Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
<b>35</b> Eventi da me promossi
<b>169</b> Interventi e partecipazioni a Montecitorio
<b>140</b> Impegni in Italia
<b>55 </B> Missioni e incontri internazionali
11-07-2017
CONVEGNO SULLA MEDICINA DI GENERE A MONTECITORIO
"LA SALUTE DELLE DONNE INDICATORE DI BENESSERE, CIVILTA' DEMOCRAZIA"
Dai primi approcci della comunità scientifica, che negli anni ’90 comincia a riflettere sulle disparità di genere nella possibilità di accesso alle cure, al G7 di Taormina del maggio scorso, tanta strada è stata fatta nel riconoscere che l’approccio di genere alla salute delle donne e delle adolescenti è fondamentale per promuovere la sicurezza sanitaria globale e perseguire politiche di equità anche sul piano della crescita economica e sociale sia nei paesi ricchi che in quelli più poveri o impoveriti. Ne ho parlato, salutando le tante persone intervenute al convegno “Formare una medicina attenta alle differenze sessuali e al genere”, organizzato dalla collega Paola Boldrini  che abbiamo ospitato a Montecitorio. Davanti alla ministra dell’Istruzione Fedeli, ad esperte, docenti e studentesse, che si avvicinano alla medicina approfondendo anche la visione di genere, ho ricordato il percorso che ha come pietra miliare la IV Conferenza mondiale sulle donne di Pechino del 1995, che per la prima volta su scala globale inserisce la prospettiva di genere in ogni politica e fa esplicito riferimento alla salute fisica e mentale e al ruolo delle donne nella ricerca scientifica.  Altre importanti tappe sono state la Dichiarazione della Oms del 1998 con il suo Equity Act e, per quel che riguarda l’Italia, il grande lavoro svolto dalla ministra della Salute Livia Turco dal quale nel 2007 scaturì la Commissione Salute delle donne che mise insieme competenze, professionalità, esperienze, livelli istituzionali e decisione politica. Più recentemente il Patto per la Salute tra Stato e Regioni del 2012 ha previsto progetti sulla medicina di genere, ma dobbiamo constatare che il 90% di questi progetti ha riguardato l’importante tema della violenza lasciando meno spazio a una visione più generale e trasversale che deve riguardare l’accesso e l'organizzazione dei servizi, la prevenzione, la cura, la riabilitazione… Le differenze tra uomini e donne infatti non si fermano agli aspetti biologici e investono più complessivamente anche elementi di tipo culturale e sociale. Del resto, il quinto dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, approvati in sede ONU nel 2015, si propone di “Realizzare l’uguaglianza di genere e migliorare le condizioni di vita delle donne con una attenzione ai temi della salute, tema esplicitamente richiamato anche dal recentissimo vertice dei leader del G7 di Taormina con uno specifico documento. Su questo terreno, peraltro, come italiane non possiamo che essere orgogliose dello straordinario lavoro che sta svolgendo la dottoressa Flavia Bustreo, vice direttore generale dell'OMS con delega per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini. Tutto questo ci fa dire che magari avremmo bisogno di una legge specifica, ma, come sappiamo, siamo quasi al termine di una legislatura e non ci sono i tempi per l’approvazione. Tuttavia, potrebbe non essere negativo avere del tempo per sperimentare l’efficacia di alcune misure ed esperienze che possono derivare dalla approvazione dell'emendamento della collega Boldrini al DDL Lorenzin, con il quale si impegnano le Regioni e il governo ad elaborare specifiche linee di intervento sulla medicina di genere. Altrettanto interessante è la possibilità di avviare concretamente momenti di formazione universitaria, sulla base di un impegno volontario di importanti atenei e scuole di Medicina. La promozione della salute delle donne è un obiettivo strategico per l'appropriatezza delle cure e per la massima tutela della salute di tutta la popolazione. Essa è quindi misura della qualità – e quindi dell’efficacia ed equità- del nostro sistema sanitario. È un vero paradigma del livello di civiltà, democrazia e sviluppo di un Paese. Le donne, il loro mondo, la loro vita, la loro salute sono veri “indicatori del benessere” di una società nel suo complesso. E viceversa, le disuguaglianze nello stato di benessere e di salute delle donne intrecciano tutte le altre disuguaglianze, economiche, territoriali, sociali. Partire dalla formazione dei medici e degli operatori sanitari nelle università, anche sperimentando percorsi diversi, è dunque molto importante. Per questo mi auguro che il convegno di oggi ci offra ulteriori spunti sia per l'attività del legislatore che per la programmazione e l'azione del governo per far avanzare concretamente un sempre maggiore orientamento alla medicina di genere.
Marina Sereni, 2009-2015