Marina Sereni
Marina Sereni
<b>949</b> Ore. <b>22%</b> Totale sedute
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<b>55 </B> Missioni e incontri internazionali
20-09-2017
PRESENTAZIONE DEL LIBRO "XI JINPING: GOVERNARE LA CINA"
"SUPERPOTENZA ECONOMICA E POLITICA: L'ATTENZIONE DELL'ITALIA E DEL MONDO"
Edificare una “civiltà modernamente prospera entro il 2021”, investire in innovazione e nella modernizzazione infrastrutturale, anche con riferimento alle “tecnologie verdi”, trarre il meglio dalle esperienze di politica economica condotte in Occidente, cogliendo insegnamenti anche dagli errori commessi… La Cina come super-potenza economica e politica, con tutti gli onori e gli oneri che tale status comporta, gli anni della presidenza di Xi Jinping, il legame con l’Italia con cui condivide uno storico vivace intreccio di scambi nell’arte, nella letteratura, nella musica alimentato anche ai giorni nostri con una sequenza di visite in Cina effettuate dai nostri vertici istituzionali nell’ultimo biennio… sono state al centro del mio intervento per la presentazione del volume “Xi Jinping: Governare la Cina” alla sala Zuccari del Senato.

 

 

Presentazione del volume “Xi Jinping: Governare la Cina”

Mercoledì 20 settembre 2017, ore 15.00

Sala Zuccari – Palazzo Giustiniani

 

Intervento della Vicepresidente della Camera dei deputati,

 Marina Sereni

 

 

Buon pomeriggio a tutti e a tutte. E’ per me un piacere poter portare il saluto della Camera dei Deputati a questo importante incontro di presentazione del volume “Governare la Cina”.

La presidenza di Xi Jinping nell’ultimo quinquennio è coincisa con un periodo di straordinari e rapidi cambiamenti per la Cina. 

A colpire, prim’ancora che la performance economica, mantenutasi su livelli eccezionali se parametrati con i tassi di crescita medi nel resto del mondo, è soprattutto l’ampiezza del cambiamento tecnologico e del riorientamento produttivo del Paese. 

La pervasiva trasformazione digitale dell’economia e della società cinese ha fatto in breve tempo della Repubblica Popolare uno dei principali “provider” globali di innovazione, ricerca e sviluppo. Questa evoluzione, che è stata indubbiamente assecondata e pazientemente stimolata da apposite politiche governative, è congeniale a un disegno di lungo periodo finalizzato ad accrescere la produttività nei settori manifatturiero e dei servizi, collocando la Cina nei segmenti a più alto valore aggiunto delle catene di produzione globali.

È attraverso questo approccio di lungo periodo che la Cina si prepara a reggere l’urto della competizione in termini di costi di produzione e di salari da altre regioni del mondo che si stanno avviando lungo il sentiero dello sviluppo partendo da posizioni più arretrate. Basti pensare a certi Paesi del Sudest asiatico o, in prospettiva, dell’Africa sub-sahariana.  

Gli investimenti in innovazione e nella modernizzazione infrastrutturale, anche con riferimento alle “tecnologie verdi”, sono lo strumento individuato dalla leadership cinese per perpetuare la crescita economica  nazionale e distribuire la ricchezza tra la popolazione e nelle province meno avanzate nell’ovest del Paese. 

L’ambizione di Pechino, come si capisce leggendo i discorsi del suo leader, del resto, è anche quella di trarre il meglio dalle esperienze di politica economica condotte in Occidente, cogliendo insegnamenti anche dagli errori commessi e cercando con lungimiranza soluzioni a circostanze sfavorevoli con cui strutturalmente anche la Cina dovrà presto confrontarsi, dall’invecchiamento medio della popolazione, al degrado ambientale, al peso finanziario di un welfare crescente, fino all’esigenza di tutelare interessi economici e politici oramai di portata globale.

Il progresso tecnologico è, dunque, elemento centrale di questo insieme di politiche pro-sviluppo concepite ed avviate dalla Cina negli ultimi anni. Si pensi, a titolo esemplificativo, al progetto denominato “Made in China 2025”, che coinvolge imprese, università, centri di ricerca ed agenzie governative con l’obiettivo di rendere l’economia cinese leader mondiale nel cruciale settore ITC, sia nelle sue componenti hardware sia in quelle software.  

 Le opportunità per quei Paesi e sistemi produttivi che mostrano le maggiori complementarità con questi obiettivi di fondo della politica economica cinese sono ampie e molteplici.  Certamente ve ne sono per l’Italia, non a caso, per restare in esempio, impegnata con finalità affini nell’attuazione del piano “Industria 4.0”. 

Il nostro Paese coniuga una tradizione storica e un retaggio culturale assimilabili a quelli cinesi, e per questo motivo tanto più apprezzati a Pechino, un ingegno tecnico-industriale e una capacità di creare innovazione nelle tecnologie di prodotto e di processo con pochi eguali al mondo. Le prospettive per estendere i numerosi partenariati industriali già in atto tra diverse realtà produttive dei due Paesi sono significative ed assolutamente incoraggianti.

Italia e Cina, come è stato già detto dal presidente Grasso, sono, anche due superpotenze culturali, il cui patrimonio artistico desta ammirazione in tutto il mondo. Esse condividono una storia millenaria, segnata da un vivace intreccio di scambi nell’arte, nella letteratura, nella musica, nell’alto artigianato sin dai tempi più antichi. Ne parleranno gli altri relatori. Io aggiungo che la Cina per l’Italia e l’Italia per la Cina rappresentano un capitale enorme di sviluppo attraverso la promozione e la valorizzazione delle rispettive industrie culturali e creative, anche per trarre i massimi benefici dalla straordinaria ricettività turistica dei due Paesi.

L’impegno delle istituzioni italiane è quello di agevolare queste dinamiche, costruendo le premesse politiche ed economiche, affinché si possa concretizzare appieno un così vasto potenziale. La partecipazione italiana alla creazione delle cosiddette “Nuove Via della Seta”, attraverso l’iniziativa “Belt and Road”, riveste grande importanza, essendo l’espansione della connettività infrastrutturale, terrestre e soprattutto marittima, tra la Cina e il cuore dell’Europa un naturale e necessario corollario di questa attrazione sinergica tra mercati e sistemi produttivi, che non devono essere intesi come inevitabilmente destinati alla competizione, ma che possono e devono, su base di reciprocità e regole condivise, creare benessere e crescita per tutti.

In uno scenario internazionale mutevole e alla ricerca di nuovi elementi di stabilità, con crescenti segnali di possibili cedimenti nell’architettura multilaterale che ha retto la globalizzazione economica e commerciale degli ultimi 25 anni, la Cina è chiamata ad assumere responsabilità crescenti sul palco mondiale, sostenendo oneri commisurati allo status e alla potenza raggiunti. Tale assunzione di responsabilità nella governance globale non deve essere intesa esclusivamente nella sua accezione economica ma, anche, in quella politica e di sicurezza, contribuendo a mantenere un ordine internazionale pacifico e basato su regole condivise, a cominciare da quegli equilibri regionali della cui salvaguardia Pechino è chiamato ad essere uno dei principali custodi.  

Il “sogno cinese di rinascita nazionale”, ad un tempo grande obiettivo finale per la leadership cinese contemporanea e principale cifra suggestiva del messaggio pubblico del Presidente Xi Jinping, presuppone la piena maturazione della Cina come super-potenza economica e politica, con tutti gli onori e gli oneri che tale status comporta.  

Sotto il profilo interno, in questi ultimi cinque anni, il Presidente Xi ha dimostrato di saper mobilitare tutte le forze politiche, economiche e sociali del Paese in vista di questa finalità di lungo periodo e dei cosiddetti “obiettivi storici del doppio centenario”: nel breve periodo, l’edificazione di una “società moderatamente prospera” entro il 2021 (con raddoppio dei livelli di PIL nazionale e reddito pro capite rispetto al 2010, in tempo utile per i 100 anni del PCC); nel lungo periodo, il conseguimento di un’economia prospera e avanzata entro il 2049, a un secolo dalla fondazione della Repubblica Popolare. 

Il primo di questi due obiettivi si colloca idealmente al termine del prossimo quinquennio, nel 2022.  Sarà dunque compito del XIX Congresso del PCC, in apertura il prossimo 18 ottobre, delineare le linee guida essenziali che il Paese dovrà seguire per giungere con successo a questa prima, importante scadenza. Al XIX Congresso del PCC, d’altro canto, per le ragioni che ho prima richiamato, non può che guardare con estrema attenzione l’insieme della comunità internazionale. Da qui l’interesse per questo volume che oggi abbiamo l’opportunità di presentare con il contributo di autorevoli e competenti relatori e che ci permette di posare lo sguardo, aprire una finestra sulla Cina di oggi.

 

 

Marina Sereni, 2009-2015