e degli asilanti, che rispettino i diritti fondamentali della persona e siano conformi ai principi costituzionali. Nello stesso tempo, l’associazione ha operato perché la società italiana sviluppi un approccio positivo verso i cambiamenti prodotti dalle migrazioni internazionali. Da oltre vent’anni gli studiosi e gli esperti dell’associazione contribuiscono all’elaborazione di testi normativi statali e comunitari in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza, promuovendo nel dibattito politico-parlamentare, e nell’operato dei pubblici poteri, la tutela dei diritti degli stranieri. ASGI ha svolto, anche questo è fondamentale, una costante attività di formazione capillare e di qualità a tutti i livelli: questure, prefetture, commissioni. Ha promosso e vinto molti contenziosi a livello interno e presso le corti UE. Anche quest’associazione non utilizza finanziamenti pubblici e si fonda esclusivamente sul volontariato. L’Asgi, come scrive la motivazione ufficiale al Premio, è un’eccellenza virtuosa e un esempio di quanto i princìpi e le pratiche della legalità democratica possano costituire un presidio essenziale per una buona convivenza. Ascolteremo in proposito il resoconto e l’intervento dell’avvocato Lorenzo Trucco.

Mi piace ricordare che Langer giovane, (era nato nel 1946 a Sterzing-Vipiteno a pochi chilometri dal passaggio in Austria) aveva fondato nel 1967 con altri intellettuali sud-tirolesi, la rivista Die Brucke-Il Ponte per favorire lo scambio reciproco tra persone e gruppi etnico-linguistici conviventi nella sua terra, l'Alto Adige-Suedtirol, dopo gli anni della diffidenza e dell'odio tra italiani e tedeschi e dopo il terrorismo degli anni Sessanta.

Il Premio Langer 2017 va oggi ad una generazione giovane, destinata a perseguire obiettivi simili, universalmente validi nella realtà del nuovo secolo.

Del lavoro e dell’azione di Langer si potrebbe parlare a lungo.

Nel contesto dell’incontro di oggi, mi preme ricordare che dopo la caduta del muro di Berlino ha rafforzato il suo impegno nel contrastare i crescenti nazionalismi.

Al censimento del 1981 e del 1991 in Alto Adige-Suedtirol, lui, che si era sempre dichiarato di madre lingua tedesca rifiuta di aderire a quella che gli sembrava una schedatura nominativa perché pensava che questo strumento rafforzasse la divisione etnica nella sua terra. Per questo, nel 1995, viene escluso dalla candidatura a sindaco di Bolzano.

Oggi, con i migranti che premono lungo le coste e alle frontiere, con l'esplosione delle guerre etniche e di religione, con il Mediterraneo diventato un grande cimitero (come ha ricordato papa Francesco), sono davvero profetiche le parole di Alexander Langer.

Alexander Langer ci ha insegnato che i diritti umani sono universali, devono vivere nelle differenze di genere, etnia, territorio, cultura, latitudine; non sopportano alcun relativismo etico, richiedono cogenze e coerenze nel diritto internazionale. Ma soprattutto essi vivono sull'esempio e sull'impegno spesso oscuro per i media ma non per questo meno efficace.

Langer ha percorso questa strada con determinazione e mitezza, combattendo i fondamentalismi con la ragione e la tolleranza, con sguardo lungimirante alla globalizzazione in arrivo in un'epoca ancora segnata dalle ideologie e dai nazionalismi a cui egli contrappone un internazionalismo che potremmo definire oggi “glocale”, attaccato com'era alla sua terra e contemporaneamente così insofferente ai confini della geo-politica e della sofferenza umana.

Aveva scoperto che conservare ciò che c'è di buono (la terra, i monumenti) non è il contrario del cambiamento. Se si vuole cambiare bisogna anche conservare: gli esseri umani, la loro vita, la terra, le acque, i mari, i fiumi, l'ambiente.

Questo tempo non invita a parlare di convivenza. Incertezza e paura sembrano dominare i nostri giorni, le libertà vengono messe sotto scacco dalle necessità della sicurezza. Incalza la povertà che nasce dalla mancanza di lavoro, dall'ambiente compromesso, dalla fragilità delle istituzioni di governo del mondo, dalla mancanza di cibo come di cultura e di sapere. Tutto ciò interpella la politica, in Italia e in Europa, chiede scelte coraggiose e leader capaci di sguardo lungo, visione. Piccoli passi magari ma in una direzione ben precisa.

E' difficile dirsi uomini e donne di pace di fronte al dolore degli altri, di fronte alle ingiustizie planetarie. Eppure è di dialogo e di pace che abbiamo bisogno. Ben venga, dunque, la Fondazione Langer che premia i costruttori di pace, gli agenti concreti della solidarietà in Europa e nel mondo, i fautori della giustizia, discreti eroi della speranza. Al Premio Internazionale Alexander Langer, la Presidenza della Camera sta dedicando un nuovo libro, aggiornato, dopo quello pubblicato nel 2012, alla fine della scorsa Legislatura. Sarà curato da Grazia Barbiero, come il precedente.  Grazie. Do ora la parola a Maria Bacchi che parlerà a nome della Fondazione Langer.

 

 

 

Marina Sereni, 2009-2015